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SCIENZA E REALTA'


Si sente spesso dire che " l'omeopatia non è scientifica" . Ma che cos'è la Scienza, e qual'è il suo obiettivo?
Tentare di rispondere a questa domanda equivale a impegnarsi in ricerche apparentemente senza fine.
Consultare dei dizionari per ottenere una definizione chiara di quello che è la scienza conduce a delle spiegazioni il cui volume è proporzionato a quello del dizionario: la nozione di "Scienza" si suddivide allora in capitoli molto diversi.

L'etimologia di queste termine ci rimanda alla nozione di "sapere". La scienze nasce dal "sapere" (dalla conoscenza) e lo prolunga. Si tratta in primo luogo di un sapere pratico e utilitario che resta confinato in un campo concreto. Ma l'accumulazione delle diverse conoscenze non bastano per fare una scienza. In primo luogo è necessario che queste "conoscenze" abbiamo uno stesso "oggetto".
Questo oggetto non può essere che una faccetta della realtà circostante, e per questa ragione la nozione di "scienza" esploderà in una moltitudine di direzioni particolari.
E' in questo modo che sono state individuate delle scienze fisiche o chimiche, biologiche, umane, sociali, economiche…..ecc. Esistono delle scienze di osservazione, delle scienze dette "occulte" e perfino una "fantascienza". Questa lista è lontana dall'essere limitativa ( è illimitata ) .

Ma il suo oggetto non è sufficiente per definire una scienza. Un metodo è necessario per progredire verso la conoscenza di questo oggetto . Il metodo è l'insieme dei mezzi e dei procedimenti seguiti per raggiungere l'obiettivo proposto.
Una delle caratteristiche di questa ricerca è costituita dall'applicazione del pensiero per trarne delle nozioni astratte e generali.
Il pensiero può anche scomporre il suo oggetto in tante particolari che diventeranno a loro volta oggetto di studi.
L'obiettività fa anche parte del metodo necessario al processo (procedimento) scientifico che deve essere indipendente dai gusti, dagli interessi, dalle credenze e pregiudizi dell'osservatore che deve essere imparziale, libero da soggettività. Questo che davanti a uno stesso fenomeno, diversi osservatori devono arrivare alle stesse constatazioni.

La scienza non è soltanto caratterizzata da un oggetto e un metodo. E' necessario che essa metta in evidenza le relazioni che uniscono gli elementi che la compongono. Perché , come lo ha espresso Henri Poincaire,
"Facciamo della scienza con dei fatti, come facciamo una casa con delle pietre. Ma l'accumulazione di fatti non sono una scienza più di quanto un mucchio di pietre non è una casa".

Quote relazioni devono poter essere verificate da altri sperimentatori. Esse sono le condizioni necessarie costituendo la coesione dell'insieme dei fenomeni da analizzare. Esse sono le condizioni necessarie costituendo la coesione dell'insieme dei fenomeni da analizzare . Esse conducono all'espressione di una legge affermando il rapporto e il modo di determinazione dei fenomeni . Meglio ancora, la legge permette di prevedere il fenomeno, di suscitarlo, di modificarlo o anche di distruggerlo. Generalizzando all'estremo e estrapolando, possiamo dire che la legge permette di includere in un solo corpo di verità solidali tutte le cose dell'Universo.
Appare qui il grave pericolo di vedere la scienza esercitare la sua egemonia su ogni cosa esistente, avendo vissuto o potendo esistere , questo permette a coloro che non sono degli scienziati di affermare che si niente sfugge alla , tutto quello che gli sfugge, semplicemente, non esiste"!


La necessità di trovare una relazione tra i fenomeni si è imposta molto presto nella storia delle scienze.
Il lavoro appassionato, complesso, voluminoso consacrato da Georges Ifrate alla Storia Universale dei Numeri dimostra a che punto le relazioni numeriche fra gli oggetti fin dai tempi più remoti della preistoria hanno costituito una preoccupazione maggiore. Le prime testimonianze archeologiche di una storia della contabilità risalgono in effetti al periodo, così denominato dai specialisti della preistoria "Aurignaziano" e che si estende dal 35000 a 20000 anni prima della nostra era. Ma oltre la necessità pratica di una contabilità, i numeri per molto tempo non sono serviti che come supporti di speculazioni teologiche, cosmologiche o magiche. Si dovette attendere a lungo prima di vedere le relazioni numeriche costituire come un cemento fra i fenomeni, e la matematica svilupparsi nella direzione dell'aritmetica presso i Babilonesi, e la geometria presso gli Egiziani. La numerazione sessagesimale dei Babilonesi si è inoltre mantenuta fino all'epoca attuale : misuriamo ancora gli angoli e il tempo come lo facevano gli antichi astrologi di Babilonia.

L'introduzione di relazioni numerate risale a una data relativamente recente. Evocando, sulla fine del XVIII secolo, i differenti aspetti della scienza, François Boissier de Sauvapes de la Croix scriveva che la conoscenza matematica fondata sull'osservazione dei fenomeni era la più sicura e la più vantaggiosa, aggiungendo che alla sua epoca essa era la più trascurata e di conseguenza la più rara . In seguito la quantificazione dei fenomeni permetteva di individualizzare quelle che furono già allora denominate "Scienze esatte" che rappresentando le scienze astratte costituite dalla matematica e dalle "Scienze Naturali", nelle quali il calcolo intervenne molto più tardi. Per le "Scienze naturali" la relazione si stabiliva non attraverso il calcolo ma dal confronto delle somiglianze o delle dissomiglianze fra i loro costituenti. Oggi parliamo di "Scienze dure" e di "Scienze molli" (morbide) per evocare queste due modalità della conoscenza.

