Si sente spesso dire che " l'omeopatia non è
scientifica" . Ma che cos'è la Scienza,
e qual'è il suo obiettivo?
Tentare di rispondere a questa domanda equivale a
impegnarsi in ricerche apparentemente senza fine.
Consultare dei dizionari per ottenere una definizione
chiara di quello che è la scienza conduce a
delle spiegazioni il cui volume è proporzionato
a quello del dizionario: la nozione di "Scienza"
si suddivide allora in capitoli molto diversi.
L'etimologia di queste termine ci rimanda alla nozione
di "sapere". La scienze nasce dal "sapere"
(dalla conoscenza) e lo prolunga. Si tratta in primo
luogo di un sapere pratico e utilitario che resta
confinato in un campo concreto. Ma l'accumulazione
delle diverse conoscenze non bastano per fare una
scienza. In primo luogo è necessario che queste
"conoscenze" abbiamo uno stesso "oggetto".
Questo oggetto non può essere che una faccetta
della realtà circostante, e per questa ragione
la nozione di "scienza" esploderà
in una moltitudine di direzioni particolari.
E' in questo modo che sono state individuate delle
scienze fisiche o chimiche, biologiche, umane, sociali,
economiche…..ecc. Esistono delle scienze di
osservazione, delle scienze dette "occulte"
e perfino una "fantascienza". Questa lista
è lontana dall'essere limitativa ( è
illimitata ) .
Ma il suo oggetto non è sufficiente per definire
una scienza. Un metodo è necessario per progredire
verso la conoscenza di questo oggetto . Il metodo
è l'insieme dei mezzi e dei procedimenti seguiti
per raggiungere l'obiettivo proposto.
Una delle caratteristiche di questa ricerca è
costituita dall'applicazione del pensiero per trarne
delle nozioni astratte e generali.
Il pensiero può anche scomporre il suo oggetto
in tante particolari che diventeranno a loro volta
oggetto di studi.
L'obiettività fa anche parte del metodo necessario
al processo (procedimento) scientifico che deve essere
indipendente dai gusti, dagli interessi, dalle credenze
e pregiudizi dell'osservatore che deve essere imparziale,
libero da soggettività. Questo che davanti
a uno stesso fenomeno, diversi osservatori devono
arrivare alle stesse constatazioni.
La scienza non è soltanto caratterizzata da
un oggetto e un metodo. E' necessario che essa metta
in evidenza le relazioni che uniscono gli elementi
che la compongono. Perché , come lo ha espresso
Henri Poincaire,
"Facciamo della scienza con dei fatti, come facciamo
una casa con delle pietre. Ma l'accumulazione di fatti
non sono una scienza più di quanto un mucchio
di pietre non è una casa".
Quote relazioni devono poter essere verificate da
altri sperimentatori. Esse sono le condizioni necessarie
costituendo la coesione dell'insieme dei fenomeni
da analizzare. Esse sono le condizioni necessarie
costituendo la coesione dell'insieme dei fenomeni
da analizzare . Esse conducono all'espressione di
una legge affermando il rapporto e il modo di determinazione
dei fenomeni . Meglio ancora, la legge permette di
prevedere il fenomeno, di suscitarlo, di modificarlo
o anche di distruggerlo. Generalizzando all'estremo
e estrapolando, possiamo dire che la legge permette
di includere in un solo corpo di verità solidali
tutte le cose dell'Universo.
Appare qui il grave pericolo di vedere la scienza
esercitare la sua egemonia su ogni cosa esistente,
avendo vissuto o potendo esistere , questo permette
a coloro che non sono degli scienziati di affermare
che si niente sfugge alla , tutto quello che gli sfugge,
semplicemente, non esiste"!
La necessità di trovare una relazione tra i
fenomeni si è imposta molto presto nella storia
delle scienze.
Il lavoro appassionato, complesso, voluminoso consacrato
da Georges Ifrate alla Storia Universale dei Numeri
dimostra a che punto le relazioni numeriche fra gli
oggetti fin dai tempi più remoti della preistoria
hanno costituito una preoccupazione maggiore. Le prime
testimonianze archeologiche di una storia della contabilità
risalgono in effetti al periodo, così denominato
dai specialisti della preistoria "Aurignaziano"
e che si estende dal 35000 a 20000 anni prima della
nostra era. Ma oltre la necessità pratica di
una contabilità, i numeri per molto tempo non
sono serviti che come supporti di speculazioni teologiche,
cosmologiche o magiche. Si dovette attendere a lungo
prima di vedere le relazioni numeriche costituire
come un cemento fra i fenomeni, e la matematica svilupparsi
nella direzione dell'aritmetica presso i Babilonesi,
e la geometria presso gli Egiziani. La numerazione
sessagesimale dei Babilonesi si è inoltre mantenuta
fino all'epoca attuale : misuriamo ancora gli angoli
e il tempo come lo facevano gli antichi astrologi
di Babilonia.
L'introduzione di relazioni numerate risale a una
data relativamente recente. Evocando, sulla fine del
XVIII secolo, i differenti aspetti della scienza,
François Boissier de Sauvapes de la Croix scriveva
che la conoscenza matematica fondata sull'osservazione
dei fenomeni era la più sicura e la più
vantaggiosa, aggiungendo che alla sua epoca essa era
la più trascurata e di conseguenza la più
rara . In seguito la quantificazione dei fenomeni
permetteva di individualizzare quelle che furono già
allora denominate "Scienze esatte" che rappresentando
le scienze astratte costituite dalla matematica e
dalle "Scienze Naturali", nelle quali il
calcolo intervenne molto più tardi. Per le
"Scienze naturali" la relazione si stabiliva
non attraverso il calcolo ma dal confronto delle somiglianze
o delle dissomiglianze fra i loro costituenti. Oggi
parliamo di "Scienze dure" e di "Scienze
molli" (morbide) per evocare queste due modalità
della conoscenza.
