I principi, la
storia, e...

Attività del centro
La figura, la vita
professionale,
gli scritti e...
Arte, musica, poesia,
teatro, filosofia, e...


Malattia e guarigione nella capacità di volere di intendere e di amare

Antonio Vitiello - Milano, 24/10/98



L'omologazione e la banalizzazione delle conoscenze e dei valori impone, a ogni essere umano che trova un granello di Verità, di custodirlo e difenderlo, come sacro fuoco dell'umanità'

Fino a Platone sapienza e saggezza erano termini coincidenti, solo con Aristotele cominciano a designarsi due aspetti del sapere, uno più in relazione all'uomo e l'altro più in relazione a Dio. Il primo rivolto alla conoscenza della verità, l'altro rivolto al conseguimento del bene. La medicina è una Scienza e la professione medica è l'esercizio di un'arte fondata su di essa avente come scopo il guarire. Guarire significa ritornare ad uno stato di equilibrio perduto, conquistare il massimo grado possibile di benessere in relazione alla individuale possibilità biologica e spirituale che ogni essere umano porta con sé. Il più debole del branco diventa pericolo per il branco e infine anche sua madre lo abbandona. Da questa economia naturale in sé perfetta si distingue, da qualche millennio, l'Uomo. Una originale creatura che ha sentito il limite della sua apparenza e che ha cercato una compiutezza che le mancava, ma che le apparteneva. Tutto il pensiero poetico, mitico, filosofico, scientifico e religioso della storia dell'umanità ha cercato di svelare il significato ultimo di questa particolare presenza, sottoposta al bisogno del diventare più che alla contemplazione del suo essere.

Il SAPERE, come conoscenza di ciò che è essenza e direzione delle cose e dei fenomeni, lascia il passo ad un sapere che conclude all'interno di un come che non si interroga più sul perché di ciò che è e di ciò che accade. L'ordine delle spiegazioni, capaci di dire come i fenomeni si producono, sono sempre meno in grado di spiegare perché si producono. Così la malattia e la sofferenza diventano eventi casuali, sprovvisti di senso, che appartengono solo ad un organismo e non ad un uomo con una storia e un destino. Lo sguardo medico non incontra più un essere umano, non legge una biografia e una vita, ma una patologia, dove l'oggettività dei sintomi non ha bisogno di essere rinviata ad un ambiente, a un ricordo, a un progetto, ma ad un quadro clinico in cui le individuali singolarità, propriamente umane, non pesano nell'analisi e nell'evoluzione della sofferenza, ma scompaiono in una grammatica di segni e di sintomi con cui il medico classifica predeterminate entità morbose. Noi non crediamo che l'Uomo sia una presenza qualunque del Creato, riteniamo, invece, che il senso della sua vita sia legato all'essere qualcosa che non è solo contemplazione di Dio, ma ricerca di Dio, sforzo che attraversa il fuoco del nascere e quello del morire e che si consuma in ogni atto di volontà, di pensiero e di amore che la vita conduce. Accanto all'uomo che cercava riparo e che scopriva il fuoco, c'era già l'uomo che osservava il cielo, disegnava il bufalo, e cercava leggi. C'era l'uomo che veniva rapito dalla magia e dalla bellezza, conquistato dal valore del simbolo e incantato dalla forza creativa e distruttiva della Natura. Allora comincia ad osservare e ad amare quella Natura e attraverso il rito e il sacrificio comincia a sedurla, attraverso la religione e la fede a possederla, e attraverso l'intelligenza del suo agire, ad imitarla. La Natura è stata la Grande Madre. Ci ha nutrito col suo latte di aria, di terra, di acqua e di fuoco prima che nostra madre ci nutrisse col suo. Ci è stata sempre maestra e amica. Ci ha insegnato a vivere e a sopravvivere. Ha scandito il nostro tempo e definito il nostro spazio, per garantirci la sopravvivenza e l'evoluzione. Ha salvaguardato la nostra massima possibilità biologica sottomettendoci a leggi eterne che reggono il nostro vivere e il nostro morire. "Dio perdona sempre, l'uomo solo qualche volta, la Natura mai !". Così diceva spesso uno dei miei amati maestri durante la visita dei nostri pazienti. Lo ripete ancora, con le parole di Paracelso stampate a caratteri cubitali su una parete dello studio romano dove ancora visita: "Ciò che coincide con la luce della Natura rimane ed ha forza, ma ciò che non concorda con essa è un labirinto che non ha ingresso né uscita sicura". La debolezza e la forza appartengono alla Natura del nostro essere umani ed entrambe competono alla nostra Necessità. Nella loro continuità di spazio e di tempo permettono di tenere legato il nostro Essere al nostro Non Essere. Rappresentano il passaggio, il ponte, il confine sul quale si fronteggiano le nostre due possibilità, i nostri due estremi: il Vivere e il Morire.


