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L'IDEA DI FRONTIERE E NAZIONI MI SEMBRA ASSURDA


di RAMON CHAO

Considerato uno dei più grandi scrittori del XX secolo, Jorge Luis Borges, morto nel 1986 all'età di 87 anni, era un uomo di una cultura sorprendente e di un'erudizione prodigiosa. Cieco , non ha mai scritto romanzi, ma solo racconti e novelle - genere letterario di cui rimane il maestro incontrastato - e ha creato alcuni grandi miti letterari contemporanei, come quello della "biblioteca di Babele". Attraverso fantastici giochi di specchi, enigmi vertiginosi, viaggi immaginari nei labirinti ossessivi della memoria e del tempo, i suoi racconti affascinanti spaziano tra tutti i campi della speculazione umana. Grande viaggiatore malgrado la sua cecità , Borges era spesso a Parigi. Il suo luogo di soggiorno preferito, quando visitava la capitale francese insieme alla compagna Maria Kodama, era il celebre Hotel di rue des Beaux-Arts , luogo prediletto del dandysmo , in cui hanno a lungo vissuto Pierre Loti e Oscar Wilde, che vi è morto solo e in miseria. E' nella penombra di una stanza di questo edificio mitico che, nell'aprile 1978, lo scrittore spagnolo Ramon Chao ha incontrato la vecchia sfinge Jorges Luis Borges, l'argentino universale.

di Ramon Chao

Riesce a mettere una faccia sopra una voce?
No , ma non sento il bisogno. Un pensatore inglese diceva che tutte le idee, tutti i sentimenti si possono esprimere con le parole. Avrei preferito conservare la vista, ma la voce è tanto personale che il fatto che io non possa vedere il suo non ha poi tanta importanza. Tra le persone c'è un'affinità difficile da spiegare. I miei rapporti con gli oggetti non parlano. Li posso soltanto toccare. Avrei dovuto fare lo scultore. Certo, preferirei vederla; ma devo pur cercare argomenti per sopportare la mia cecità, non è vero? Altrimenti mi abbandonerei all'autocompatimento, che è detestabile. Bernard Shaw diceva che la pietà degrada tanto chi la prova quanto chi è da compatire.

Questo suo stoicismo è legato alla sua situazione personale, o l'ha ereditato dai suoi antenati? Lei discende da una famiglia di militari, ovviamente coraggiosissimi.
Mio nonno, il generale Borges, morì nel 1874, durante una battaglia contro gli indios. Dopo la decimazione della sua avanguardia rimase solo sul suo cavallo bianco e avanzò al trotto verso i nemici, che lo crivellarono di pallottole. Detto questo, non ho alcuna ragione per supporre che un militare sia coraggioso. Un individuo che trascorre la sua vita di caserma in caserma per far carriera, e che studia la strategia, può fare a meno di essere coraggioso. E ovviamente non ha neppure la preparazione adatta per governare. L'idea di comandare e di essere obbediti è tipica di una mentalità infantile; e questo spiega il carattere generalmente immaturo dei dittatori.

E' curioso: nonostante una genealogia di guerre e violenze, lei è un uomo pacifico, che detesta la violenza e mette un condizionale in ogni frase. Per questo ha cercato sfogo nella sua opera, che è piena di crimini, duelli e tradimenti?
Non ci avevo mai pensato. Può darsi che io sia, in qualche modo, la memoria dei miei antenati. I quali , per mio tramite, cercano di cancellare le loro vite fatte di guerre e di eventi.

Quando ha pensato di diventare scrittore?
Da sempre. Avevo tre quattro anni quando ho cominciato a scrivere. Mio padre, psicologo e anarchico , mi ha rilevato il valore della poesia, il fatto che le parole non sono semplicemente mezzi di comunicazione ma suoni musicali, magici e complessi. E ricordo che anche più tardi - avevo già 24 anni - mi consigliò di cominciare a leggere, e di non scrivere fintanto che non ne sentissi veramente il bisogno, e soprattutto di non avere fretta di pubblicare . Lui pure aveva scritto un romanzo, rimasto inedito. In fondo, se sono diventato scrittore è perchè questa era la sua vocazione che non era riuscito a realizzare. Ho seguito tutti i suoi consigli. Lo dico con una certa nostalgia, perché da '55 la cecità mi impedisce di leggere. In quell'anno la mia vita è stata segnata da due eventi cruciali : sono stato nominato direttore della Biblioteca Nazionale di Buenos Aires, e quasi contemporaneamente sono diventato cieco. Duecentomila volumi a portata di mano e senza poterli leggere.