Sappiamo che la nozione del numero, l'aritmetica
e la geometria hanno avuto, per molto tempo, solo
usi pratici e utilitari. Si dovette attendere le riflessioni
dei matematici della Grecia antica per assistere allo
sviluppo delle loro possibilità astratte.
In una pleiade (cenacolo) di filosofi e di matematici
emerge, nel VI° secolo prima della nostra era,
l'importante figura di Pitagora e della sua Scuola
che svilupperanno parallelemente alla matematica una
filosofia basata sui numeri.
Il numero è la fonte e l'essenza di qualsiasi
cosa esistente. Da solo egli permette di afferrare
(capire) la natura reale dell'universo.
L'opera intera di Pitagora manifesta la sua passione
per l'aritmetica e la geometria, il suo interesse
per la politica e la sua preoccupazione teologica
e religiosa. Per lui, il numero rappresenta la fonte
dell'armonia.
Pitagora fu il primo teorico della musica, stabilendo
una relazione numerica fra la lunghezza di una corda
vibrante e l'altezza del suono che emette. E' probabilmente
la prima volta che fu espressa una relazione numerica
fra due suoni, due fenomeni naturali. D'altra parte,
questa relazione stabiliva un legame tra qualità
e quantità;
Uno dei suoi discepoli, Filolao, scriveva in questa
stessa epoca:
"Ogni essere conoscibile ha un numero. Senza
questo, non sapremmo concepire niente né riconoscere
niente"
Un po' più tardi Platone fece del numero il
più alto grado della conoscenza, l'essenza
stessa dell'armonia cosmica.
Così il numerosi situava all'articolazione
della scienza e dell'immaginario. Era al tempo stesso
lo strumento del contabile e dell'uomo di scienza,
la chiave dell'immaginario frequentato dai poeti,
i filosofi, i religiosi, i mistici, i magi e i divini.
Fu necessaria una lunga evoluzione nel corso dei secoli,
raccontata in modo eccellente da Georges Ifrate, affinchè
dopo i Greci, gli Indiani, gli Arabi poi finalmente
gli Europei, i numeri strutturino quel che fu qualificato
in seguito come "Scienze Esatte" o "Scienze
Pure" in opposizione alle "Scienze Naturali"
quindi non esatte. Al punto che il numero finì
per costituire l'unica relazione possibile fra i fenomeni
e a reagire in modo totalitario attraverso le leggi
più egli permetteva di formulare. E' quanto
esprimeva Bergson quando scriveva:
"La scienza misura e calcola in vista di prevedere
e di agire. In primo luogo suppone, in seguito constata
che l'Universo è regolato (governato) da leggi
matematiche"
La conoscenza degli incatenamenti delle cause e degli
effetti che conduceva alla formulazione delle leggi,
doveva permettere, attraverso lo studio del presente,
di conoscere il passato e l'avvenire. Ma ci sono in
questa concezione dei difetti (imperfezioni) importanti
le quali, già durante l'Antichità offuscarono
questa bella immagine della speranza umana.
La scoperta di grandezze qualificate allora "inesprimibili"
venne in effetti, del tempo stesso di Pitagora, a
introdurre un'imperfezione, una irriducibile disarmonia
nell'opera dell'Architetto Cosmico, cui tutte le manifestazioni
erano sensate esprimersi dai numeri. Questi "numeri
inesprimibili" non erano ne dei numeri interi
ne delle frazioni, e Pitagora li scoprì quando
ricercava quale grandezza poteva esprimere la diagonale
di un quadrato avendo l'unità per lato.
Lo scandalo fu tale che Pitagora esigette che i suoi
seguaci s'impegnassero con giuramento a non rilevare
mai questo segreto il cui contenuto veniva a violare
l'armonia perfetta che era stata concepita tra il
Numero e la Forma, tra l'aritmetica e la geometria.
Perché Pitagora non era soltanto un genio della
matematica che aveva scoperto i numeri irrazionali,
che aveva enunciato la teoria del pari e dispari e
quella dei numeri figurati. Egli era anche animato
dalla preoccupazione teologica e di un interesse potente
per la politica. I discepoli che frequentavano la
sua Scuola si dividevano tra "Matematici"
i quali ricevevano direttamente il suo insegnamento
e gli "Acusmatici" i quali dovevano accontentarsi
di ascoltarlo dietro una dietro una tenda.
Così gli Antichi hanno consacrato un vero culto
al Numero e alla Forma . Conosciamo l'importanza presso
i creatori greci e medioevali del "Numero d'Oro"
nato da speculazioni portando sull'Unità, la
Dualità, il Cerchio e il Quadrato. La scoperta
dei numeri irrazionali non fu che la prima imperfezione
a rendere fragile questo bel edificio . Fu necessario
intanto attendere l'epoca moderna affinchè
altre incertezze vengano ad accumularsi.
L'Astronomia, che è una delle sette scienze
tradizionali, è la prima sulla quale il numero
venne a stabilire il suo dominio. L'apparente regolarità
dei movimenti celesti permise, in modo molto preciso,
di dar loro un'espressione numerica .Delle relazioni
furono stabilite fra i numeri, e le speculazioni che
esse sembravano autorizzare sono allora servite come
base alle speculazioni degli astrologi babilonesi,
riprese inoltre in ogni epoca fino alla nostra.
Fu necessario attendere fino alla nostra epoca per
rimettere in discussione le pretese egemoniche delle
cosiddette "Leggi Cosmiche". La formulazione
delle "Singolarità" permise l'ipotesi
di punti particolari dello Spazio-Tempo dove le leggi
della fisica ordinaria non si applicavano. Inoltre,
se la nazione d'incidente viene a contraddire quella
di legge, la constatazione di incidenti grandiosi
cosmici dimostra in modo evidente che le leggi che
gestiscono l'ordine cosmico non hanno un'applicazione
generale .
