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PASOLINI ED IL VANGELO


Vivere da uomini
è vivere significativamente,
è porre l'esistenza
in attitudine di conversione permanente:
dalla staticità pigra alla dinamicità zelante,
dall'egoismo all'altruismo,
dall'avidità alla generosità,
dal comodismo al sacrificio,
dal conformismo del gregge all'autenticità responsabile,
dalla quantità dei beni alla qualità della vita,
dalla schiavitù alla libertà,
dal ripiegamento all'ablatività,
dall'avere all'essere,
dall'Io a Dio.
Questo passaggio da. . . a. . .
è la Pasqua dei nostri atteggiamenti profondi
che esigono di incarnarsi nei piccoli gesti del quotidiano.
E questi vanno compiuti
con l'amore di chi sa
che non è quello che si fa,
ma come si fa
che vale
e che resta.
(Sabino Palumbieri)


L'Arte è fermare uno sguardo Eterno su ogni manifestazione del Verbo


Le maggiori caratteristiche della nostra Scuola sono i fondamenti stessi del suo insegnamento:

1) Trasmettere un Metodo terapeutico legato alla applicazione di una Tecnica e al miasmatico.

2) Studiare l'Omeopatia avendo come riferimento un concetto di Uomo costituito di Corpo, Anima e Spirito, e un concetto di malattia come interruzione di quel percorso che conduce l'uomo al massimo della sua possibilità biologica e spirituale. La maggioranza delle scuole di Omeopatia crede di insegnare un metodo, ma il risultato che ottiene non è quasi mai quello che permette di muoversi all'interno di una conoscenza logica, seguendo Leggi e Principi fissi, aspettando quel risultato che si ritiene possibile e necessario per la guarigione. La maggioranza delle scuole di Omeopatia riduce, nel migliore dei casi, a due i fattori umani del nostro secondo presupposto ; di fatto escludendo ciò che appartiene allo Spirito. In ciò tradendo inevitabilmente il criterio vitalista del fondamento Omeopatico .Lo Spirito è qualcosa che partecipa al dinamico e allo statico dell'uomo, al suo momento creativo e al suo destino. Ci collega a Dio lasciandoci, a un tempo, libertà infinita. Lo Spirito ( Spiritus : "soffio, respiro") è definito come "Principio Immateriale che ha la sua manifestazione più pura in Dio. Principio religioso, morale, intellettuale di cui l'uomo è in vari modi e in varia misura partecipe e attraverso il quale si eleva al di sopra del suo limite materiale".In Cartesio assume il significato di sostanza pensante , che designa l'intelletto e la coscienza che l'uomo ha di sé, in quanto pensiero contrapposto alla materia.
In Leibniz è la forma più alta assunta dalla monade , è l'anima umana ragionevole che permette all'uomo di giungere alla conoscenza di sé stesso e delle verità eterne.
In Kant designa la facoltà creativa e originale del pensiero che, libero da condizionamenti gnoseologici, produce il bello nell'opera d'arte. In Hegel lo Spirito designa la realtà assoluta e sovraindividuale, manifestazione dell'idea o ragione infinita che sottende la Storia. Distingue lo Spirito soggettivo come consapevolezza di sé nel singolo individuo, lo Spirito oggettivo come la consapevolezza di corpo sociale e lo Spirito assoluto nella più elevata consapevolezza che raggiungono l'arte, la religione e la filosofia. Nella fede e nella teologia cristiana lo Spirito Santo è il principio di salvezza e di profonda trasformazione morale dell'uomo, attraverso il quale si manifesta e si sviluppa l'azione e la potenza della Grazia divina.
Per noi , sostanzialmente, lo Spirito è il" luogo" dove corpo e anima trovano significato.