Sappiamo che la nozione del numero, l'aritmetica e la geometria hanno avuto, per molto tempo, solo usi pratici e utilitari. Si dovette attendere le riflessioni dei matematici della Grecia antica per assistere allo sviluppo delle loro possibilità astratte.
In una pleiade (cenacolo) di filosofi e di matematici emerge, nel VI° secolo prima della nostra era, l'importante figura di Pitagora e della sua Scuola che svilupperanno parallelemente alla matematica una filosofia basata sui numeri.
Il numero è la fonte e l'essenza di qualsiasi cosa esistente. Da solo egli permette di afferrare (capire) la natura reale dell'universo.
L'opera intera di Pitagora manifesta la sua passione per l'aritmetica e la geometria, il suo interesse per la politica e la sua preoccupazione teologica e religiosa. Per lui, il numero rappresenta la fonte dell'armonia.
Pitagora fu il primo teorico della musica, stabilendo una relazione numerica fra la lunghezza di una corda vibrante e l'altezza del suono che emette. E' probabilmente la prima volta che fu espressa una relazione numerica fra due suoni, due fenomeni naturali. D'altra parte, questa relazione stabiliva un legame tra qualità e quantità;
Uno dei suoi discepoli, Filolao, scriveva in questa stessa epoca:

"Ogni essere conoscibile ha un numero. Senza questo, non sapremmo concepire niente né riconoscere niente"

Un po' più tardi Platone fece del numero il più alto grado della conoscenza, l'essenza stessa dell'armonia cosmica.
Così il numerosi situava all'articolazione della scienza e dell'immaginario. Era al tempo stesso lo strumento del contabile e dell'uomo di scienza, la chiave dell'immaginario frequentato dai poeti, i filosofi, i religiosi, i mistici, i magi e i divini. Fu necessaria una lunga evoluzione nel corso dei secoli, raccontata in modo eccellente da Georges Ifrate, affinchè dopo i Greci, gli Indiani, gli Arabi poi finalmente gli Europei, i numeri strutturino quel che fu qualificato in seguito come "Scienze Esatte" o "Scienze Pure" in opposizione alle "Scienze Naturali" quindi non esatte. Al punto che il numero finì per costituire l'unica relazione possibile fra i fenomeni e a reagire in modo totalitario attraverso le leggi più egli permetteva di formulare. E' quanto esprimeva Bergson quando scriveva:

"La scienza misura e calcola in vista di prevedere e di agire. In primo luogo suppone, in seguito constata che l'Universo è regolato (governato) da leggi matematiche"


La conoscenza degli incatenamenti delle cause e degli effetti che conduceva alla formulazione delle leggi, doveva permettere, attraverso lo studio del presente, di conoscere il passato e l'avvenire. Ma ci sono in questa concezione dei difetti (imperfezioni) importanti le quali, già durante l'Antichità offuscarono questa bella immagine della speranza umana.


La scoperta di grandezze qualificate allora "inesprimibili" venne in effetti, del tempo stesso di Pitagora, a introdurre un'imperfezione, una irriducibile disarmonia nell'opera dell'Architetto Cosmico, cui tutte le manifestazioni erano sensate esprimersi dai numeri. Questi "numeri inesprimibili" non erano ne dei numeri interi ne delle frazioni, e Pitagora li scoprì quando ricercava quale grandezza poteva esprimere la diagonale di un quadrato avendo l'unità per lato.


Lo scandalo fu tale che Pitagora esigette che i suoi seguaci s'impegnassero con giuramento a non rilevare mai questo segreto il cui contenuto veniva a violare l'armonia perfetta che era stata concepita tra il Numero e la Forma, tra l'aritmetica e la geometria. Perché Pitagora non era soltanto un genio della matematica che aveva scoperto i numeri irrazionali, che aveva enunciato la teoria del pari e dispari e quella dei numeri figurati. Egli era anche animato dalla preoccupazione teologica e di un interesse potente per la politica. I discepoli che frequentavano la sua Scuola si dividevano tra "Matematici" i quali ricevevano direttamente il suo insegnamento e gli "Acusmatici" i quali dovevano accontentarsi di ascoltarlo dietro una dietro una tenda.


Così gli Antichi hanno consacrato un vero culto al Numero e alla Forma . Conosciamo l'importanza presso i creatori greci e medioevali del "Numero d'Oro" nato da speculazioni portando sull'Unità, la Dualità, il Cerchio e il Quadrato. La scoperta dei numeri irrazionali non fu che la prima imperfezione a rendere fragile questo bel edificio . Fu necessario intanto attendere l'epoca moderna affinchè altre incertezze vengano ad accumularsi.


L'Astronomia, che è una delle sette scienze tradizionali, è la prima sulla quale il numero venne a stabilire il suo dominio. L'apparente regolarità dei movimenti celesti permise, in modo molto preciso, di dar loro un'espressione numerica .Delle relazioni furono stabilite fra i numeri, e le speculazioni che esse sembravano autorizzare sono allora servite come base alle speculazioni degli astrologi babilonesi, riprese inoltre in ogni epoca fino alla nostra.

Fu necessario attendere fino alla nostra epoca per rimettere in discussione le pretese egemoniche delle cosiddette "Leggi Cosmiche". La formulazione delle "Singolarità" permise l'ipotesi di punti particolari dello Spazio-Tempo dove le leggi della fisica ordinaria non si applicavano. Inoltre, se la nazione d'incidente viene a contraddire quella di legge, la constatazione di incidenti grandiosi cosmici dimostra in modo evidente che le leggi che gestiscono l'ordine cosmico non hanno un'applicazione generale .