A partire dai primi passi dei contabili babilonesi,
le scienze matematiche conobbero una lenta evoluzione
che prosegue ancora attualmente. Se in modo molto
precoce, esse trovarono un'applicazione nello studio
dei movimenti celesti, esse impiegarono molto più
tempo a invadere gli altri campi scientifici, la fisica
e la chimica prima, le scienze biologiche e le scienze
d'osservazione in seguito. I progressi che esse permisero
allora svegliarono la speranza che potrebbero investire
la totalità del campo della ricerca e rendere
conto della realtà. Gli scienziati si misero
a sperare che esse potrebbero permettergli di scoprire
tutto quello che ignoravano ancora.
IL CALCOLO STATISTICO
Se la conoscenza numerica dei fatti sociali risale
al XVI° secolo, il vocabolo "Statistica"
sembra apparire solo verso la metà del XVIII°.
Esso indicherà in seguito l'insieme dei metodi
che hanno per oggetto la colletta, l'analisi e l'interpretazione
di dati numerici relativi a un insieme d'unità
della stessa natura . Questo insieme era designato
in modo generale sotto il nome di "Popolazione"
e poteva riguardare degli esseri viventi, delle cose
o dei fenomeni diversi.
Nel 1812 Pierre Simon de Laplace (1742-1827) pubblicando
la sua "Teoria Analitica delle Probabilità",
si situa al primo posto fra quelli che hanno fatto
del calcolo delle probabilità il mezzo fondamentale
dell'analisi statistica.
Diventava così possibile di affrontare dei
fenomeni le cui cause troppo complesse per poterle
conoscere tutte e affrontarle separatamente.
Limitate prima ai fatti sociali, i metodi dell'analisi
statistica coprivano, a partire dalla fine del XIX°
secolo, tutti i campi dell'investigazione scientifica,
permettendo l'uso del mezzo matematico per trattare
quello che era convenuto chiamare "Scienze Naturali"
rispetto alle "Scienze esatte" (o artificiali).
E' così che, per esempio Jean Clerk Maxwell
(1831-1879) potette arrivare alla teoria cinetica
dei gas in seguito costituì il punto di partenza
della meccanica statistica e della fisica nucleare.
I fenomeni osservati nel campo delle scienze della
natura sono complessi e risultano dall'intervento
di numerosi fattori per i quali uno studio esauriente
è impossibile . D'altra parte, (essi) riguardano
delle "popolazioni" composte di un gran
numero d'individui: atomi, molecole, esseri viventi,
agglomerati cosmici …ecc.
I fatti biologici presentano queste caratteristiche
e il loro studio per mezzo della statistica si avvicina
a quello delle scienze esatte, senza intanto indentificandosi.
Perché, fin dagli inizi della sua applicazione,
i limiti del metodo statistico sono stati formulati
da Claude Bernard, considerato inoltre come il fondatore
delle scienze sperimentali. Già, nel 1856,
nella sua "Introduzione allo Studio della Medicina
Sperimentale" egli scriveva:
"L'uso delle medie in fisiologia e in medicina
non danno molto spesso che una falsa precisione ai
risultati , distruggendo il carattere biologico dei
fenomeni"
Quello che Claude Bernard aveva detto dell'applicazione
del metodo statistico ai fenomeni biologici fu ripreso
dai scientifici moderni a proposito delle scienze
fisiche e chimiche le cui leggi, basate su delle statistiche,
non sono di conseguenza, che approssimative. Esse
riguardavano l'insieme di una "popolazione"
, ma non saprebbero pregiudicare in niente del comportamento
di un elemento particolare di questa popolazione,
che può, individualmente, sfuggire alla legge
generale.
Sappiamo che le leggi fondamentali della termodinamica
hanno un origine statistica e s'appoggia su degli
insiemi di 10 molecole. Così, delle grandezze
quali la pressione, la densità ecc… si
esprimono come delle medie fondate su delle serie
di 10 molecole, e le oscillazioni di queste medie
sono così deboli che le consideriamo come dei
valori totalmente definiti. Il comportamento dell'individuo
non saprebbe dunque essere necessariamente legato
al comportamento dell'individuo che non è neanche
obbligatoriamente legato a quello dell'insieme. E'
solo attraverso la cooperazione di un gran numero
di atomi per esempio che le statistiche che iniziavano
a operare.
Questo significa che la precisione delle leggi della
fisica e della chimica è basata sul gran numero
di atomi presi in considerazione. Ma non potrebbe
costantemente riguardare un atomo in particolare.
Queste considerazioni non alternano in niente il valore
delle statistiche, ma ne limitano l'ampiezza e rimettono
in questione il carattere d'universalità delle
leggi che permettono di formulare . Le statistiche
saprebbero operare solo al livello delle collettività.
Se un volo d'uccelli, un banco di pesci , possono
essere considerati nel loro insieme, ci possono essere
grandi possibilità di variazioni al livello
di ognuno degli individui che le costituiscono . Perché,
lo sappiamo bene, l'individuo non obbedisce sempre
alla legge comune.
Appare qui un'incertezza radicale che la metodologia
scientifica moderna non è abilitata a risolvere
e poichè rimette seriamente in questione le
pretese egemoniche di una scienza che si basa su di
essa.
Una della scienza classica, oltre la definizione dello
stato istantaneo risiede nella ricerca della predictibilità
. E' Newton che aveva enunciato in principio che quando
si conosce esattamente lo stato d'un sistema fisico,
la sua posizione e velocità a un istante dato,
ne possiamo dedurre il suo stato in tutt'altro momento,
passato o futuro. Era una visione ideale , completamente
determinista; più tardi condivisa da Claude
Bernard il quale scriveva:
"Bisogna ammettere come un assioma sperimentale
negli esseri viventi come nei corpi grezzi, le condizioni
di esistenza di qualsiasi fenomeno sono determinate
da un modo assoluto".