E. Montale affermò poeticamente ma senza alcuna paura di essere smentito dalla più superba Scienza che: "Il crepuscolo degli Dei cominciò quando l'uomo pensò di avere maggiore dignità di una talpa". La presunzione della medicina tecno-meccanicistica si proclama nell'ostinata intenzione di voler ridurre l'uomo ad una macchina, negandogli Intenzione, Accadimento e Storia. Il criterio aristotelico, che è quello logico che la Scienza moderna immagina di adottare ancora come criterio epistemologico della sua ricerca è quello che Hahnemann adottò. Il maestro e padre dell'Omeopatia, difese innanzi tutto il valore scientifico della sua scoperta, lottando strenuamente durante tutta la sua lunghissima vita contro i veri ciarlatani del suo tempo. In tutto il suo procedere di scienziato e di medico rimase fedele ad un procedimento assolutamente logico e scientifico che arrivava ad una verità partendo da un'esperienza e passando per una puntuale verifica sperimentale. La ruota fu inventata perché apparve evidente che una cosa scivolasse meglio su una superficie levigata e tonda, che su una ruvida e spigolosa. L'Omeopatia nasce dall'osservazione che la corteccia di China era in grado di provocare la malaria in chi ne veniva a contatto. Hahnemann partì da questa semplice analogia per costruire un metodo terapeutico fondato su leggi e principi. Un Metodo è un insieme di procedimenti fissi in grado di realizzare una ricerca. Un Principio è punto di partenza e fondamento di un processo e una Legge è "un principio con cui si enuncia o si riconosce l'ordine che si riscontra nella realtà naturale o umana e che si pone come guida di comportamenti in armonia con tale realtà". Quale Medicina rispetta questi requisiti di scientificità? La grande preoccupazione per l'umanità è il cieco procedere di un sapere solo tecnico che porta l'uomo a dimenticare l'Uomo. In ogni ambito umano attraversiamo un momento di grande smarrimento, mai sperimentato nella storia del mondo perché mai l'umanità si era venuta a trovare a vivere in un mondo trasformato, dalla tecnica, in un fazzoletto di terra. Un mondo in cui informazione e comunicazione annullano ogni riservatezza e ogni preziosità di spazio e di tempo, insidiano tradizioni e distruggono differenze; impediscono sedimentazione di verità ad ogni esperienza e sottraggono rivelazione e magia ad ogni sguardo. L'uomo cibernetico cresce e si inorgoglisce della strabiliante macchina umana che perfeziona. Ma la Scienza moderna si costituisce su un radicale rovesciamento dell'antico rapporto che esisteva tra uomo e natura. Non è più la natura ad essere aristotelicamente il fine, ma la tecnica stessa le si sostituisce proponendosi come miracolosa e sovrumana possibilità. La ricerca medica stordisce per l'impressionante qualità della sua analisi e per la stupefacente sottigliezza tecnica che utilizza, ma balbetta nel tradurre le sue conquiste in felicità e benessere perché l'oggetto del suo interesse rimane quella agitata e indecifrabile creatura che è un essere umano. I risultati di migliaia di centri di ricerca del mondo partoriscono ogni giorno teorie, cioè aborti di conoscenza, qualcosa che può essere smentito dopo dieci anni o un giorno senza suscitare scandalo. Le leggi vengono sostituite da surrogati statistici di verità e i principi da regole. L'uomo cibernetico che aspira a diventare amministratore e guardiano della creazione, fonda la sua conoscenza dell'Uomo su un terreno sabbioso. Ipoteca il futuro della specie che rappresenta su soluzioni provvisorie. Medicalizza l'umanità in nome di bisogni in gran parte inventati. La manipolazione genetica, la fecondazione artificiale, il trapianto di organi, la clonazione, assediano, insieme ai bastioni della vita, il senso profondo e unico di una vita.
Qual è il senso della vita di un uomo?

"La vita non ha un senso perché è essa stessa senso". Ogni uomo abita, con la sua vita, il senso profondo e unico che deve condurlo a Dio e a se stesso attraverso il compimento di ciò che gli compete, gli necessita e gli appartiene. La genialità di Hahnemann e il suo originale destino furono accolti in quel grembo fecondissimo dell'Amore per quello che cercava. Visse 88 anni e morì nel pieno delle sue capacità di volere, di intendere e di amare. Tutta la sua fondamentale impostazione dottrinaria e clinica resiste indisturbata alla critica della modernissima medicina tecno-meccanicistica e a quella della insulsa "moderna omeopatia" che parla attraverso la pubblicità e le rubriche dei rotocalchi, prostituita al profitto e all'ignoranza. Un medico è uno scienziato del medicare e "il suo primo compito, e il più elevato, è quello di ridare e di conservare la salute dell'uomo": primo paragrafo dell'Organon dell'Arte del guarire, il testamento scientifico e morale di Hahnemann e dell'Omeopatia.