L'Uomo non è una qualunque presenza dell'Universo. Se pensassimo questo probabilmente non saremmo qui. Saremmo medici che conoscono il curare e il guarire come qualcosa che appartiene unicamente al fisico e al funzionale. Il Principio Vitale ridotto a causalità spaziale, a movimento senza direzione, a forza senza intenzione, l'Uomo a una comparsa senza "anima", senza archè, senza entelechia, senza daimon, senza vocazione, senza intenzione. Senza quello che possiede il più piccolo albero del bosco e la più tranquilla delle onde del mare. Senza quel "fine ultimo " che Hahnemann definì come "l'approssimarsi a Dio", " attraverso lo sperimentare sensazioni che permettono di assicurare la felicità, eseguire azioni che esaltano la dignità, acquisire conoscenze che abbracciano l'Universo". Il resto dell'insegnamento che ci rimane è un percorso lungo che faremo sempre più insieme, dandoci e donandoci il meglio che ognuno di noi saprà attingere da quel pozzo senza fine che è la vita. La conoscenza dell'Uomo non può prescindere dalla conoscenza degli uomini e di tutto ciò che loro appartiene. Quando avremo conosciuto ogni parte di quest'uomo Universale avremo per noi una scintilla Pura della Luce. Ma questa conoscenza vuole che guadagniamo prima quel costitutivo di noi stessi che è la distanza da noi , perché così possiamo aprire lo spazio per l'Altro, a quell'altro che, a nostra insaputa, già ci abita.
Vi renderete conto che questa lezione è, per me, un po' particolare, testimonia come la mia vita, la vostra, quella di ogni paziente e di ogni uomo , è una vita che cambia ad ogni angolo girato e che ogni angolo e ogni attimo nascondono segreti preziosi che ci tocca osservare, comprendere e , possibilmente amare. La vita e il mondo sono ricchi di bellezza e di bene! Su questo piano di coordinate stabiliremo la qualità della vita e la gravità della malattia : la distanza tra l'Essere e il non Essere, tra il nostro Io essenziale e il nostro Io esistenziale , tra la Luce e l'Ombra.
Marguerite Yourcenar scrisse, in quel libro meraviglioso che è "Memorie di Adriano" : "Il grafico di un'esistenza umana, checché se ne dica, non si compone mai di una orizzontale e di due perpendicolari, , ma piuttosto di tre linee sinuose, prolungate all'infinito, ravvicinate e divergenti senza posa, che corrispondono a ciò che l'uomo ha creduto di essere, a ciò che ha voluto essere e a ciò che è stato".
La crescita, la comprensione, appartengono ad ognuno di noi e percorrono tragitti molto individuali e non sempre lineari, ma tutto, tutto quello che accade ha il suo peso e il suo senso. Raggiungere questa umiltà è l'augurio più grande che possiamo fare a noi stessi .
Quello che ci tocca adesso è un percorso di perfezionamento che sarà lungo quanto la nostra stessa vita e che attraverserà ogni possibile confine; percorrerà le strade più divaricate, quelle più inaspettate, anche quelle più dolorose che son quelle che, spesso, conducono più vicino al centro. Tutta l'esperienza del genere umano è preziosa, ma soprattutto ciò che incarna quell'idea di uomo che più somiglia a Dio .
Ogni percorso è personale e quindi ognuno lo troverà occupato soprattutto da ciò che più gli appartiene. Tuttavia la Verità Universale sarà sempre al di sopra della nostra particolare verità, perciò quanto più posto faremo all'Altro, tanta più conoscenza di quello che non siamo , ci completerà. Io sono stato molto rigido nel mio percorso spirituale, per questo è stato un percorso poco spirituale. Il vero senso delle cose è comprensibile all'interno di un processo di accoglienza che ne nobilita il contenuto, gli restituisce dignità , gli riconosce caratteri di realtà ma anche di eternità. Questo è il vitalismo che ci tocca affermare!

L'ARTE è la forma più completa della Poesia , della Scienza, della Musica e dei ciottoli del mare. Vederla è dono di Dio. Ma mi piace anche ricordare ciò che Minerva disse a Ulisse : "Gli dei non fanno mai per gli uomini ciò che gli uomini devono fare per sé stessi". Tocca a noi cercarla!
La vita, la salute, sono all'interno di una volontà divina che viene rispettata e soddisfatta, e che è in noi. L'Errore, la malattia, è nell'ostacolarla, nel negarla, nel fuggirla, nel rimandarla. Nel morirla. La Sofferenza è sforzo che cerca Armonia e Ritmo. L'armonia e il ritmo dell'Universo, che sono fiato di Dio. Ovunque questo alito respira cerca il ritorno a Lui.