Tale era la sua convinzione, ma il metodo statistico
non gli sembrava lo strumento adatto , e gli scriveva
un po' più avanti:
"In una parola, fondatasi sul metodo statistico,
la medicina non potrebbe essere mai che una scienza
congetturale".
Egli faceva eco a quello che aveva già scritto
Hahnemann nel 1810 nella prima edizione del suo Organon:
"In ogni tempo, nessun arte è stata più
unanimemente dichiarata un'arte dichiarata un'arte
congetturale che la medicina.
IL PARADIGMA DEL CAOS
Ma niente è più semplice, che sia su
scala delle popolazioni o su quella degli individui
. Se la nozione del numero, sulla quale si fondano
le scienze esatte, è una nozione idealmente
semplice, non è lo stesso nella realtà
delle scienze della natura dove nessun elemento è
semplice, che si tratti dei costituenti atomici, delle
molecole e dei loro aggregati, degli esseri viventi,
o degli elementi cosmici. In questo modo la determinazione
della situazione iniziale di un sistema dinamico naturale
comporta sempre una imprecisione, minimo che sia,
le cui conseguenze sono imprevedibili. A proposito
di questo fenomeno, gli scientifici moderni parlano
di "dipendenza sensitiva delle condizioni iniziali",
mentre i meteorologici evocano l'effetto farfalla:
un battito d'ala di farfalla nel mare del Giappone
può essere la causa d'un ciclone nel mare dei
Caraibi.
Il primo approccio dell'effetto "farfalla"
è legato ai lavori di Edward Lorenz sulla meteorologia
nel 1961.
Essi furono possibili solo grazie ai progressi della
tecnologia che misero alla disposizione dei cercatori
degli strumenti di calcolo sempre più efficienti,
gli ordinatori.
Il buon senso popolare aveva da molto tempo evocato
questo fenomeno dicendo: "Piccola causa, grandi
effetti" .
Ma, evidentemente, non ne aveva tratto le conseguenze
che ne hanno tratto gli scientifici moderni. Questa
osservazione riguarda tutti i fenomeni dinamici naturali:
la meteorologia, l'idrodinamica, l'astronomia, la
fisica, la chimica, l'economia, la demografia e, in
particolare tutto ciò che riguarda gli esseri
viventi.
L'impossibilità di caratterizzare esattamente
le condizioni iniziali d'un sistema evolutivo comporta
dunque un'incertezza radicale che gli scientifici
attuali sono nell'incapacità di risolvere.
Ma anche se questa conoscenza delle condizioni iniziali
era completa, un altro tipo di incertezza si presenterebbe,
legata alla complessità dei fenomeni. Claude
Bernard aveva già evocato questa difficoltà
che rappresentava un ostacolo maggiore all'applicazione
della matematica e delle statistiche in particolare
allo studio dei fenomeni della vita:
"Dei tentativi di questo genere, egli scriveva,
sono premature nella maggior parte dei fenomeni della
vita, precisamente perché questi fenomeni sono
talmente complessi che accanto a qualcuna delle loro
condizioni che noi conosciamo, dobbiamo non soltanto
supporre ma affermare che ne esiste una folla di altre
che sono assolutamente sconosciute" .
Claude Bernard ne deduceva che lo studio qualitativo
dei fenomeni doveva necessariamente precedere il loro
studio quantitativo.
Egli sperava che l'avvenire vedesse questa complessità
risolversi con la definizione di ognuno dei suoi elementi.
Ma nel corso del secolo che seguì , e malgrado
l'utilizzo di metodi d'analisi sempre più efficienti,
i cercatori non potettero che vedere aumentare la
complessità dei fenomeni biologici e il numero
delle incertezze che ne risultava.
Così nacque nel mondo scientifico trent'anni
fa, il "paradigma del caos". Bisogna ricordare
qui che se un postulato è un principio indimostrabile
dando la nascita a un sistema deduttivo, un paradigma
è un modello servendo di base allo studio di
un fenomeno. Il campo comincia lì dove si ferma
quello della scienza classica. Per definizione, il
caos risulta da un evoluzione temporale con dipendenza
sensitiva delle condizioni iniziali nella quale l'ordine
determinista iniziale cede il posto al disordine del
caso.
La dipendenza sensitiva delle condizioni iniziali,
significa che anche l'effetto gravitazionali d'un
elettrone situato alle frontiere dell'Universo conosciuto
è importante e non saprebbe essere trascurato.
I matematici sanno inoltre molto bene che il problema
gravitazionale posto da tre corpi celesti è,
per la maggior parte del tempo, insolubile. A breve
termine, si tratta d'un sistema stabile, ma a lungo
termine è impossibile conoscerne l'evoluzione
in tal modo che una conoscenza precisa del passato
e del presente permetta la predisposizione solo in
un futuro vicino.
All'inizio dello studio del caos, si ammetteva che
il comportamento erratico e imprevedibile d'un sistema
era legato a l'intervento di un gran numero di variabili.
A partire dagli anni 60 ci si rese conto che tali
comportamenti potevano apparire in sistemi comportando
un piccolo numero di variabili. E' necessario intanto
che abbiano almeno tre gradi di libertà per
diventare caotici. Li qualifichiamo deterministe perché
determinati dalle condizioni iniziali. Essi sono caotici
perché malgrado questa determinazione essi
sono imprevedibili.
Così, accanto alla scienza classica che è
quella della prevedibilità, fondata sulle probabilità
statistiche, si costituì una scienza nuova
che era quella dell'imprevedibilità.
Il metodo statistico inizialmente enunciato per permettere
l'approccio statistico delle popolazioni, era fondato
su incertezza radicale sulla misura in cui era incapace
di prendere in conto la totalità degli elementi
costituendo un insieme dinamico.
D'altra parte, la conoscenza dello stato presente
d'un sistema evolutivo, contrariamente al principio
enunciato da Newton non conduceva immancabilmente
a quella del suo passato e del suo avvenire. Sono
tali considerazioni che condussero a enunciare il
paradigma del caos.