Nella concezione marionettistica dell'uomo della medicina materialistica, capita di doversi riferire costantemente ad un uomo che è privo di vita, se il vivere di un uomo è il suo pensare, il suo sentire e il suo agire. La vita è quella che sentiamo scorrere, veloce e spontanea, nei mille rivoli dell'azione, del sentimento e del pensiero. La malattia è ciò che ci distrae da questa corrente dell'esistere, obbligandoci a piegarci e a riprendere fiato, talora a soccombere. La Vita e la Morte hanno senso diverso per ognuno di noi. E' per questo che siamo esseri unici e irripetibilit&érraggiungibili dal più sofisticato laboratorio e da ogni immorale clonazione. Il mio essere essenziale è in me indipendentemente da me. Mi abita per un progetto mio e non mio. Il numero di azioni, di emozioni e di pensieri che esprimo dal mio primo nascere al mio ultimo morire interagisce in modo inimmaginabile ed eterno con tutta la storia del mondo, e tutto ciò che mi determina e tutto ciò che io determino è incommensurabilmente prezioso e insostituibile per il Tutto. La vita è un ricamo di spazio e di tempo e in ogni angolo della mia tela c'è qualcosa e qualcuno, e la mia vita non ne è che il colore cangiante che corre instancabile tra il desiderio e il ricordo. Il ricordo: ….. una culla di cesto, becchi gialli di uccelli, gelsi maturi, umidi e sporchi; carezze, rimproveri; un abbandono, un viaggio in autobus e il vomito; l'attesa; la gioia di incontrare. Il tesoro immenso del ricordo affiora e riaffiora come memoria e impronta che ci determina e ci fa. Il ricordo del solco è per l'albero che ha nutrito e quello della spiga è per la pioggia che l'ha riempita, quello del ghiro è per il giorno e per la notte, per la fame e il piacere di accoppiarsi. Il ricordo dell'uomo è il pozzo senza fondo che contiene tutto il suo essere e il suo non essere, la sua speranza e la sua delusione. La vita è un essere e un ricordare ma è soprattutto un voler essere ciò che bisogna essere. L'uomo è l'unica agitata presenza dell'universo consapevole della sua incompletezza. Una monade in cammino verso la sua finitudine.