A partire dai primi passi dei contabili babilonesi, le scienze matematiche conobbero una lenta evoluzione che prosegue ancora attualmente. Se in modo molto precoce, esse trovarono un'applicazione nello studio dei movimenti celesti, esse impiegarono molto più tempo a invadere gli altri campi scientifici, la fisica e la chimica prima, le scienze biologiche e le scienze d'osservazione in seguito. I progressi che esse permisero allora svegliarono la speranza che potrebbero investire la totalità del campo della ricerca e rendere conto della realtà. Gli scienziati si misero a sperare che esse potrebbero permettergli di scoprire tutto quello che ignoravano ancora.

IL CALCOLO STATISTICO

Se la conoscenza numerica dei fatti sociali risale al XVI° secolo, il vocabolo "Statistica" sembra apparire solo verso la metà del XVIII°. Esso indicherà in seguito l'insieme dei metodi che hanno per oggetto la colletta, l'analisi e l'interpretazione di dati numerici relativi a un insieme d'unità della stessa natura . Questo insieme era designato in modo generale sotto il nome di "Popolazione" e poteva riguardare degli esseri viventi, delle cose o dei fenomeni diversi.


Nel 1812 Pierre Simon de Laplace (1742-1827) pubblicando la sua "Teoria Analitica delle Probabilità", si situa al primo posto fra quelli che hanno fatto del calcolo delle probabilità il mezzo fondamentale dell'analisi statistica.
Diventava così possibile di affrontare dei fenomeni le cui cause troppo complesse per poterle conoscere tutte e affrontarle separatamente.


Limitate prima ai fatti sociali, i metodi dell'analisi statistica coprivano, a partire dalla fine del XIX° secolo, tutti i campi dell'investigazione scientifica, permettendo l'uso del mezzo matematico per trattare quello che era convenuto chiamare "Scienze Naturali" rispetto alle "Scienze esatte" (o artificiali). E' così che, per esempio Jean Clerk Maxwell (1831-1879) potette arrivare alla teoria cinetica dei gas in seguito costituì il punto di partenza della meccanica statistica e della fisica nucleare.


I fenomeni osservati nel campo delle scienze della natura sono complessi e risultano dall'intervento di numerosi fattori per i quali uno studio esauriente è impossibile . D'altra parte, (essi) riguardano delle "popolazioni" composte di un gran numero d'individui: atomi, molecole, esseri viventi, agglomerati cosmici …ecc.
I fatti biologici presentano queste caratteristiche e il loro studio per mezzo della statistica si avvicina a quello delle scienze esatte, senza intanto indentificandosi.
Perché, fin dagli inizi della sua applicazione, i limiti del metodo statistico sono stati formulati da Claude Bernard, considerato inoltre come il fondatore delle scienze sperimentali. Già, nel 1856, nella sua "Introduzione allo Studio della Medicina Sperimentale" egli scriveva:


"L'uso delle medie in fisiologia e in medicina non danno molto spesso che una falsa precisione ai risultati , distruggendo il carattere biologico dei fenomeni"


Quello che Claude Bernard aveva detto dell'applicazione del metodo statistico ai fenomeni biologici fu ripreso dai scientifici moderni a proposito delle scienze fisiche e chimiche le cui leggi, basate su delle statistiche, non sono di conseguenza, che approssimative. Esse riguardavano l'insieme di una "popolazione" , ma non saprebbero pregiudicare in niente del comportamento di un elemento particolare di questa popolazione, che può, individualmente, sfuggire alla legge generale.

Sappiamo che le leggi fondamentali della termodinamica hanno un origine statistica e s'appoggia su degli insiemi di 10 molecole. Così, delle grandezze quali la pressione, la densità ecc… si esprimono come delle medie fondate su delle serie di 10 molecole, e le oscillazioni di queste medie sono così deboli che le consideriamo come dei valori totalmente definiti. Il comportamento dell'individuo non saprebbe dunque essere necessariamente legato al comportamento dell'individuo che non è neanche obbligatoriamente legato a quello dell'insieme. E' solo attraverso la cooperazione di un gran numero di atomi per esempio che le statistiche che iniziavano a operare.
Questo significa che la precisione delle leggi della fisica e della chimica è basata sul gran numero di atomi presi in considerazione. Ma non potrebbe costantemente riguardare un atomo in particolare.


Queste considerazioni non alternano in niente il valore delle statistiche, ma ne limitano l'ampiezza e rimettono in questione il carattere d'universalità delle leggi che permettono di formulare . Le statistiche saprebbero operare solo al livello delle collettività.
Se un volo d'uccelli, un banco di pesci , possono essere considerati nel loro insieme, ci possono essere grandi possibilità di variazioni al livello di ognuno degli individui che le costituiscono . Perché, lo sappiamo bene, l'individuo non obbedisce sempre alla legge comune.
Appare qui un'incertezza radicale che la metodologia scientifica moderna non è abilitata a risolvere e poichè rimette seriamente in questione le pretese egemoniche di una scienza che si basa su di essa.


Una della scienza classica, oltre la definizione dello stato istantaneo risiede nella ricerca della predictibilità . E' Newton che aveva enunciato in principio che quando si conosce esattamente lo stato d'un sistema fisico, la sua posizione e velocità a un istante dato, ne possiamo dedurre il suo stato in tutt'altro momento, passato o futuro. Era una visione ideale , completamente determinista; più tardi condivisa da Claude Bernard il quale scriveva:

"Bisogna ammettere come un assioma sperimentale negli esseri viventi come nei corpi grezzi, le condizioni di esistenza di qualsiasi fenomeno sono determinate da un modo assoluto".
Tale era la sua convinzione, ma il metodo statistico non gli sembrava lo strumento adatto , e gli scriveva un po' più avanti:
"In una parola, fondatasi sul metodo statistico, la medicina non potrebbe essere mai che una scienza congetturale".
Egli faceva eco a quello che aveva già scritto Hahnemann nel 1810 nella prima edizione del suo Organon: "In ogni tempo, nessun arte è stata più unanimemente dichiarata un'arte dichiarata un'arte congetturale che la medicina.


