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LA VITA INIZIATICA E L'ADOLESCENZA
ovvero
L'importanza della scoperta nello sviluppo della personalità



Atti del Convegno Nazionale
DIFFERENTI SENSIBILITA'
culture, sentimenti, relazioni tra gli adolescenti
ARCI, Torino, 20.11.2000
(ARCI Nuova Associazione Direzione nazionale 00157 Roma, Via Monti di Pietralata www.arci.it)


La vita iniziatica e l'adolescenza, la scoperta e l'iniziazione sono la stessa cosa, visto che l'iniziazione è costitutivamente il contenuto della vita.
Chi insegna è chi sa, e chi sa è chi ha vissuto. Non si insegna né in uno spazio né in un tempo: si insegna con la testimonianza della vita. Questa è la conseguenza di un essere e di un esserci continuamente, accettando il mistero che permane in ogni momento della nostra esistenza. La testimonianza della vita si trasmette come esperienza. Le parole convincono, ma la testimonianza, i passaggi, uno dopo l'altro...restano.
La differenza tra l'infanzia e l'adolescenza è una differenza di angolazione e di potenzialità che, anche dopo, nella vita adulta, ci serve per capire ciò che ci accade. Un detto molto bello dice che:
i bambini giocano con la vita, gli adolescenti vivono giocando, gli adulti si giocano la vita e i vecchi vivono di quel chehanno giocato..
Questa sintesi è interessante per comprendere che ci sono fasi della vita che devono compiersi perché sono inscritte nella natura, non le fornisce nessuna istituzione, né lo Stato né un gruppo; è la vita che ha questa necessità di compiersi. Molto spesso parliamo di adulti come persone che hanno raggiunto una età e non una maturità. La maggior parte di persone in questa società è formata da vecchi e non da adulti, da individui che atavicamente trasmettono ciò che hanno imparato senza nessun elemento di creatività che possa portare luce, cosa che dovrebbe appartenere ad ogni essere nuovo che nasce. Gli adolescenti sono un motore di vita terribilmente forte e questa forza vitale che sta spingendo profondamente per il compimento non può essere ingannata con l'idea che la morte non esiste. La morte esiste ed esiste quotidianamente. Esiste in ogni fallimento, e ciò che l'adulto deve saper insegnare al giovane è SUPERARE LA MORTE POSSIBILE E VIVERE CON INTEGRITA' LA MORTE INEVITABILE.
Non è possibile vivere senza assumersi il rischio di morire, non è costitutivamente vitale. La morte costituisce uno degli stimoli più forti per vivere, per conquistare la vita, perché sveglia il desiderio di conoscenza.
La vita la si realizza anche attraverso l'istinto (parola che genera tante paure), ma l'essere umano porta con sé i suoi istinti e i suoi desideri per poter identificare nella vita ciò che gli appartiene. Ma la tensione generata da un desiderio intenso, quello che appunto ci tende verso il raggiungimento di qualcosa, non sempre, in verità, è consapevolezza di che cosa si stia desiderando e l'individuo che si avvicina a ciò che desidera, perché in qualche modo riconosce che gli appartiene, che cosa troverà nel compimento che non trova nella teorizzazione? Non lo sa nessuno! Appartiene alla parte sacra e misterica del destino personale di ogni individuo e sarebbe una gran mancanza di rispetto da parte di un adulto credere di sapere cosa trova un adolescente. Nessuno sa cosa si può trovare nella realizzazione di un desiderio. Ci sarà senz'altro luce, ombra, morte; perché come ogni adulto sa, nel concretizzarsi di un desiderio ideale, mitico, vi è il riconoscimento del limite, e il limite dell'altro è il limite proprio. Si prende coscienza, ci si rende conto pian piano chi si è davvero e chi si vorrebbe essere.