Questo studio potette svilupparsi solo grazie a l'uso
di potenti ordinatori. Esso condusse a dei campi strani
quali il "diffeomorfismo del tovagliolo piegato"
o le "applicazioni della pappa molle".
Una prima conseguenza fu la scoperta di un campo
di ricerche del tutto nuovo e in primo luogo di una
specie di organizzazione all'interno stesso del caos.
Nel 1971 David Ruelle e Floris Takens descrissero
questa organizzazione come un fenomeno "che attira
in modo strano". Essi definivano così
l'immagine della complessità d'un sistema dinamico
che evolve nel tempo, la regione dello spazio che
"attira" la traettoria caotica seguita da
questo sistema.
Parlare di caos, equivale a evocare due situazioni
totalmente differenti. In un primo caso, si tratto
di sistemi dinamici il cui avvenire è perfettamente
determinato e che "la geometria della natura".
Tutti i fenomeni naturali quali la geomorfologia,
i movimenti degli astri, nel ciclo, la meteorologia,
le turbolenze dei fluidi, si presentano sotto forme
estremamente irregolari di fronte alle quali le scienze
esatte, che sono teoriche e s'interessano ai fenomeni
omogenei, avevano bisogno di strumenti nuovi per sviluppare
un'efficienza.
La geometria classica, che non ha alcuna difficoltà
a rendere conto del movimento globale delle maree,
era incapace di affrontare la turbolenza atmosferica
e oceanica.
C'è una contraddizione fondamentale tra l'idealizzazione
delle scienze pure, o teoriche, e le realtà
delle scienze naturali.
Questa contraddizione era stata occultata per un tempo
così come lo scrive Benoit Mandelbrat:
"Le scienze meno esatte, quelle i cui principi
stessi sono i meno certi, sono le più portate
all'assiomatica e alla preoccupazione di rigore e
di generalità" .
E più in là , egli scriveva:
"Di fronte a l'ordine eccessivo della logica
euclidiana, la natura presenta l'aspetto d'un disordine
eccessivo"
Il metodo statistico era già uno degli strumenti
permettendo di affrontare in parte questo problema,
ammettendo allo stesso tempo che un certo numero di
fenomeni possano restare al di fuori del suo campo
d'osservazione.
Lo sviluppo della geometria frattale (?) è
una caratteristica delle orientazioni scientifiche
nuove per un migliore adattamento delle scienze pure,
che "sono le scienze matematiche" , alle
scienze naturali.
Il campo delle figure frattali (?) era già
stato avvicinato fra il 1875 e 1925 , ma l'insieme
degli oggetti che era il soggetto di questo approccio
era stato qualificato come "museo d'arte matematica"
dagli uni e di "galleria di mostri" dagli
altri .
La loro natura appariva troppo speciale per meritare
uno studio serio. Benoit Mandelbrot fu colui che negli
anni 50 ha intrapreso lo studio e ha dimostrato le
loro possibilità d'applicazione in numerosi
campi concreti.
Definendo chiaramente l'oggetto frattale (?) egli
apriva alla ricerca un campo nuovo la cui esplorazione
riservava numerose scoperte.
Una figura o un oggetto frattale (?) si caratterizza
dal fatto che le sue parti hanno la stessa forma o
struttura rispetto al tutto, e sono quasi a una scala
diversa e possono essere leggermente deformate. La
loro forma è sia estremamente irregolare, sia
estremamente frammentata qualsiasi sia la scala d'esame.
L'oggetto o la figura frattale (?) sono caratterizzati
da un numero che è la "dimensione frattale"
e quantifica il grado d'irregolarità o di frammentazione.
La dimensione frattale (?) può essere rappresentata
da una frazione semplice o da un numero irrazionale.
Precisando che la dimensione d'un oggetto frattale
(?) è una nozione intuitiva e dipende dal rapporto
tra l'oggetto e l'osservatore, Mandelbrat introduce
la nozione di soggettività, adottando per definire
un oggetto frattale una "caratterizzazione aperta
e intuitiva procedendo con tocchi successivi".
In effetti è evidente che la dimensione di
un oggetto si modifica secondo la scala d'osservazione,
secondo la distanza alla quale l'osservatore si trova
situato.
" La distribuzione dei corpi celesti nell'Universo
" I numerosi incidenti del rilievo terrestre
" Il disegno dei crateri sulla superficie della
luna
" Un fiocco di neve
" Un albero e le sue arborescenze
" Lo schema arborescente di un polmone
" Il tragitto brouniano di una particella
" La forma delle proteine
Costituiscono delle immagini o degli oggetti frattali.
Vediamo così le numerose applicazioni di questo
nuovo approccio scientifico dei fenomeni naturali.
Essi possono anche riguardare le gerarchie dei gruppi
umani, la distribuzione dei redditi salariali, la
frequenza delle parole nel discorso, oppure in fisica
la teoria dei fenomeni critici o le composizioni degli
ordinatori.
Il paradigma del caos, la geometria frattale, costituiscono
dei modelli nuovi che hanno invaso tutti i campi della
ricerca moderna. Esse trovano degli sviluppi non solo
nella matematica, la fisica, la chimica, ma anche
nelle scienze della natura, la biologia e la medicina.
Nel 1986, nell'auditorio degli Istituti Nazionali
della Salute, nella periferia di Washington, Bernardo
Hubermann, davanti a un auditorio piuttosto scettico,
faceva una conferenza sul "movimento erratico
dell'occhio negli schizzofrenici" nella quale
faceva intervenire un modello frattale.