IL PARADIGMA DEL CAOS

Ma niente è più semplice, che sia su scala delle popolazioni o su quella degli individui . Se la nozione del numero, sulla quale si fondano le scienze esatte, è una nozione idealmente semplice, non è lo stesso nella realtà delle scienze della natura dove nessun elemento è semplice, che si tratti dei costituenti atomici, delle molecole e dei loro aggregati, degli esseri viventi, o degli elementi cosmici. In questo modo la determinazione della situazione iniziale di un sistema dinamico naturale comporta sempre una imprecisione, minimo che sia, le cui conseguenze sono imprevedibili. A proposito di questo fenomeno, gli scientifici moderni parlano di "dipendenza sensitiva delle condizioni iniziali", mentre i meteorologici evocano l'effetto farfalla: un battito d'ala di farfalla nel mare del Giappone può essere la causa d'un ciclone nel mare dei Caraibi.

Il primo approccio dell'effetto "farfalla" è legato ai lavori di Edward Lorenz sulla meteorologia nel 1961.
Essi furono possibili solo grazie ai progressi della tecnologia che misero alla disposizione dei cercatori degli strumenti di calcolo sempre più efficienti, gli ordinatori.
Il buon senso popolare aveva da molto tempo evocato questo fenomeno dicendo: "Piccola causa, grandi effetti" .
Ma, evidentemente, non ne aveva tratto le conseguenze che ne hanno tratto gli scientifici moderni. Questa osservazione riguarda tutti i fenomeni dinamici naturali: la meteorologia, l'idrodinamica, l'astronomia, la fisica, la chimica, l'economia, la demografia e, in particolare tutto ciò che riguarda gli esseri viventi.

L'impossibilità di caratterizzare esattamente le condizioni iniziali d'un sistema evolutivo comporta dunque un'incertezza radicale che gli scientifici attuali sono nell'incapacità di risolvere. Ma anche se questa conoscenza delle condizioni iniziali era completa, un altro tipo di incertezza si presenterebbe, legata alla complessità dei fenomeni. Claude Bernard aveva già evocato questa difficoltà che rappresentava un ostacolo maggiore all'applicazione della matematica e delle statistiche in particolare allo studio dei fenomeni della vita:

"Dei tentativi di questo genere, egli scriveva, sono premature nella maggior parte dei fenomeni della vita, precisamente perché questi fenomeni sono talmente complessi che accanto a qualcuna delle loro condizioni che noi conosciamo, dobbiamo non soltanto supporre ma affermare che ne esiste una folla di altre che sono assolutamente sconosciute" .

Claude Bernard ne deduceva che lo studio qualitativo dei fenomeni doveva necessariamente precedere il loro studio quantitativo.
Egli sperava che l'avvenire vedesse questa complessità risolversi con la definizione di ognuno dei suoi elementi.
Ma nel corso del secolo che seguì , e malgrado l'utilizzo di metodi d'analisi sempre più efficienti, i cercatori non potettero che vedere aumentare la complessità dei fenomeni biologici e il numero delle incertezze che ne risultava.


Così nacque nel mondo scientifico trent'anni fa, il "paradigma del caos". Bisogna ricordare qui che se un postulato è un principio indimostrabile dando la nascita a un sistema deduttivo, un paradigma è un modello servendo di base allo studio di un fenomeno. Il campo comincia lì dove si ferma quello della scienza classica. Per definizione, il caos risulta da un evoluzione temporale con dipendenza sensitiva delle condizioni iniziali nella quale l'ordine determinista iniziale cede il posto al disordine del caso.


La dipendenza sensitiva delle condizioni iniziali, significa che anche l'effetto gravitazionali d'un elettrone situato alle frontiere dell'Universo conosciuto è importante e non saprebbe essere trascurato.
I matematici sanno inoltre molto bene che il problema gravitazionale posto da tre corpi celesti è, per la maggior parte del tempo, insolubile. A breve termine, si tratta d'un sistema stabile, ma a lungo termine è impossibile conoscerne l'evoluzione in tal modo che una conoscenza precisa del passato e del presente permetta la predisposizione solo in un futuro vicino.


All'inizio dello studio del caos, si ammetteva che il comportamento erratico e imprevedibile d'un sistema era legato a l'intervento di un gran numero di variabili. A partire dagli anni 60 ci si rese conto che tali comportamenti potevano apparire in sistemi comportando un piccolo numero di variabili. E' necessario intanto che abbiano almeno tre gradi di libertà per diventare caotici. Li qualifichiamo deterministe perché determinati dalle condizioni iniziali. Essi sono caotici perché malgrado questa determinazione essi sono imprevedibili.
Così, accanto alla scienza classica che è quella della prevedibilità, fondata sulle probabilità statistiche, si costituì una scienza nuova che era quella dell'imprevedibilità.
Il metodo statistico inizialmente enunciato per permettere l'approccio statistico delle popolazioni, era fondato su incertezza radicale sulla misura in cui era incapace di prendere in conto la totalità degli elementi costituendo un insieme dinamico.