Nello squilibrio del Principio Vitale resiste l'intenzione-bisogno di ritorno al ritmo , all'armonia, alla contemplazione. Il ritorno ad una condizione di perfettibilità, di intenzionalità; di desiderio del Bene e del Bello. Di desiderio di Dio. Del Dio-Nostro possibile. Di quello che ci appartiene. Che è già nostro. La salute che ci compete è quella che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, anche conoscendoci e amandoci. Tutto questo è salute perché ci ha aiutato ad essere più felici. Il nostro demone ha spinto perché voi e noi potessimo essere qui. Vi confesso che solo oggi, dopo tanti anni, ho compreso veramente, per la prima volta, le parole che ascoltai dal nostro maestro Ortega, durante un seminario della L. U. I. M. O. a Roma , nell'inverno del 1983 : "Voi non siete qui per caso !"
Quello che ci tocca adesso, è una costante applicazione del metodo che abbiamo appreso, perché questa è l'unica strada per giungere ad una vera condizione artistica del curare che passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento di cosa , ogni volta , bisogna curare. E non mi illudo che possa bastare tutta nostra vita per capire questo sempre.
Ci sono molte occasioni e molte forme per comprendere l'essere umano.
All'interno delle specificità di ogni uomo risiedono i punti di maggiore incomprensione, ma anche quelli di maggiore interesse perché rappresentano quello che ci manca . Importante è essere umili . Tutto ciò che non appartiene al nostro essere in qualche modo ci è estraneo, difficile da accettare, da comprendere, da amare. Quasi sempre siamo convinti che non abbia molto valore , o che ne abbia troppo , o che non ne abbia affatto. A seconda del miasma che ci domina in quel momento. Il maestro Paschero ci suggeriva di ricordare sempre ("Sempre, sempre, sempre!") che "tutto il Bene e il Male del mondo sono anche in noi" . Esiste un piano dell'esistenza dove questa difficoltà si trasforma in vera Comunione con Dio. E' un piano di assoluta soddisfazione , di salute perfetta; di invulnerabilità completa , di consapevolezza estrema. Dove "la pietra che uccide e il pezzo di pane che sfama, hanno esattamente la stessa virtù "(S. Weil). Questo piano può essere intellettuale , emozionale o contemplativo . Nell'Arte, nella Poesia , spesso questi tre piani si fondono in una sintesi che non è più umana ma divina. Divina "Luce del mondo" .Qui si incontrano l'Essere e il non Essere . Questa Comunione è l'incontro che avviene ogni volta che riusciamo ad essere lì e in nessun altro luogo del tempo e dello spazio, felici di esserci. Se questo potesse avvenire sempre, ogni giorno e ogni attimo della nostra vita, non avremmo altra strada da fare. Ma questo non ci appartiene, non è nell'Umana natura. Ci compete, invece , come uomini , e come medici ancora di più, comprendere dove e quando questo incontro è possibile e lì condurre e condurci. "Imparare a pensare !" Era il titolo di un articolo di padre Ernesto Balducci pubblicato da "Avvenimenti" , ai tempi della guerra del Golfo, poco prima della sua tragica morte. Si riferiva alla "bomba intelligente" che gli esperti militari americani , assieme alla grande stampa mondiale a ai mass media di tutto il mondo che conta, pubblicizzavano, narcotizzando il pianeta . I napoletani, nella loro musicale e ingenua esorcizzazione la chiamarono "Carmela". Umanizzandola la resero capace di commuoversi e di ritornare indietro, spaventata dal terrore di occhi di bambini e di vecchi innocenti. Imparare a pensare è la lezione più necessaria in questa epoca di offuscamento della ragione critica e di affermazione di una ragione livellatrice e omologante . Imparare a pensare è la grande lezione che la filosofia suggerisce , è il fondamento e il presupposto della sua necessità. Per questo è per noi materia di studio più delle altre. "La filosofia è l'uso del sapere a vantaggio dell'uomo"(Platone), "Scienza della relazione di ogni conoscenza"(Kant).