E' attraverso l'esperienza della vita che si realizza la vita e man mano ci si rende conto di cosa veramente si deve scoprire. Ogni essere umano ha necessità di sentire di appartenere ad un nucleo, ma la cosa più importante è che questo senso di appartenenza che muta, e che deve cambiare, deve trasformare la società che, normalmente è impegnata perché ogni senso di appartenenza rimanga statico e uguale a se stesso. Ma una società così è una società moribonda, una società che non può che generare cadaveri, che non dà vita ad esseri creativi. L'essere che è disposto a creare è disposto anche a morire con l'Opera, a gioire con l'Opera, a rendersi conto che cosa è lui in quell'Opera. Solo così può acquisire il coraggio sufficiente per riconoscere, invece, che è un grandissimo artista come pensava, o che è un artista mediocre, e conquistare anche il coraggio di capire più profondamente che anche in questa mediocrità la sua vita ha un senso, guadagnando la saggezza per esserci, senza pretendere, in modo assolutamente maniacale, di essere ciò che non è e ciò che non gli appartiene e che non giungerà mai ad avere.
I vecchi vogliono a tutti i costi che i bambini, fin da quando nascono, sappiano cosa devono fare in accordo con la natura del vecchio, rimproverandoli sistematicamente per tutto. Kandinsky diceva: tutto ciò che è, è già passato, tutto quello che è presente è già passato , fa già parte del passato della vita sociale ed individuale, è un compimento e di conseguenza tutto quello che deve avvenire, anche un minuto dopo, deve essere un atto di creazione, di co-creazione, di creatività con il rischio di fallire, con il rischio che appartiene a ogni essere umano. Un adulto è un essere che è in grado di prendere la vita nelle sue mani e realizzarla.
Non si sta parlando di sessualità, per carità la sessualità è eros vivente, è la porta in grado di farci capire il mistero della vita, una sessualità che nasce dalla sensualità e che ci permette di desiderare, di avere veramente la forza di sopportare gli ostacoli per raggiungere l'oggetto dell'amore, chiunque sia, uomo o donna, cosa o idea, che ci spinge fino a possedere, mai a fagocitare, per conoscere. La sessualità non è il coito, non è "andare a letto". Questo è una riduzione che indigna.
Chi desidera qualcuno, amico o amica, non sente spontaneo il desiderio di avvicinarsi? Avvicinarsi per conoscere. E come ci si conosce se non si entra dentro? Se non ci si penetra vicendevolmente? Questo è eros della vita, questo è il coitum esistenziale a cui tutti noi tendiamo necessariamente, perché è divino e non lo stabilisce la società, il governo, lo stato. Non lo stabilisce nessuno, è un diritto della vita!
Ma qual è il problema, il nemico, di tutto? E' l'atavismo. Il NO. Questo NO, NO e NO!
Ma come diventa una società che sistematicamente ti insegna a non amare e poi ti chiede di "essere all'altezza", con la forza che è di chi solo sa amare, perché se non sa amare non si sa sacrificare. Il sacrificio è una di quelle condizioni che sono state eliminate da questa società, perché le mamme devono dimostrare di essere "buone mamme"eliminando ogni ostacolo e ogni sofferenza al bambino, senza insegnargli che il dolore esiste e che è una realtà che deve superare e a cui deve trovare senso e contenuto, sapendosi sacrificare, sacrum facere, rendere sacro il dolore perché dia vita. Sacrificare non ha quella accezione ridicola di "non fare questo o l'altro", questa è solo una castrazione. I vecchi la perpetuano perché "non sia che l'altro gioisca più di me che non ho saputo imparare come si fa".
Come si fa a guidare un adolescente verso la vita?
Guidarlo veramente, ricordandogli anche i pericoli, insegnandogli che alcuni sono inevitabili e che l'unica cosa che può fare è prendersi il suo tempo per affrontarli.
Armarsi bene e trovare gli strumenti per la guerra?
Ma la guerra si affronta non perché si hanno strumenti giusti, la guerra si affronta perché si ha coraggio, per vincere il Minotauro del Labirinto, per vincere la propria vita.

 

 



 
 
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