D'altra parte, la conoscenza dello stato presente d'un sistema evolutivo, contrariamente al principio enunciato da Newton non conduceva immancabilmente a quella del suo passato e del suo avvenire. Sono tali considerazioni che condussero a enunciare il paradigma del caos.
Questo studio potette svilupparsi solo grazie a l'uso di potenti ordinatori. Esso condusse a dei campi strani quali il "diffeomorfismo del tovagliolo piegato" o le "applicazioni della pappa molle".

Una prima conseguenza fu la scoperta di un campo di ricerche del tutto nuovo e in primo luogo di una specie di organizzazione all'interno stesso del caos. Nel 1971 David Ruelle e Floris Takens descrissero questa organizzazione come un fenomeno "che attira in modo strano". Essi definivano così l'immagine della complessità d'un sistema dinamico che evolve nel tempo, la regione dello spazio che "attira" la traettoria caotica seguita da questo sistema.


Parlare di caos, equivale a evocare due situazioni totalmente differenti. In un primo caso, si tratto di sistemi dinamici il cui avvenire è perfettamente determinato e che "la geometria della natura". Tutti i fenomeni naturali quali la geomorfologia, i movimenti degli astri, nel ciclo, la meteorologia, le turbolenze dei fluidi, si presentano sotto forme estremamente irregolari di fronte alle quali le scienze esatte, che sono teoriche e s'interessano ai fenomeni omogenei, avevano bisogno di strumenti nuovi per sviluppare un'efficienza.
La geometria classica, che non ha alcuna difficoltà a rendere conto del movimento globale delle maree, era incapace di affrontare la turbolenza atmosferica e oceanica.
C'è una contraddizione fondamentale tra l'idealizzazione delle scienze pure, o teoriche, e le realtà delle scienze naturali.
Questa contraddizione era stata occultata per un tempo così come lo scrive Benoit Mandelbrat:
"Le scienze meno esatte, quelle i cui principi stessi sono i meno certi, sono le più portate all'assiomatica e alla preoccupazione di rigore e di generalità" .
E più in là , egli scriveva:
"Di fronte a l'ordine eccessivo della logica euclidiana, la natura presenta l'aspetto d'un disordine eccessivo"


Il metodo statistico era già uno degli strumenti permettendo di affrontare in parte questo problema, ammettendo allo stesso tempo che un certo numero di fenomeni possano restare al di fuori del suo campo d'osservazione.
Lo sviluppo della geometria frattale (?) è una caratteristica delle orientazioni scientifiche nuove per un migliore adattamento delle scienze pure, che "sono le scienze matematiche" , alle scienze naturali.


Il campo delle figure frattali (?) era già stato avvicinato fra il 1875 e 1925 , ma l'insieme degli oggetti che era il soggetto di questo approccio era stato qualificato come "museo d'arte matematica" dagli uni e di "galleria di mostri" dagli altri .
La loro natura appariva troppo speciale per meritare uno studio serio. Benoit Mandelbrot fu colui che negli anni 50 ha intrapreso lo studio e ha dimostrato le loro possibilità d'applicazione in numerosi campi concreti.
Definendo chiaramente l'oggetto frattale (?) egli apriva alla ricerca un campo nuovo la cui esplorazione riservava numerose scoperte.


Una figura o un oggetto frattale (?) si caratterizza dal fatto che le sue parti hanno la stessa forma o struttura rispetto al tutto, e sono quasi a una scala diversa e possono essere leggermente deformate. La loro forma è sia estremamente irregolare, sia estremamente frammentata qualsiasi sia la scala d'esame.
L'oggetto o la figura frattale (?) sono caratterizzati da un numero che è la "dimensione frattale" e quantifica il grado d'irregolarità o di frammentazione. La dimensione frattale (?) può essere rappresentata da una frazione semplice o da un numero irrazionale. Precisando che la dimensione d'un oggetto frattale (?) è una nozione intuitiva e dipende dal rapporto tra l'oggetto e l'osservatore, Mandelbrat introduce la nozione di soggettività, adottando per definire un oggetto frattale una "caratterizzazione aperta e intuitiva procedendo con tocchi successivi".
In effetti è evidente che la dimensione di un oggetto si modifica secondo la scala d'osservazione, secondo la distanza alla quale l'osservatore si trova situato.
" La distribuzione dei corpi celesti nell'Universo
" I numerosi incidenti del rilievo terrestre
" Il disegno dei crateri sulla superficie della luna
" Un fiocco di neve
" Un albero e le sue arborescenze
" Lo schema arborescente di un polmone
" Il tragitto brouniano di una particella
" La forma delle proteine
Costituiscono delle immagini o degli oggetti frattali. Vediamo così le numerose applicazioni di questo nuovo approccio scientifico dei fenomeni naturali.
Essi possono anche riguardare le gerarchie dei gruppi umani, la distribuzione dei redditi salariali, la frequenza delle parole nel discorso, oppure in fisica la teoria dei fenomeni critici o le composizioni degli ordinatori.
Il paradigma del caos, la geometria frattale, costituiscono dei modelli nuovi che hanno invaso tutti i campi della ricerca moderna. Esse trovano degli sviluppi non solo nella matematica, la fisica, la chimica, ma anche nelle scienze della natura, la biologia e la medicina.


Nel 1986, nell'auditorio degli Istituti Nazionali della Salute, nella periferia di Washington, Bernardo Hubermann, davanti a un auditorio piuttosto scettico, faceva una conferenza sul "movimento erratico dell'occhio negli schizzofrenici" nella quale faceva intervenire un modello frattale.