Ogni aspetto della realtà racchiude il senso che la Natura Universale ha stabilito debba contenere. Ogni aspetto della realtà asseconda la sua entelechia. Esiste per essere lì senza condizioni. Il sasso e il fiume non si chiedono il senso della loro esistenza e né il sasso né il fiume chiedono di diventare foglia. Solo l'uomo si dibatte nella ricerca del suo senso Ultimo, eternamente avido di una Verità che potrà appartenergli solo in parte e solo ogni volta che riuscirà a leggere, , tra le pieghe dell'apparenza. Lì, dove veglia e aspetta l'essenza. Ho sostenuto che ognuno di noi, se è ancora qui, è perché vuole continuare a condividere una visione , non un semplice progetto .Una visione è qualcosa di molto impegnativo, qualcosa che ci obbliga ad un cammino faticoso ma sempre più lieto, felice e leggero, a mano a mano che l'amore per questa Verità riesce a portarci fuori dagli ambiti ristretti che sono stabiliti per le cosiddette "scienze", fosse anche quella " omeopatica". Il medico che cura solo la malattia ha rinunciato alla sua visione e non immagina visione alcuna per i suoi pazienti. E'come il contadino che semina il grano senza immaginarlo maturo e poi nutrimento, e che non gode del suo campo e delle stagioni che passano e ritornano. La visione appartiene a ogni uomo che vive in un sentimento positivo, di attitudine al Bene, di sensibilità al Bello, di commovente attesa per il massimo possibile del suo Piacere necessario.

Spero possa essere interessante per voi una lezione che parta dalla riflessione su un film di Pasolini .Perché un film ? Pasolini stesso definì il cinema : "non solo un'esperienza linguistica, ma proprio in quanto ricerca linguistica, un'esperienza filosofica". Affermò che il primo linguaggio dell'uomo è il linguaggio della sua azione, della sua presenza nella realtà e nella vita e che il cinema non è che la riproduzione di questo primo linguaggio umano, del linguaggio dell'azione. "Facendo il cinema riproduco la realtà e quindi sono immensamente vicino a questo primo linguaggio umano che è l'azione dell'uomo che si rappresenta nella realtà e nella vita". "Penso che il cinema non sia né una tecnica né un linguaggio, ma una vera e propria lingua dove la parola, i segni linguistici sono arbitrari e convenzionali, come in tutte le lingue. Il montaggio, poi, rappresenta il momento di libertà linguistico".
Pasolini fu sempre artista. Nel cinema come nel Pensiero e nella Poesia. Distinse "il cinema di prosa da quello di poesia" su un piano solo tecnico e non di valore, sostenendo che nel primo l'autore è solo romanziere, nel secondo è poeta quando il suo stile diventa protagonista. Pasolini fu assolutamente originale oltre che dirompente. Artista nel contenuto come nello stile!
L'Omeopatia sappiamo essere sostanzialmente una medicina Umanista , e il nostro interesse per l'uomo va molto al di là del suo essere corporeo e del suo stesso essere dinamico. La sofferenza e la salute sono nell'affetto, nell'intelligenza, nella volontà. Tre piani non riducibili a puri epifenomeni cellulari. Tre piani che stabiliscono la nostra relazione di soddisfazione con noi stessi e il mondo. Tre piani che concorrono a realizzare ogni momento di felicità, di verità, di vicinanza con Dio. L'Arte è la scoperta dell'essenza , la concretizzazione dell'Idea. Ogni Opera d'Arte è un momento di Creazione , di rivelazione, dove l'emozione, il pensiero , il coraggio, diventano artigiani della Verità , della Bellezza, della Speranza. Pier Paolo Pasolini è stato un grande poeta, un visionario, un uomo di Dio .Alla sua morte Moravia ne disse: " un poeta di quelli che ne nascono uno o due in un secolo". "Creatore delle Poesia civile". "Poeta che univa il Conoscere all'Amore". Pasolini fu innanzitutto un uomo libero, condizione indispensabile per essere Pensatore, visionario e genio. Marxista e uomo di Dio , come il suo Cristo.Il film che vedremo è "Il Vangelo secondo Matteo", primo film italiano a ricevere il premio O. C. I. C. dall'Office Catholique International du Cinèma e che fu dedicato dal suo autore comunista , alla memoria di un papa : Giovanni XXIII. Suscitò lo stesso furor di popolo che qualche anno prima era seguito alla presentazione di "L'Accattonne" e , soprattutto di "La ricotta". Due film scandalo per il perbenismo cattolico di quei primi anni sessanta .