L'Omeopatia è una Scienza Medica Applicata che considera l'uomo da questo punto di vista! Mentre tutti si preoccupano di osservarlo nelle particelle subatomiche noi ci interessiamo di un uomo che si dispera, palpita, desidera. Agisce, pensa e ama.
L'ammalato è un essere umano impedito nel suo necessario cammino, il suo essere è inadeguato al suo bisogno e al suo desiderio. E' l'uomo che aspetta quando avrebbe bisogno di agire ed è l'uomo che agisce quando avrebbe bisogno di aspettare. La malattia è l'impedimento, il tradimento della nostra forza davanti alla nostra Necessità.
Un ginocchio gonfio che ci impedisce di camminare è come il dolore di un lutto che ci impedisce di vivere, è come un rancore che può separarci dal mondo e consegnarci ad un odio eterno e silenzioso, è come la timidezza che ci fa incerti nell'agire e timorosi del giudizio degli altri, è come la vanità che può illuderci e sofisticare la Bellezza. Sono tante le ombre dell'anima che inesorabilmente agiscono. Il respiro corto di un'asma ci obbliga a stare fermi e ci lega alla preoccupazione per noi stessi, così un'ansia che ci intrepida ci fa timorosi e incerti nel mondo. L'angoscia fisica e quella esistenziale sono la sofferenza più diffusa e profonda dell'umanità e nessuno se ne cura. Ansiolitici e antidepressivi non restituiscono la felicità La malattia nella capacità di volere, di intendere e di amare non è una triste invenzione poetica, ma la sofferenza più reale e profonda che può agire nella vita di un uomo. Sono tante le ombre dell'anima e tutte più o meno ci abitano.La paura ci impedisce di ragionare, l'avarizia ci nega quello di cui abbiamo semplicemente bisogno, l'essere compassionevoli ci lega al destino di una persona negandoci giustizia per noi stessi, l'impulsività ci impedisce di valutare la portata e le conseguenze dei nostri atti, l'invidia ci porta rammarico per un bene o una qualità di un'altra persona, l'introspezione ci incatena al nostro dentro e il fanatismo ci incatena ad un'idea, il rimorso ci tortura in una convinzione di non avere agito bene. La malattia alla pelle è una malattia superficiale, quella ai bronchi è già una malattia più profonda e quella ai reni, al fegato, al cuore è più profonda ancora. Ma il concerto stupendo del ritmo armonico funzionante di tutti i nostri organi ha bisogno di avere un senso e una direzione per avere significato. Le ali che tengono fermo nell'aria l'uccello pescatore in attesa del riaffiorare del pesce, non sono solo un miracolo di bellezza e di forza, sono braccia della volontà, della intelligenza e dell'amore che quell'uccello ha per la vita. La vita dell'Uomo è un'attesa attiva di qualcosa che lo completi. Le ombre dell'anima sono tutto ciò che ostacola il suo volo libero verso la verità, la totalità e la giustizia di se stesso. Sono la fretta, l'impulsività, la pigrizia, la noia; il disordine, l'intolleranza, la pignoleria; il sospetto, la nostalgia, il broncio; l'incostanza, la lentezza, la litigiosità; l'insolenza, la misantropia, l'estraniazione; l'eccentricità, la vigliaccheria, l'orgoglio; l'ostinazione, la scontentezza etc. etc. etc…
Tutto ciò che turba il nostro progetto esistenziale è malattia che si può esprimere attraverso innumerevoli forme, gradi e profondità, coerentemente alla capacità e alla forza del Principio Vitale che ci anima e che ci sorregge e che cerca comunque di spingerci verso la nostra massima possibilità, la nostra più intima necessità. La più intima necessità di mio nonno contadino era seguire le stagioni al ritmo del lavoro e del raccolto, piacere a mia nonna che amava in silenzio, vedermi crescere e raccontarmi la sua vita. La malattia che gli vedevamo nei bronchi e nella tosse che al mattino gli squassava il petto non gli fu penosa come la rigidità delle ginocchia che gli impediva di potare i rami più alti della sua vigna. Ogni uomo ha il suo campo da coltivare e il suo nutrimento da raccogliere. Il campo è quello immenso della vita con tutti i soli, i temporali e i venti delle stagioni, il nutrimento è la soddisfazione di ogni istante. Un'antica parabola chassidrica narra che nel giorno del giudizio non ci verrà chiesto perché non siamo diventati Buddha, Cristo o Maometto, ma perché non siamo diventati noi stessi. Ogni essere umano ha la responsabilità del poco o del tanto di se stesso che lo lega agli altri e al mondo. Il suo contributo di ritmo e di armonia concorre alla grande sinfonia dell'universo e dell'eternità. Il rimedio omeopatico è uno strumento dinamico a volte straordinario di cambiamento e di conversione alla giustizia della nostra necessità e nella sua naturale forza e istintività è la sua magia e il suo potere di agire. Il veleno di un serpente contiene anche il veleno dell'anima del serpente e il veleno di un'anima è in grado di convibrare con lo squilibrio di un'altra anima e di ricondurlo al ritmo armonico che quelle corde possono dare. Non si guarisce solo con l'Omeopatia. Stimoli vitali buoni sono nella vAta e nel mondo come quelli cattivi che ci ammalano e ci offendono. La salute e la malattia si misurano rispetto alla distanza che ogni essere umano ha dall'uomo e dalla donna che vorrebbe essere. Inseguire con amore, convinzione e intelligenza quello che ci manca è la via maestra di ogni possibile e necessaria guarigione per noi e per il mondo.


Bibliografia

S. F. Hahnemann "Organon dell'Arte del guarire" Ed. CEMON NA 1981.
Lezioni di P. T. Paschero Ed. CEMON NA 1996.
N. Abbagnano "Dizionario di Filosofia" UTET 1997.
N. Abbagnano "Storia della Filosofia" UTET 1997.
Hans Jonas "Tecnica, medicina ed etica" EINAUDI 1997.
Wulff-Pederson-Rosemburg "Filosofia della Medicina" CORTINA 1995.
U. Galimberti "Il corpo" FELTRINELLI 1995.
R. Dahlk "Malattia linguaggio dell'anima" MEDITERRANEA 1996.
Vineis "Modelli di rischio" EINAUDI 1996.
Karl Jaspers "Il medico nell'età della tecnica" CORTINA 1981.
S. Natoli "L'esperienza del dolore" FELTRINELLI 1992.
Michel Bounan "Istigazione all'autodifesa" ED. IL MOLINO DELLE ARMI 1996.
Michel Bounan "Le temps diu Sida" ED. ALLIAS PARIS 1993.

 
 
Torna alla Homepage