Qualche anno più tardi , la questione dei frattali interessava tutte le discipline mediche dall'anatomia con le strutture polmonari, i reticoli sanguigni, linfatici o nervosi, fino alle strutture ritmatiche che sono quelle della vita come i ritmi respiratori o cardiaci. Questi lavori riguardano anche delle ricerche sulla memoria e affrontano anche i problemi posti dall'intelligenza artificiale


In omeopatia, la preparazione "cascata" dei medicinali, costituendo una sequenza di livelli legati da un tasso costante di dinamismo, si presenta come oggetto frattale il cui studio non sarebbe forse privo di interesse.


LA MECCANICA QUANTICA
La diversità dei campi nei quali il paradigma del caos trovò delle applicazioni pratiche ne fece un elemento d'unificazione della scienza la quale fin lì si divideva in un gran numero di specialità. Presentando l'immagine di collettività comportandosi in modo totalmente imprevedibile e all'interno delle quali intanto s'individualizzavano in modo irregolare degli isolotti d'ordine, riconciliavamo l'ordine e il disordine che alternativamente nascevano l'uno dall'altro.
La scienza del caos era quella della globalità, della natura globale dei sistemi.


Ma questa concezione non poteva riguardare che la fisica della materia concentrata che è la fisica macroscopica. Di fronte a lei si situa la micro-fisica che è quella delle particelle elementari.
Il metodo statico e lo sviluppo del paradigma del caos non conducevano che a delle probabilità ma a certe condizioni, le applicazioni pratiche che ne derivavano restavano soddisfacenti, senza intanto poter rivalizzare con l'esattezza ideale delle scienze pure.


Quando all'inizio del XIX° secolo le scienze affrontarono il campo delle particelle atomiche, si resero conto che la meccanica classica, largamente ispirata dai lavori di Newton, era del tutto insufficiente per rendere conto dei fenomeni microfisici.
Tale fu l'origine della meccanica quantica la cui teoria fu enunciata da Max Planck alla fine del secolo scorso.
La meccanica classica considerava che l'evoluzione dei fenomeni che affrontava si svolgeva in modo continuo.
Ma su scala microscopica fummo obbligati di fare un posto alla discontinuità.

I fenomeni di diffrazione e d'interferenze osservati fra i corpuscoli micro-fisici condussero alla nozione che ogni oggetto materiale possiede allo stesso tempo le caratteristiche di un'onda e di un corpuscolo; ma che la dimensione degli oggetti macroscopici riduceva l'onda in modo che la si poteva considerare nulla.

Su scala microscopica, oltre ai fenomeni di fiffrazione e d'interferenza, la meccanica quantica tiene conto d'altri fenomeni altrettanto inspiegabili dalla teoria classica quali l'effetto tunnel che contraddice il fenomeno di riflessione totale, la stazionarità che è una conseguenza del fenomeno d'interferenza, la delocalizzazione che rappresenta l'impossibilità di localizzare nello spazio l'onda corpuscolare, e l'indiscernibilità che non permette di discernere separatamente il fenomeno ondulatorio e il fenomeno corpuscolare.


Un'altra stranezza della Natura presa in considerazione da questa strana teoria è "la messa in fase (o punto) delle particelle su una sola onda coerente".
Perché se è giusto associare un'onda a una particella, quando si tratta di un sistema di particelle ci possiamo associare una sola onda che rappresenta il sistema intero.
Quest'onda non si propaga più nel nostro spazio tridimensionale, ma "in uno spazio astratto il cui numero di dimensioni è uguale al triplo del numero di particelle che costituiscono il sistema". Potremmo crederci in un campo di speculazioni astratte e immaginarie che si imparentano alla creatività d'artisti surrealisti. Ma la fecondità di questa teoria ha dato nascita a delle realtà molto concrete quali i transistor (radio) e la microelettronica, il laser, la risonanza magnetica nucleare, il microscopio a effetto tunnel…ecc..


La teoria quantica è anche all'origine delle ricerche sulla superfluidità e sulla superconduttività.
Nel campo biologico, la teoria quantica ha chiarito i fenomeni dell'eredità . Essa permette in particolare di rispondere alla questione della stabilità dei geni all'interno del cromosoma.

LA TEORIA DELLA MORFOGENESI

Nell'esprimere l'idea che il mondo è statico e che è l'osservazione che ne facciamo che evolve, Werner Heisenberg lanciava un dubbio sull'oggettività delle formulazioni scientifiche.
Ma nel formulare il suo famoso Principio d'incertezza egli definiva una proprietà fondamentale e ineluttabile del mondo.

Per Erwin Schrodinger, un altro pioniero della meccanica quantica, è il mondo stesso che cambia nel 1981 esponendo l'ipotesi della " causalità formativa" , lanciava ai cercatori una nuova sfida. Questa ipotesi evoca la possibilità di un memoria collettiva dell'Universo, alimentata da tutte le cose esistenti e avendo esistito, mettendo in forma i fenomeni che si manifestano nel presente e si manifesteranno nell'avvenire. Questa memoria è cumulativa e si arricchisce costantemente dell'esperienza del presente senza essere la fonte di un determinismo rigoroso.

Questo processo dipende da quel che Rupert Sheldrake denomina dei "campi morfici".
Come quelli della fisica questi campi morfici sono delle regioni d'influenze non materiali che si estendono nello spazio e si prolungano nel tempo.
Come lo indica il loro nome, essi condizionano la morfogenesi . Egli scrive che ogni tipo di sistema matoriale , possiede il suo proprio tipo di campo. C'è un campo per l'insulina e uno per il faggio, un campo per la rondine.. ecc. Questi campi scolpiscono dei diversi tipi di atomi, di molecole, di cristalli, di organismi viventi, di società, di costumi e di modi di pensiero.
L'ipotesi di R. Sheldrake è un approccio ai problemi posti dalla forma che non saprebbero risolvere delle considerazioni matematiche In effetti, la materia non è l'unico supposto delle proprietà d'un oggetto. Avviene che la forma cioè la disposizione della materia nello spazio ne sia anche responsabile. E' così che gli stessi atomi possono costituire degli isomeri di proprietà molto differenti

Sappiamo anche che uno dei rami della ricerca farmacologica moderna stabilisce delle relazioni tra l'attività d'una sostanza e la forma della molecola che la costituisce. Queste considerazioni non possono lasciare indifferenti i cercatori dell'Omeopatia. I sistemi e gli organismi sono, in questa ottica influenzati dai sistemi e organismi che li hanno preceduti.