IL primo terminava con un ladro (Balilla) che , in manette , tracciava una croce fatta meccanicamente in direzione del cadavere di Accattone, tutto sulle note di"La passione secondo Matteo " di J. S. Bach.
Il secondo con la morte di "Stacci", una affamata comparsa che recita la parte del buon ladrone in un film sulla Passione; muore in croce, dopo aver ingurgitato , con la fame eterna di tutti i miserabili del mondo , una ricotta.
"Il Vangelo secondo Matteo " ottenne un'accoglienza molto simile nell'altra grande chiesa partito del tempo: il P. C. I. e i suoi cespugli intellettuali.
Fu grande la libertà di quest'uomo che nel giro di pochi anni riuscì a scandalizzare i cristiani prima e i marxisti dopo, in un'Italietta che non sapeva e, credo non sappia ancora, esprimere molto di più. Un borghese che preferiva parlare solo con proletari o intellettuali, e che lapidariamente liquidò la borghesia italiana come la " più ignorante d'Europa". Fu lui che definì l'uomo medio " un mostro, un pericoloso delinquente; conformista, colonialista, razzista,, schiavista e qualunquista".Macigni insopportabili per la sottocultura dominante, la stessa che , dieci anni dopo, lo avrebbe assassinato. Puntuale, polemico e provocatorio, ma sempre gentile, lucido e originale nella difesa della sua convinzione.
F. Fortini, un intellettuale scrittore che collaborava, con Pasolini a "Officina", rivista di pensiero marxista degli anni cinquanta, dopo aver avuto un lungo e aspro confronto con Pasolini , molti anni dopo ammise: ". . non capivo, ossia non volevo capire che egli doveva obbedire ai suoi demoni interiori e che, qualsiasi disciplina, anche di un minimo gruppo, gli era estranea" .Un'altra considerazione per noi ancora più interessante è quella che Tullio De Mauro espresse su " Nuova Generazione" in uno splendido articolo pubblicato su un numero della rivista dedicato quasi interamente a Pasolini intitolato " Pasolini un anno dopo" : "Pasolini si apre la strada a riconoscere in chiave teorica la validità della sua esperienza di artista e di essere umano, voglio dire l'esperienza dell'unità profonda del senso, dietro la eterogeneità dei mezzi espressivi. Mezzi anche abbastanza scaltriti e male utilizzati, ma con i quali egli cercava di dirci che ciò che conta è il senso, il grado e il modo di partecipazione vitale alla realtà sociale, e che rispetto al senso, i segni dei vari possibili codici sono strumenti ed espedienti. Come espediente è l'azione stessa, lo stesso modo di vivere e di comportarsi". Il cinema, come la poesia di Pasolini , sono espressioni della profonda libertà del pensiero di un uomo veramente rivoluzionario, irruente nella novità delle sue idee e delle sue provocazioni, impressionante per l'acume critico e per la vastità dei suoi interessi, profetico nell'anticipazione dei tempi che viviamo. . Un uomo di Dio, perché rispettò la Sua Luce fino in fondo, anche nella sua tragica e violenta morte. "Il Vangelo secondo Matteo" esce nel 1964 dopo la cosiddetta "trilogia popolare " rappresentata da "L'Accattone", " Mamma Roma" e "La Ricotta"; films dove la vita dei protagonisti è vissuta senza la coscienza di essere vita e dove solo la morte riesce ad affermarla come tale. Prima dei cosiddetti films intellettuali : "Teorema", "Salò", "Porcile". Prima della cosiddetta "Trilogia della vita" composta dal "Decamerone", "I racconti di Canrerbury e "Il fiore delle Mille e una notte". Lontano anche dal Pasolini più complesso, l'ultimo , quello della rivisitazione dei miti , di "Edipo re" , "Medea" e " Appunti per un'Orestiade africana", films dove, al contrario, la vita è estrema coscienza e ricerca di nuova coscienza.