Lei ha realizzato la vocazione di suo padre, ma non completamente. Suo padre era in errore. Lei stesso lo riconosce. Quando nella prefazione di Finzione dice quanto sia vano cercare di sviluppare in cinquecento pagine ciò che può essere riassunto in trenta o anche meno.
In effetti non ho letto molti romanzi…ho letto Conrad, Dickens, Dostojevski, Melville..e il Don Chisciotte, come tutti. E dato che non sono un lettore di romanzi, sarebbe illogico che tentassi di scriverne.

La vita è piena di paradossi. Le è stato attribuito il Premio Cervantes, mentre lei non ama la sua lingua, lo spagnolo.
Non ho mai detto questo! Mi è capitato di dire che il francese è una bellissima lingua , con alcune possibilità che lo spagnolo non offre.Ad esempio y e en , come in "j'y suis, j'y reste"(ci sono e ci resto) o in "nous en reparlerons" (ne riparleremo). Ma in compenso, e a differenza da tutte le altre lingue, lo spagnolo ha due forme del verbo essere , "ser" e "estar", che distinguono il metafisico dal contingente. E ha un'invidiabile mobilità degli aggettivi, una costruzione più flessibile della frase. Gli spagnoli possono essere fieri della loro lingua . Ma non la sanno parlare. La pronunciano come se fosse una lingua straniera.

Ma allora, da dove deriva quest'opinione così largamente diffusa, che Lei si trovi a disagio con lo spagnolo?
Vorrei essere giudicato per i miei scritti, e non per le cose che mi è capitato di dire. O per quelle che mi hanno fatto dire - perché a volte, per timidezza, non oso contraddire il mio interlocutore. Mentre quando si scrive, si corregge all'infinito. Di fatto, quest'opinione è nata da una conversazione con Pablo Neruda, l'unica volta che ci siamo incontrati. Per due ore abbiamo giocato a chi la diceva più grossa. Lui ha detto : "Non si può scrivere in spagnolo" . E' io ho risposto : "Ha ragione; ecco perché nessuno ha mai scritto in questa lingua ". Allora ha suggerito: "Perché non scrivere in inglese o in francese?" "D'accordo : ma siamo sicuri che meritiamo di scrivere in queste lingue?" Allora abbiamo deciso che dovevamo rassegnarci a continuare a scrivere in spagnolo.

Strana conversazione tra due che non vanno d'accordo.

Neruda aveva scritto una poesia contro i tiranni dell'America latina; alcune strofe erano dedicate agli Stati uniti,ma neppure una a Peròn. Si pensava che fosse pieno di indignazione. Di fatto però, in quel periodo in Argentina era in corso un processo a suo carico, per cui temeva di indisporre il governo del mio paese. Sapeva benissimo quello che stava succedendo, anche perché sua moglie era argentina. Ma non voleva che la sua poesia lo mettesse nei guai. Quando sono andato in Cile si è eclissato per non incontrarmi, e ha fatto benissimo. C'era chi voleva presentarci come antagonisti. Lui era un poeta comunista cileno , io un poeta conservatore argentino, contrario ai comunisti.

Cosa rimprovera ai comunisti?
Non posso essere d'accordo con una teoria che predica il dominio dello stato sull'individuo. Ma quanto le ho detto ora non ha nulla a che fare con la qualità della poesia di Neruda. Quando, nel 1967, il Premio Nobel è stato assegnato a Miguel Angel Asturias, ho detto subito che sarebbe stato più giusto attribuirlo a Neruda. Che del resto ha finito per riceverlo, nel 1971. Non mi sembra giusto che uno scrittore venga giudicato per le sue idee politiche. Anche se Rudyard Kipling ha difeso l'impero britannico, bisogna pur riconoscere che è stato un grande scrittore.