Qualche anno più tardi , la questione dei frattali
interessava tutte le discipline mediche dall'anatomia
con le strutture polmonari, i reticoli sanguigni,
linfatici o nervosi, fino alle strutture ritmatiche
che sono quelle della vita come i ritmi respiratori
o cardiaci. Questi lavori riguardano anche delle ricerche
sulla memoria e affrontano anche i problemi posti
dall'intelligenza artificiale
In omeopatia, la preparazione "cascata"
dei medicinali, costituendo una sequenza di livelli
legati da un tasso costante di dinamismo, si presenta
come oggetto frattale il cui studio non sarebbe forse
privo di interesse.
LA MECCANICA QUANTICA
La diversità dei campi nei quali il paradigma
del caos trovò delle applicazioni pratiche
ne fece un elemento d'unificazione della scienza la
quale fin lì si divideva in un gran numero
di specialità. Presentando l'immagine di collettività
comportandosi in modo totalmente imprevedibile e all'interno
delle quali intanto s'individualizzavano in modo irregolare
degli isolotti d'ordine, riconciliavamo l'ordine e
il disordine che alternativamente nascevano l'uno
dall'altro.
La scienza del caos era quella della globalità,
della natura globale dei sistemi.
Ma questa concezione non poteva riguardare che la
fisica della materia concentrata che è la fisica
macroscopica. Di fronte a lei si situa la micro-fisica
che è quella delle particelle elementari.
Il metodo statico e lo sviluppo del paradigma del
caos non conducevano che a delle probabilità
ma a certe condizioni, le applicazioni pratiche che
ne derivavano restavano soddisfacenti, senza intanto
poter rivalizzare con l'esattezza ideale delle scienze
pure.
Quando all'inizio del XIX° secolo le scienze affrontarono
il campo delle particelle atomiche, si resero conto
che la meccanica classica, largamente ispirata dai
lavori di Newton, era del tutto insufficiente per
rendere conto dei fenomeni microfisici.
Tale fu l'origine della meccanica quantica la cui
teoria fu enunciata da Max Planck alla fine del secolo
scorso.
La meccanica classica considerava che l'evoluzione
dei fenomeni che affrontava si svolgeva in modo continuo.
Ma su scala microscopica fummo obbligati di fare un
posto alla discontinuità.
I fenomeni di diffrazione e d'interferenze osservati
fra i corpuscoli micro-fisici condussero alla nozione
che ogni oggetto materiale possiede allo stesso tempo
le caratteristiche di un'onda e di un corpuscolo;
ma che la dimensione degli oggetti macroscopici riduceva
l'onda in modo che la si poteva considerare nulla.
Su scala microscopica, oltre ai fenomeni di fiffrazione
e d'interferenza, la meccanica quantica tiene conto
d'altri fenomeni altrettanto inspiegabili dalla teoria
classica quali l'effetto tunnel che contraddice il
fenomeno di riflessione totale, la stazionarità
che è una conseguenza del fenomeno d'interferenza,
la delocalizzazione che rappresenta l'impossibilità
di localizzare nello spazio l'onda corpuscolare, e
l'indiscernibilità che non permette di discernere
separatamente il fenomeno ondulatorio e il fenomeno
corpuscolare.
Un'altra stranezza della Natura presa in considerazione
da questa strana teoria è "la messa in
fase (o punto) delle particelle su una sola onda coerente".
Perché se è giusto associare un'onda
a una particella, quando si tratta di un sistema di
particelle ci possiamo associare una sola onda che
rappresenta il sistema intero.
Quest'onda non si propaga più nel nostro spazio
tridimensionale, ma "in uno spazio astratto il
cui numero di dimensioni è uguale al triplo
del numero di particelle che costituiscono il sistema".
Potremmo crederci in un campo di speculazioni astratte
e immaginarie che si imparentano alla creatività
d'artisti surrealisti. Ma la fecondità di questa
teoria ha dato nascita a delle realtà molto
concrete quali i transistor (radio) e la microelettronica,
il laser, la risonanza magnetica nucleare, il microscopio
a effetto tunnel…ecc..
La teoria quantica è anche all'origine delle
ricerche sulla superfluidità e sulla superconduttività.
Nel campo biologico, la teoria quantica ha chiarito
i fenomeni dell'eredità . Essa permette in
particolare di rispondere alla questione della stabilità
dei geni all'interno del cromosoma.
LA TEORIA DELLA MORFOGENESI
Nell'esprimere l'idea che il mondo è statico
e che è l'osservazione che ne facciamo che
evolve, Werner Heisenberg lanciava un dubbio sull'oggettività
delle formulazioni scientifiche.
Ma nel formulare il suo famoso Principio d'incertezza
egli definiva una proprietà fondamentale e
ineluttabile del mondo.
Per Erwin Schrodinger, un altro pioniero della meccanica
quantica, è il mondo stesso che cambia nel
1981 esponendo l'ipotesi della " causalità
formativa" , lanciava ai cercatori una nuova
sfida. Questa ipotesi evoca la possibilità
di un memoria collettiva dell'Universo, alimentata
da tutte le cose esistenti e avendo esistito, mettendo
in forma i fenomeni che si manifestano nel presente
e si manifesteranno nell'avvenire. Questa memoria
è cumulativa e si arricchisce costantemente
dell'esperienza del presente senza essere la fonte
di un determinismo rigoroso.
Questo processo dipende da quel che Rupert Sheldrake
denomina dei "campi morfici".
Come quelli della fisica questi campi morfici sono
delle regioni d'influenze non materiali che si estendono
nello spazio e si prolungano nel tempo.
Come lo indica il loro nome, essi condizionano la
morfogenesi . Egli scrive che ogni tipo di sistema
matoriale , possiede il suo proprio tipo di campo.
C'è un campo per l'insulina e uno per il faggio,
un campo per la rondine.. ecc. Questi campi scolpiscono
dei diversi tipi di atomi, di molecole, di cristalli,
di organismi viventi, di società, di costumi
e di modi di pensiero.