Il film nasceva dalla dichiarata non cattolicità di Pasolini; dalla lettura di Dostoevskij e di Shakespeare a quattordici anni ; dagli scioperi dei braccianti friulani intorno agli anni quaranta ; dalla "religione rustica" dei suoi contadini friulani ( "le loro campane, i loro vesperi"). Pasolini dichiarò che aveva letto solo due volte il Vangelo: nel '43 (a 21 anni) e nel '62, un anno prima della pubblicazione del "Il Vangelo secondo Matteo" .Non credette mai nella divinità di Gesù Cristo, almeno non secondo il senso tradizionalmente cattolico o cristiano. " E' solo perché ero così poco cattolico che ho potuto AMARE il Vangelo e farne un film". Fu la risposta a tutte e due le parti che allora gli si schierarono contro : quella marxista ortodossa "intellettuale" e quella cattolica integralista. Pasolini volava molto in alto. Era un poeta. Senza recinti: ". . posso stare meravigliosamente bene tra cattolici intelligenti. Non riesco a sentire il mondo manicheisticamente". Allo stesso tempo il suo Cristo fu quello più anticonformista e più scandaloso: ". . non vengo a portare la pace, ma la spada !" "Non vengo a unire, ma a dividere". "Il Vangelo" fu una sfida, una discesa in campo sul grande pregiudizio politico, ideologico e religioso. Consapevole di esporsi alle critiche più estreme , perché il potere, nelle alte sfere, era ben solido nelle reciproche pregiudizievoli "verità"; l'accettò proponendo quel Cristo che, mentre porge l'altra guancia , caccia via i mercanti dal tempio .Un Cristo stalinista fu scritto . Ma per Pasolini Cristo era solo Cristo. Né cattolico né marxista. "Ritengo valido l'insegnamento del Vangelo come paradigma di rigore assoluto, di esigenza che non accetta nessun compromesso. Come modello di pensiero insieme assolutamente coerente e assolutamente libero. Come esempio di predicazione di un amore non sentimentale (né paternalistico né "fraternalistico")".Considerò che l'incontro tra marxismo e cristianesimo avvenisse naturalmente ogni volta che i cattolici diventavano più cristiani e ogni volta che i marxisti rinunciavano agli elementi irrazionalistici di cultura borghese, più o meno elaborati, che essi credevano di aver superato e che credevano perfino di combattere .Tutti gli intellettuali di quel tempo erano figli, in qualche modo, della borghesia italiana e quasi tutti erano di sinistra. Dal dopoguerra in poi la destra non ha mai avuto un intellettuale vero in Italia, anche questo ha contribuito alla povertà culturale che viviamo oggi. Anche Pasolini era un figlio della borghesia: il padre era ufficiale dell'esercito alla fine degli anni trenta, la madre una donna nobile che lo accompagnerà bene per tutta la vita e che Pasolini adorava. Ma Pasolini era anche figlio del suo demone, come tutti gli uomini. E un suo demone dominante era una particolare esigenza di onestà intellettuale che gli consentì di ascoltare sempre anche l' " Altro". Ascoltare non vuol dire leggerlo, conoscerlo, studiarlo, ma è un'attitudine di più sincera disponibilità , è una ospitalità operosa e feconda che ci consente di accoglierlo desiderando la verità.