C'è stato un periodo in cui anche lei ha ignorato i crimini dei militari nel suo stesso paese.
Rischio di ripetermi, ma la spiegazione dovrebbe essere facile. Uno che commette l'imprudenza di approssimarsi all'età di 80 anni rimane abbastanza solo. Come lei ben sa, non leggo i giornali e conosco pochissima gente. Certo , avevo sentito parlare dei desaparecidos ; ma i miei amici mi hanno assicurato - sinceramente, credo - che si trattava semplicemente di turisti. Che non c'erano state sparizioni, ma solo spostamenti da un luogo all'altro. E io ci ho creduto, finchè un giorno le madri e le nonne di Plaza de Mayo sono venute da me. Tra loro c'era anche una cugina dei proprietari di uno dei maggiori giornali argentini. Ho compreso immediatamente che questa donna non stava recitando una parte. Mi ha detto che la figlia era "scomparsa" da molto tempo. Voleva sapere la verità , anche a costo di sentirsi dire che la figliola era morta. Si era rivolta ai vari ministri, al capo della polizia, al Vaticano, ma la risposta era sempre la stessa: "Vedrà che tra sei mesi sarà tornata a casa". Ma non l'ha rivista mai più. I militari argentini sono completamente folli.

Come folle è l'espressione "desaparecidos"
La realtà è ben più terribile : sono sequestrati, torturati e assassinati. E' un film che finisce molto male.

Prima di perdere la vista lei è stato critico cinematografico. Rimpiange quel tempo?
Non eccessivamente, dal momento che il cinema ha smesso di essere muto.

Era meglio?
Certamente. Poi è apparso il cinema in technicolor: un'altra calamità.

Quali sono i film che ricorda?
Uno in particolare,diretto da Josef von Sternberg, sui gangster di Chicago (si tratta di Underworld , Le notti di Chicago, 1927). Era un film epico.pochi giorni dopo , Carlos Gardel venne a cantare in quello stesso cinema; e io non volli andarlo a sentire per paura di disperdere l'impressione che questo film aveva lasciato in me. E così mi sono perso il concerto di Carlos Gardel.

Secondo Lei, Carlos Gardel incarna quella che è stata pomposamente chiamata l'anima argentina?
L'anima argentina è stata più volte pervertita e corrotta, soprattutto dall'abominevole dittatura del generale Peròn. Io non sono mai stato peronista. Il paese è molto cambiato. In questo momento viviamo in un periodo considerato probabilmente ridicolo dal resto del mondo , ma che per noi è spaventoso e infernale (Dal 1976 al 1983, l'Argentina è stata governata da una dittatura militare estremamente repressiva. Circa 30mila persone sono "scomparse" , assassinate dai militari).

In ogni modo , Gardel continua ad essere un simbolo dell'Argentina. Lei non ha forse detto che come cantante migliora ogni giorno?
Ricordo che quand'ero bambino, il tango si ballava tra uomini. Senza donne - perché le parole della canzone erano scabrose. Venivano cantate a bassa voce, con tono deliberatamente inespressivo, in particolare quando parlavano di crimini e di sangue, con una timidezza che è tipica degli argentini. Finchè è apparso il francese Carlos Gardel. Al di là del fascino della sua voce, ha avuto la grande intuizione di drammatizzare il tango che di per sé non ci piaceva. Eppure, sono bastati pochi istanti per farci venire le lacrime agli occhi.

Se lei fosse stato sordo, non avrebbe potuto apprezzare il tango, né la milonga

Mi sarebbe piaciuto fare il musicista, ma sono soltanto un uomo di lettere. Forse la mia frustrazione è dovuta alla mia sordità musicale. Non capisco nulla di musica, anche se mi piace molto la chitarra; e già questo produce una sorta di musica elementare.

In compenso, tra le sue passioni c'è la genealogia, non è vero?
Per me è un genere letterario. Gli inglesi hanno un bell'aforisma: "Saggio è quel figlio che sa chi sia suo padre". Molto più saggio allora chi conosce l'origine dei suoi bisavoli, non è vero?

Di suo padre lei mi ha già parlato. E sua madre?
Era inglese. E con lei parlavo in inglese. Giovanissimo, mi portarono in Svizzera, dove parlavo francese con la maestra, e imparavo il latino da un professore. Con mio padre parlavo e scrivevo in spagnolo. Perciò, per qualche tempo ho creduto che ogni persona avesse una sua lingua. Curioso: centinaia di milioni di lingue. Ma forse è vero; ed è per questo che non ci si comprende.