L'ipotesi di R. Sheldrake è un approccio ai
problemi posti dalla forma che non saprebbero risolvere
delle considerazioni matematiche In effetti, la materia
non è l'unico supposto delle proprietà
d'un oggetto. Avviene che la forma cioè la
disposizione della materia nello spazio ne sia anche
responsabile. E' così che gli stessi atomi
possono costituire degli isomeri di proprietà
molto differenti
Sappiamo anche che uno dei rami della ricerca farmacologica
moderna stabilisce delle relazioni tra l'attività
d'una sostanza e la forma della molecola che la costituisce.
Queste considerazioni non possono lasciare indifferenti
i cercatori dell'Omeopatia. I sistemi e gli organismi
sono, in questa ottica influenzati dai sistemi e organismi
che li hanno preceduti.
Questi campi morfici sono anche oganizzatori di fenomeni
biologici quali i comportamenti animali o umani, i
sistemi sociali o culturali, l'attività mentale
ecc…
Se, nella concezione della teoria quantica, la coppia
onda-corpuscolo non saprebbe dedursi da ognuno dei
suoi elementi, risulta lo stesso per la coppia forma
materia.
In un certo senso, la forma è legata alla materia,
ma la materia non gli è legata e può
costituire un'infinità di forme diverse. La
forma, sebbene legata alla materia, si stua ben al
di là delle componenti alimentari che la costituiscono.
I campi morfici non possono essere fisicamente misurati.
Ma numerose sperimentazioni ne hanno fornito delle
prove indirette. Essi fanno riferimento a una relazione
non materiale di scambio d'informazioni, fenomeno
che ha ricevuto il nome di "risonanza morfica".
Questa relazione funziona in effetti solo per risonanza,
in funzione del grado più o meno importante
di similitudine. Più la similitudine è
vicina più forte è l'influenza della
risonanza morfica. Possiamo notare più che
il fenomeno della risonanza non riguarda solo la risonanza
morfica. Essi sono in effetti ben conosciuti dai fisici,
in particolare nel campo acustico dove fanno intervenire
anche lì una similitudine di forma.
La relazione di questa teoria con le tesi dell'omeopatia
non poteva mancare di porsi.
Alcuni lavori hanno visto il giorno (sono nati) nella
letteratura omeopatica ed è forse un peccato
che non abbiamo suscitato risonanze. Rupert Sheldrake
dichiarava lui stesso che durante un congresso a Melbourne
che c'era in effetti una somiglianza tra il concetto
che aveva sviluppato, e quello dell'omeopatia.
Se per alcuni l'uomo è una macchina complessa
le cui diverse parti ingranano l'uno nell'altra, per
altri l'uomo è una totalità alla quale
la vita dà una dimensione particolare. Tali
affermazioni intanto rispondono alla domanda fondamentale:
"Che cos'è dunque un uomo ?"
A una domanda mentale non possono rispondere che delle
risposte mentali, e Platone con una certa ironia aveva
risposto che l'uomo era un animale a due zampe, senza
piume! Si potrebbe anche pretendere che l'uomo è
un extraterrestre che è venuto a fare sulla
terra. Ma neanche questo risolve niente.
Tra l'ignoranza delle sua origini e quella del suo
destino, confrontato all'incertezza del ruolo che
deve giocare, rimane posto solo per un'angoscia che
fin dalle origini gli uomini tentato di calmare con
risposte diverse d'ordine religioso, filosofico o
scientifico.
L'idea prima che animava questa ricerca era quella
di una realtà costante governata dalle leggi
eterne. Davanti alla constatazione di un cambiamento
di un cambiamento perpetuo, venne l'idea che l'evoluzione
della Natura era governata da leggi. Si pensava allora
che la conoscenza di un momento particolare di questa
evoluzione permetteva di conoscerne il passato e l'avvenire
: la scienza tentava di sostituirsi alla magia!
La ricerca scientifica individualizzò prima
delle scienze esatte, matematiche e geometriche collegandole
alle prime speculazioni filosofico-religiose. Il loro
punto debole era il loro carattere ideale e astratto.
Accanto ad esse furono individualizzate delle scienze
d'osservazione fondate sulle percezioni sensibili
degli osservatori e su delle relazioni di qualità
. Per molto tempo la scienza dei movimenti cosmici,
caratterizzata allo stesso tempo dalle osservazioni
e dalle relazioni numeriche, costituì un mezzo
termine fra scienze teoriche e scienze d'osservazione.
Sappiamo adesso che i diversi paradigmi adottati dalla
natura macro o microscopica conducono tutti alla formazione
di probabilità e comportano dunque sempre degli
elementi d'incertezza.
Già evidente per le scienze fisiche e psico-chimiche,
l'incertezza è ancora più marcata nel
campo delle scienze della vita, le scienze umane in
particolare.
La scoperta dei sistemi caotici e la messa in evidenza
di realtà totalmente imprevedibili dimostrano
che il mondo non è governato da leggi deterministiche.
Al contrario, il comportamento caotico agisce come
un processo creativo potendo generare una complessità
di forme riccamente organizzate, talvolta stabili,
talvolta instabili, finite o infinite.
Queste osservazioni, almeno per gli esseri animati,
permettono d'introdurre una riflessione e una ricerca
su dei problemi come il libero arbitrio che non saprebbe
avere posto in un mondo determinato da leggi rigorose.
Se non sembra molto ragionevole parlare di libera
scelta a proposito dei fenomeni i cui corpi grezzi
sono il seggio, non ne osserviamo al loro livello
la realtà di situazioni opposte e irriducibili.
Il calcolo statico, situa faccia a faccia delle probabilità
e delle incertezze. Esso fa la parte del comportamento
globale d'un insieme di fronte a un comportamento
individuale diverso.
Una dualità anima e comportamento caotici,
che situano un'alternanza fra l'ordine e il disordine,
fra degli accessi caotici e dei comportamenti regolari
, ognuno di questi fenomeni si dividono in modo aleatorio
nel tempo.