Questi campi morfici sono anche oganizzatori di fenomeni biologici quali i comportamenti animali o umani, i sistemi sociali o culturali, l'attività mentale ecc…
Se, nella concezione della teoria quantica, la coppia onda-corpuscolo non saprebbe dedursi da ognuno dei suoi elementi, risulta lo stesso per la coppia forma materia.
In un certo senso, la forma è legata alla materia, ma la materia non gli è legata e può costituire un'infinità di forme diverse. La forma, sebbene legata alla materia, si stua ben al di là delle componenti alimentari che la costituiscono.
I campi morfici non possono essere fisicamente misurati. Ma numerose sperimentazioni ne hanno fornito delle prove indirette. Essi fanno riferimento a una relazione non materiale di scambio d'informazioni, fenomeno che ha ricevuto il nome di "risonanza morfica".

Questa relazione funziona in effetti solo per risonanza, in funzione del grado più o meno importante di similitudine. Più la similitudine è vicina più forte è l'influenza della risonanza morfica. Possiamo notare più che il fenomeno della risonanza non riguarda solo la risonanza morfica. Essi sono in effetti ben conosciuti dai fisici, in particolare nel campo acustico dove fanno intervenire anche lì una similitudine di forma.
La relazione di questa teoria con le tesi dell'omeopatia non poteva mancare di porsi.
Alcuni lavori hanno visto il giorno (sono nati) nella letteratura omeopatica ed è forse un peccato che non abbiamo suscitato risonanze. Rupert Sheldrake dichiarava lui stesso che durante un congresso a Melbourne che c'era in effetti una somiglianza tra il concetto che aveva sviluppato, e quello dell'omeopatia.


Se per alcuni l'uomo è una macchina complessa le cui diverse parti ingranano l'uno nell'altra, per altri l'uomo è una totalità alla quale la vita dà una dimensione particolare. Tali affermazioni intanto rispondono alla domanda fondamentale: "Che cos'è dunque un uomo ?"
A una domanda mentale non possono rispondere che delle risposte mentali, e Platone con una certa ironia aveva risposto che l'uomo era un animale a due zampe, senza piume! Si potrebbe anche pretendere che l'uomo è un extraterrestre che è venuto a fare sulla terra. Ma neanche questo risolve niente.
Tra l'ignoranza delle sua origini e quella del suo destino, confrontato all'incertezza del ruolo che deve giocare, rimane posto solo per un'angoscia che fin dalle origini gli uomini tentato di calmare con risposte diverse d'ordine religioso, filosofico o scientifico.

L'idea prima che animava questa ricerca era quella di una realtà costante governata dalle leggi eterne. Davanti alla constatazione di un cambiamento di un cambiamento perpetuo, venne l'idea che l'evoluzione della Natura era governata da leggi. Si pensava allora che la conoscenza di un momento particolare di questa evoluzione permetteva di conoscerne il passato e l'avvenire : la scienza tentava di sostituirsi alla magia!
La ricerca scientifica individualizzò prima delle scienze esatte, matematiche e geometriche collegandole alle prime speculazioni filosofico-religiose. Il loro punto debole era il loro carattere ideale e astratto.
Accanto ad esse furono individualizzate delle scienze d'osservazione fondate sulle percezioni sensibili degli osservatori e su delle relazioni di qualità . Per molto tempo la scienza dei movimenti cosmici, caratterizzata allo stesso tempo dalle osservazioni e dalle relazioni numeriche, costituì un mezzo termine fra scienze teoriche e scienze d'osservazione. Sappiamo adesso che i diversi paradigmi adottati dalla natura macro o microscopica conducono tutti alla formazione di probabilità e comportano dunque sempre degli elementi d'incertezza.
Già evidente per le scienze fisiche e psico-chimiche, l'incertezza è ancora più marcata nel campo delle scienze della vita, le scienze umane in particolare.


La scoperta dei sistemi caotici e la messa in evidenza di realtà totalmente imprevedibili dimostrano che il mondo non è governato da leggi deterministiche.
Al contrario, il comportamento caotico agisce come un processo creativo potendo generare una complessità di forme riccamente organizzate, talvolta stabili, talvolta instabili, finite o infinite.
Queste osservazioni, almeno per gli esseri animati, permettono d'introdurre una riflessione e una ricerca su dei problemi come il libero arbitrio che non saprebbe avere posto in un mondo determinato da leggi rigorose.

Se non sembra molto ragionevole parlare di libera scelta a proposito dei fenomeni i cui corpi grezzi sono il seggio, non ne osserviamo al loro livello la realtà di situazioni opposte e irriducibili. Il calcolo statico, situa faccia a faccia delle probabilità e delle incertezze. Esso fa la parte del comportamento globale d'un insieme di fronte a un comportamento individuale diverso.


Una dualità anima e comportamento caotici, che situano un'alternanza fra l'ordine e il disordine, fra degli accessi caotici e dei comportamenti regolari , ognuno di questi fenomeni si dividono in modo aleatorio nel tempo.
La meccanica quantica definisce la dualità onda-particella senza pertanto poter risolvere questo paradosso. In questo campo, Warner Heisenberg aggiunse ancora un'incertezza formulando il suo famoso Principio secondo il quale non possiamo mai essere del tutto sicuri della posizione e della velocità di una particella : meglio conosciamo l'una e peggio conosceremo l'altra.