Lei scriveva come suo padre, o era suo padre a scrivere come lei?
Il mio stile era molto barocco, come il suo. Quando si incomincia a scrivere si imitano i propri maestri, per modestia o per ambizione. Credo che uno scrittore trovi il proprio stile solo dopo anni. Da giovane copiavo mio padre, cercavo parole arcaiche, insolite. Adesso evito le metafore, le espressioni rare, tutto ciò che potrebbe indurre a consultare un dizionario . cerco di raggiungere il fondo comune della lingua, al di là delle limitazioni temporali o geografiche.

Pensa di essere arrivato a essere Borges, ora che ha la sua "opera"?
Sta dicendo una cosa molto emozionante, ma per favore, metta "opera" tra virgolette. Io non ho scritto un"opera" ; solo frammenti. Non capisco perché sono celebre. All'inizio pensavo che non avrei pubblicato mai nulla; poi mi è sembrato di essere una superstizione argentina , e ora mi devo rassegnare a pensare di non essere un impostore : ho ricevuto la Legion d'honneur in Francia e la laurea honoris causa da varie università…Ma preferirei essere lodato più per le cose non scritte che per quelle scritte. O,in altri termini, per ciò che ho cancellato, anche se si ritrova ugualmente tra le righe. Questo è possibile grazie a Cervantes, alla letteratura francese e a quella inglese, perché lo spagnolo tende in generale a essere magniloquente. Ho sempre in mente la frase di Boileau : "Ho insegnato a Molière l'arte di comporre faticosamente versi semplici" . Secondo me , pochi scrittori hanno raggiunto la perfezione- tranne forse Kipling, nei suoi racconti, in cui non c'è una sola parola di troppo. Io cerco, in tutta modestia, di imparare da lui. Ad essere al tempo stesso semplice e complesso. Certo , alcuni temi - come l'invasione della Russia da parte di Napoleone - esigono il romanzo. Ma io non penso di scrivere romanzi.

E soprattutto, Lei non si metterà a leggere Tolstoi.
Avevo iniziato a leggere Guerra e pace, ma l' ho abbandonato quando i personaggi hanno incominciato a farsi inconsistenti. Come disse Gorge Moore, Tolstoi aveva descritto una giuria con tanta minuzia di particolari che una volta arrivato al quarto componente aveva dimenticato le caratteristiche del primo. Dato che da un quarto di secolo ho perso la vista, mi faccio leggere i libri ; e in genere preferisco le riletture. Per scrivere mi accontento di dettare. A 80 anni ho molti progetti.

L'ultima volta che sono venuto a trovarla, insieme ad Ignacio Ramonet, la sua passione era l'etimologia.
Lo è tutt'ora. L'origine delle parole risale ben oltre quella delle generazioni. Osservi ad esempio la parola sassone bleich, che significa incolore, e si è sviluppata in due direzioni opposte : in spagnolo si è trasformata in blanco (bianco) , mentre in inglese è diventata black (nero) .E sa da dove viene la parola jazz? Dall' inglese creolo di New Orleans, dove to jazz significava fare l'amore, ma velocemente, in maniera spasmodica, come suggerisce l'onomatopea. Ho appena appreso che il termine cosmetica viene dal greco : vuol dire ordinare il mondo. Abbellire un volto , come se si trattasse dell'universo. Curioso, non è vero?

Il professor Pascual mi ha appena detto che le Canarie non si chiamano così per l'abbondanza di uccelli in queste isole, ma hanno ricevuto il nome nel I secolo da un re di Mauritania perché erano popolate da enormi cani (canes).
Che delusione! Però ho imparato una cosa nuova. L'altro giorno , il suo amico Ramonet mi ha spiegato l'etimologia di Gabon, che deriverebbe dal portoghese gabao (mantello).

Che memoria , Borges! Quasi come quella di Funes, l'eroe di uno dei suoi racconti.
No, per carità! Funes finisce per morire schiacciato dalla sua memoria. Questo racconto è una metafora dell'insonnia.

Ecco perché è tanto angoscioso.
Sì , non dormire è terribile. Ho sofferto di insonnia per un anno, a Buenos Aires. Le notti d'estate erano lunghe, con il rombo delle zanzare… Come se fossi stato condannato da qualche diabolico nemico.