La meccanica quantica definisce la dualità
onda-particella senza pertanto poter risolvere questo
paradosso. In questo campo, Warner Heisenberg aggiunse
ancora un'incertezza formulando il suo famoso Principio
secondo il quale non possiamo mai essere del tutto
sicuri della posizione e della velocità di
una particella : meglio conosciamo l'una e peggio
conosceremo l'altra.
Siamo qui in presenza di una impossibilità
a far coesistere nello stesso approccio due situazioni
completamente opposte. Lo strumento stesso della ricerca
scientifica, la matematica, considerata come l'arma
del ragionamento esatto, come la verità che
struttura il mondo, si trova attualmente in un vicolo
cieco.
Fino agli ultimi anni, ci si riferiva alla matematica
ogni volta che si desiderava dare un esempio di certezza
e di esattezza di ragionamento.
La scomparsa delle certezze, la complessità
costantemente crescente che porta l'analisi dei fenomeni,
hanno generato una complessità dello stesso
ordine al livello della matematica senza che l'una
abbia potuto raggiungere l'altra malgrado le prodezze
di creatività dei matematici i quali per esempio
immaginarono dei "numeri complessi" , composti
di una parte reale e di una parte immaginaria, il
numero reale essendo, come ci si potrebbe attendere,
un complesso la cui parte immaginaria è uguale
a zero. Tali considerazioni furono necessarie per
lo sviluppo della teoria delle frattale.
D'altra parte ci accorgiamo attualmente che la matematica
è lontana dal costituire un insieme coerente
e sembra anche vinta dal caos che caratterizza i fenomeni
naturali. Bisogna intanto riconoscere che, nel campo
dei problemi artificialmente inventati dagli uomini,
più facili da trattare rispetto a quelli posti
dalla natura, essa (la matematica) si è rivelata
incredibilmente efficace.
La scienza permette di fabbricare dei missili, degli
acceleratori di particelle, dei microscopi a positrone,
delle radio elementi artificiali, e ben altre cose
meravigliose che non esistono nella natura. Le tecniche
che hanno elaborato permettono di fabbricare dei calzini,
degli spazzolini per i denti e per il bucato, cose
che neanche esistevano nella natura. Ma nessuna delle
analisi che essa ha potuto operare gli ha mai permesso
la sintesi di una foglia di platano, di una coccinella
o di un elefante.
Uno scientifico può dare delle spiegazioni
a proposito di tutti i fenomeni percettibili. Può
servirsi delle forze della natura per arrivare a dei
risultati materiali sorprendenti.
Ma ci sono delle questioni sull'essenza della vita
e della realtà della morte che egli non può
affrontare. Tutte le sue costruzioni sono artificiali
che comunque rappresentano per l'uomo un enorme interesse.
E come lo scrive David Ruelle , "la razionalità
scientifica non ha sempre ragione ma l'irrazionale
non ha sempre torto"
Da parte sua James Gleick scrive:
"Alcuni che parlano di scienza non sono degli
scientifici. Alcuni hanno smesso di esserlo da molto
e altri non lo sono mai stati"
Sfortunatamente i medici che dicono che l'omeopatia
non è scientifica ignorano quello di cui parlano
e non hanno nessuna idea né della scienza né
dell'omeopatia.
Pur sapendo che ogni cinque o dieci anni bisogna cambiare
referenze e bruciare quel che adoravano prima, essi
pretendono essere i soli ad avere il diritto e la
capacità di avvicinare la verità e gettano
l'anatema su quelli che hanno adottato altri paradigmi.
Essi hanno qualche secolo di ritardo e sono come i
cercatori di un tempo i quali s'immaginavano possedere
la chiave della conoscenza, pensando che se non l'avevano
ancora del tutto, l'avvenire gli permetterebbe di
scoprirla e che così essi potrebbero diventare
i padroni dell'Universo .
Questo è un sogno insensato che gli scientifici
moderni hanno ripreso in esame sapendo bene che pur
creando la verità, essi non la troveranno mai
ma scopriranno qualcos'altro che gli permetterà
di sviluppare la loro creatività essenziale.
Hahnemann anche lui e i suoi discepoli hanno ceduto
alle stesse tentazioni:
"Nel corso delle mie ricerche, scriveva Hahnemann
nel 1810 nella prefazione alla prima edizione del
suo ORGANON ho scoperto la strada della verità.."
e anche lui buttava l'anatomia su tutti quelli che
polemizzavano contro di lui. Sappiamo bene che non
è bene possedere la verità e che delle
miriadi di uomini si sono torturati , sventrati, decapitati
perché ognuno aveva la verità, ma non
la stessa degli altri .
In effetti, il cammino che gli uomini hanno tracciato
per (finire) arrivare alla loro ricerca resta al margine
della realtà e li conduce, al meglio, a realizzare
una creazione nuova ma artificiale.
Il mondo nuovo che hanno elaborato gli permette di
esorcizzare i vecchi demoni che sono la fame, l'ostilità
degli elementi naturali, la malattia e di ritardare,
un po' la loro scadenza terminale (morte) . Ma nuovi
pericoli sorgono costituiti soprattutto da una passività
che mette in sordina le loro qualità di forza,
d'intelligenza e di sentimento.
Qui ancora, e questa volta sulla loro traiettoria,
essi si trovano divisi dalla scelta che si presenta
a loro.
E' la scelta fra le seduzioni dei godimenti passivi
delle ricchezze esteriori e la difficile scoperta
della loro creatività potenziale. E' necessario
che nella situazione di caos sociale che sembra doverlo
minacciare su un piano collettivo, ognuno possa trovare
in se stesso la luce che gli permetta di scoprire
attraverso gli aspetti seduttori della scienza la
strada della sua realizzazione e della sua saggezza.
Perché, come lo diceva Shri Aurobindo :
"La scienza passa come se essa avesse conquistato
tutta la conoscenza. La saggezza progredisce e ascolta
l'eco del suo passo solitario sul bordo degli oceani
immensi"