Siamo qui in presenza di una impossibilità a far coesistere nello stesso approccio due situazioni completamente opposte. Lo strumento stesso della ricerca scientifica, la matematica, considerata come l'arma del ragionamento esatto, come la verità che struttura il mondo, si trova attualmente in un vicolo cieco.
Fino agli ultimi anni, ci si riferiva alla matematica ogni volta che si desiderava dare un esempio di certezza e di esattezza di ragionamento.


La scomparsa delle certezze, la complessità costantemente crescente che porta l'analisi dei fenomeni, hanno generato una complessità dello stesso ordine al livello della matematica senza che l'una abbia potuto raggiungere l'altra malgrado le prodezze di creatività dei matematici i quali per esempio immaginarono dei "numeri complessi" , composti di una parte reale e di una parte immaginaria, il numero reale essendo, come ci si potrebbe attendere, un complesso la cui parte immaginaria è uguale a zero. Tali considerazioni furono necessarie per lo sviluppo della teoria delle frattale.

D'altra parte ci accorgiamo attualmente che la matematica è lontana dal costituire un insieme coerente e sembra anche vinta dal caos che caratterizza i fenomeni naturali. Bisogna intanto riconoscere che, nel campo dei problemi artificialmente inventati dagli uomini, più facili da trattare rispetto a quelli posti dalla natura, essa (la matematica) si è rivelata incredibilmente efficace.

La scienza permette di fabbricare dei missili, degli acceleratori di particelle, dei microscopi a positrone, delle radio elementi artificiali, e ben altre cose meravigliose che non esistono nella natura. Le tecniche che hanno elaborato permettono di fabbricare dei calzini, degli spazzolini per i denti e per il bucato, cose che neanche esistevano nella natura. Ma nessuna delle analisi che essa ha potuto operare gli ha mai permesso la sintesi di una foglia di platano, di una coccinella o di un elefante.
Uno scientifico può dare delle spiegazioni a proposito di tutti i fenomeni percettibili. Può servirsi delle forze della natura per arrivare a dei risultati materiali sorprendenti.
Ma ci sono delle questioni sull'essenza della vita e della realtà della morte che egli non può affrontare. Tutte le sue costruzioni sono artificiali che comunque rappresentano per l'uomo un enorme interesse. E come lo scrive David Ruelle , "la razionalità scientifica non ha sempre ragione ma l'irrazionale non ha sempre torto"
Da parte sua James Gleick scrive:
"Alcuni che parlano di scienza non sono degli scientifici. Alcuni hanno smesso di esserlo da molto e altri non lo sono mai stati"

Sfortunatamente i medici che dicono che l'omeopatia non è scientifica ignorano quello di cui parlano e non hanno nessuna idea né della scienza né dell'omeopatia.
Pur sapendo che ogni cinque o dieci anni bisogna cambiare referenze e bruciare quel che adoravano prima, essi pretendono essere i soli ad avere il diritto e la capacità di avvicinare la verità e gettano l'anatema su quelli che hanno adottato altri paradigmi.
Essi hanno qualche secolo di ritardo e sono come i cercatori di un tempo i quali s'immaginavano possedere la chiave della conoscenza, pensando che se non l'avevano ancora del tutto, l'avvenire gli permetterebbe di scoprirla e che così essi potrebbero diventare i padroni dell'Universo .
Questo è un sogno insensato che gli scientifici moderni hanno ripreso in esame sapendo bene che pur creando la verità, essi non la troveranno mai ma scopriranno qualcos'altro che gli permetterà di sviluppare la loro creatività essenziale.


Hahnemann anche lui e i suoi discepoli hanno ceduto alle stesse tentazioni:
"Nel corso delle mie ricerche, scriveva Hahnemann nel 1810 nella prefazione alla prima edizione del suo ORGANON ho scoperto la strada della verità.."

e anche lui buttava l'anatomia su tutti quelli che polemizzavano contro di lui. Sappiamo bene che non è bene possedere la verità e che delle miriadi di uomini si sono torturati , sventrati, decapitati perché ognuno aveva la verità, ma non la stessa degli altri .
In effetti, il cammino che gli uomini hanno tracciato per (finire) arrivare alla loro ricerca resta al margine della realtà e li conduce, al meglio, a realizzare una creazione nuova ma artificiale.

Il mondo nuovo che hanno elaborato gli permette di esorcizzare i vecchi demoni che sono la fame, l'ostilità degli elementi naturali, la malattia e di ritardare, un po' la loro scadenza terminale (morte) . Ma nuovi pericoli sorgono costituiti soprattutto da una passività che mette in sordina le loro qualità di forza, d'intelligenza e di sentimento.
Qui ancora, e questa volta sulla loro traiettoria, essi si trovano divisi dalla scelta che si presenta a loro.
E' la scelta fra le seduzioni dei godimenti passivi delle ricchezze esteriori e la difficile scoperta della loro creatività potenziale. E' necessario che nella situazione di caos sociale che sembra doverlo minacciare su un piano collettivo, ognuno possa trovare in se stesso la luce che gli permetta di scoprire attraverso gli aspetti seduttori della scienza la strada della sua realizzazione e della sua saggezza. Perché, come lo diceva Shri Aurobindo :
"La scienza passa come se essa avesse conquistato tutta la conoscenza. La saggezza progredisce e ascolta l'eco del suo passo solitario sul bordo degli oceani immensi"



 
 
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