Siccome il compromesso era il più grave peccato del suo " Vangelo", il più grande nemico di Pasolini fu la borghesia: ". . il grande nemico di Cristo non è il materialismo comunista, ma il materialismo borghese . Il primo è teorico, filosofico, speculativo, e comprende quindi i momenti più assoluti della religione, il secondo è totalmente pratico, empirico, strumentale, esclude come contrario a sé stesso ogni momento sinceramente religioso o conoscitivo del reale, e lo accetta solo se finto , secondo i vecchi canoni dell'ipocrisia. L'ateismo di un militante comunista è fior di religione di fronte al cinismo di un capitalista: nel primo si possono sempre trovare quei momenti di idealismo, di disperazione, di violenza psicologica, di volontà conoscitiva di fede - elementi sia pure disgregati di religione - nel secondo non si trova che Mammona". Solo chi conosce bene la situazione italiana di quegli anni può capire fino in fondo questo disprezzo viscerale di Pasolini per i borghesi e quindi la radicalità antifilistea e antiprofana del suo Cristo. La storia è maestra di vita ma bisogna comprenderla! Pasolini era un uomo nel pieno della sua passione politica; frenetico, instancabile , onnipresente. Quasi a predire la sua non lontana morte. Direi . . per suggerimento del suo demone interiore. La responsabilità della sua vita la ripropose in una responsabilità per il mondo nel quale viveva. E non c'è migliore azione politica! Non conosco, oggi, nessuna altra azione politica !
La borghesia rappresentava la passività consumistica, avida solo di beni, di piacere ignorante. Che distruggeva le radici profonde dell'Uomo. Il potere solo economico che decideva delle sorti dell'Umanità. La più grande e sincera preoccupazione di Pasolini era l'annullamento dell'identità personale, l'omologazione del vivere e del sentire secondo un modo "falsamente democratico e di stampo americano" . In questo vedeva lucidamente il grande e definitivo rischio di annullamento del senso più vivo e moderno della tradizione .

"Il Vangelo secondo Matteo" esce, dopo un anno di assiduo lavoro , nel 1964. Le musiche sono di Bach, Mozart, Prokofief, Werben, "Missa luba"congolese, negro spirituals e canti rivoluzionari russi riarrangiati da Louis Bacalov. La sacralità delle musiche integra tutte le altre sacralità del film. Dopo un "Sopralluogo in Palestina" il regista sceglie di girare il film nell'Italia meridionale: tra i "sassi" di Matera, le campagne e le montagne di Calabria, Puglia e Lazio, rimaste più fedeli ai luoghi della antica Palestina, meno violentate dal progresso .
A pochi giorni dall'inizio delle riprese non aveva ancora deciso a chi affidare il ruolo del protagonista. Evtuscenko, Jack Kerouac, A. Ginsburg, furono tutti presi in considerazione perché simboli di qualcosa che lui condivideva. Ma non ne fu mai molto convinto. Inoltre sostenne sempre che la scelta dei suoi attori passava sempre attraverso un filtro personale che gli impediva di sovrapporre "un'altra coscienza" alla sua . I suoi attori erano spesso completamente privi di coscienza intellettuale, e non solo quando appartenevano a quella sua privilegiata umanità proletaria, quella delle borgate romane o delle campagne meridionali. Il Totò di "La terra vista dalla luna" confessa timidamente di non sapere quale, esattamente, fosse stato il senso di ciò che in essa aveva rappresentato.
Il protagonista de "Il Vangelo" fu trovato solo pochi giorni prima dell'inizio delle riprese. Del tutto casualmente. Fu scelto un giovane catalano studente di letteratura che aveva scritto un saggio su "Ragazzi di vita" . Era venuto a Roma solo per conoscerne personalmente l'autore . Aveva i tratti del viso particolarmente scavati e lunghi come quelli dipinti da El Greco.Si chiamava Enrique Irazoqui. Pasolini decise all'istante che quel ragazzo sarebbe stato il Cristo del suo film. Tra gli altri interpreti molti intellettuali allora nascenti , soprattutto nella schiera degli apostoli ("antichi portatori di sapienza") : Enzo Siciliano,Alfonso Gatto, Natalia Ginsberg . Susanna Pasolini, madre di Pasolini, nella veste di Maria anziana rafforzò non poco l'identificazione del regista col suo Protagonista. La macchina da presa , spesso portata a spalla, fu quasi costantemente alle spalle di Gesù, lo seguì come un altro apostolo.Il bianco e il nero realizzano "raffinati impasti di grigi" in sequenze talora convulse di gesti, parole, impeti; requisitorie spietate e inflessibili si alternavano a solenni estasi silenziose.
Il film rappresenta un momento cruciale del percorso intellettuale di Pasolini. Non un semplice rimettersi in discussione in un apparente dogmatismo antireligioso, ma una grande occasione di confronto tra la sua propria lucida coscienza storica di intellettuale marxista e il suo profondo senso religioso. Quello che trasudava da tutta la sua poesia e che si incarnava nella millennaria, elementare cultura degli "umili", era il senso del sacro. La sacralità della vita sancita dalla ineluttabilità della morte: ". . avrei potuto demistificare la reale situazione storica, i rapporti tra Pilato e Erode, la figura di Cristo mitizzata dal Romanticismo, dal Cattolicesimo e dalla Controriforma. Avrei potuto demistificare tutto, ma poi, come avrei potuto demistificare il problema della morte ? Il problema che non posso demistificare è quel tanto di profondamente irrazionale e quindi religioso , che è nel mistero del mondo". Pasolini confesserà al suo produttore Alfredo Bini che "il Vangelo" fu frutto di una sua "furiosa ondata irrazionalistica". "Voglio fare un'opera di poesia rischiando anche i pericoli della esteticità. Tutto questo rimette in discussione tutta la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe incomprensibile che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi di mettere in gioco qualcosa". Pasolini rimise in gioco la sua vita, e la sua coscienza. Ma tutto questo era assolutamente ovvio per lui, non semplicemente necessario. Questa è la differenza tra un Poeta e un uomo comune.

Quale insegnamento da questa lezione che ho sentito, dopo quattro anni, la prima veramente mia, perché nata dalla necessità di aggiungere, a quello che mi hanno insegnato, quello che più mi apparteneva .Quello che ho amato, quello che mi ha cresciuto. Quello che doveva essere rivisitato affinché portasse frutti migliori. La vita di tutti, e quindi anche la mia, è come un fiume che scorre tra mille rivoli e mille insenatute ; tra profondità, attriti e ristagni, e che infine arriverà al suo mare .
Il nostro mare, come uomini, è la nostra completezza di esseri umani. Il nostro mare come medici è l'amore per quello che facciamo ogni giorno . Questo amore non è così semplice da acquistare. Ci è chiesto un prezzo che, spesso, è difficile pagare : i nostri "valori", i nostri pregiudizi, le nostre certezze, i nostri dogmi; soprattutto le nostre "sicurezze".
Pasolini intese la sacralità della vita nell'esperienza di ciò che ci appartiene al di là del mistero della morte. Questa Sacra vita è nel bene che bisogna cogliere in tutta la sua possibile pienezza per assolvere "quell'elevato fine" che contiene. Questa responsabilità verso noi stessi esige un'attitudine costante di disponibilità a crescere nel cammino della comprensione e dell'accoglienza. Questo ci consentirà di arrivare dietro gli occhi di un uomo senza doverne decifrare tutti gli sguardi, perché è l'amore che disarma e che illumina e che ci mette nudi davanti alla vita.

Il Vangelo di Matteo è quello che gli antichi vollero più rivolto ai Giudei. Il testo originale, in aramaico, fu pubblicato tra gli anni 40 e 50 d. c. . Matteo, chiamato anche Levi, esercitava la professione di pubblicano, cioè di esattore delle tasse, prima che Gesù lo chiamasse a sè. Gran parte del film è occupato dai discorsi di Cristo. Ma ogni fotogramma ha la sua sacra solennità. Ogni sguardo il suo sentimento, ogni pietra il suo posto; ogni ombra e ogni luce la sua intenzione; ogni silenzio la sua eloquenza; ogni parola la sua forza.
Così è ogni Opera d'Arte!

Bibliografia minima.

Paolo Pasolini "Le belle bandiere" Dialoghi 1960-'65 Editori Riuniti 1977
Paolo Pasolini "Il caos" L'orrendo universo del consumo e del progresso" Editori Riuniti 1979
Paolo Pasolini "L a religione del mio tempo" Einaudi 1981
Adelio Ferrero "Il cinema di Pier Paolo Pasolini" Marsilio 1977
Serafino Murri "Pier Paolo Pasolini" Il Castoro Cinema 1994
Fernando di Giammatteo "Dizionario del cinema italiano" Editori Riuniti 1995.


 
 
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