E non da Dio? E' chiaro che lei è agnostico per non dire dualista. Sempre per l'influenza di suo padre- oppure ha avuto un'educazione religiosa?
Sì, un'educazione religiosa, come tutti. Ma non è durata a lungo. Mi sono accorto presto, leggendo i greci, che gli dei erano in molti. Perché uno solo? E perché pensare di aver trovato quello giusto? Non gli avrei mai potuto perdonare di essere il responsabile della mia vita. E che razza di religione è quella, il Vaticano, con le sue banche, la sua polizia, i suoi servizi segreti? Cristo aveva detto : "il mio regno non è di questo mondo". Mio padre diceva che tutto al mondo è possibile, persino la Trinità. Ma come credere in questo mostro teologico? La teologia è anche più ricca della letteratura fantastica : tre esseri, tra cui una colomba, in un solo Dio… siamo ben oltre gli incubi di Wells o di Kafka . Io però ammiro la Bibbia. Quest'idea di riunire in un solo libro quattro testi di autori diversi e di attribuirli allo Spirito Santo! Insomma, avrei potuto essere ad esempio..metodista, come alcuni dei miei antenati, ma non cattolico. I cattolici del mio paese appartengono a un genere che mi è sgradito. Pensano che l'Argentina sia importantissima, mentre sappiamo tutti che questo è un paese tardivo, di cui non si può comprendere la storia senza fare riferimento alla Spagna.

Lei si interessa sempre delle dispute teologiche? Dall'epoca dei Padri della Chiesa le novità non sono molte.
Ormai la teologia viene estremamente trascurata. Ma è inesauribile, come i romanzi gialli. Che sacrilegio, andare alla ricerca di Dio come se si trattasse di un volgare assassino! Ci dicono che Dio è un personaggio onnipotente e traboccante di bontà, ma basta il semplice ronzare di una zanzara per dubitarne.La gente parla solo di politica e di sport: due argomenti frivoli che creano sentimenti nazionalisti. Il governo argentino vuole ora organizzare un torneo di calcio. Non è incredibile, da parte di un governo? Si immagina il capo di Stato alzarsi in piedi e urlare " Gooooal" ? Come si fa a essere tanto ridicoli? I giornali, la gente, tutti gridano : "Abbiamo battuto quel tale paese! " E' bastato che undici ragazzi argentini in calzoncini corti vincessero una partita contro altri undici di un altro paese per sconfiggere una nazione..
Lei ha viaggiato molto in questi ultimi tempi.
Quando ero giovane viaggiare non mi piaceva. Ora che sono vecchio e cieco, non mi fermo mai. Mi piacerebbe conoscere l'Oriente, che per me si ferma all'Egitto e all'Andalusia. E anche l'India, che conosco grazie a Kipling. Ho ricevuto un invito per il Giappone e non vedo l'ora di andarci. Lei mi dirà che essendo cieco, non potrò apprezzarlo; ma io non la penso così . Il fatto stesso di poter dire "sono in Giappone" rappresenta già una ricchezza. Anche se non posso vedere il paese, lo percepisco, attraverso non so quali segni. Non c'è niente di straordinario in questo, è una cosa che mi capita ogni giorno. In questo momento percepisco la sua amicizia, e non attraverso ciò che lei mi dice. E' una percezione intraducibile. Perché una persona è innamorata? Non ci si innamora per ciò che si vede o si ascolta, ma per certi segnali occulti che emanano dall'altro. Ebbene, quando parlo con qualcuno, sento se quella persona mi vuole bene, o se prova indifferenza verso di me. Lo si sente al margine delle parole, che in genere sono banali.

Lei riesce a sentire anche un paesaggio ? E anche in questo caso, la percezione passa per le vibrazioni delle voci?
Forse , quello che immagino è completamente anacronistico. Può darsi che si riferisca a impressioni rimaste nella mia mente dall'epoca in cui potevo ancora vedere. Adesso , se chiudo un occhio riesco a indovinare certi colori, soprattutto il verde e l'azzurro. Il giallo non mi ha mai lasciato. In cambio, ho perduto il nero; e l'oscurità mi manca. Curioso, non è vero? Un cieco al quale è stata tolta l'oscurità. Anche quando dormo mi trovo in una nebulosa verdastra o azzurrognola.

I Suoi frequenti viaggi confermano l'idea cosmopolita che il pubblico ha di lei.
L'idea dei confini e delle nazioni mi sembra assurda. L'unica cosa che può salvarci è essere cittadino del mondo. Le racconterò un aneddoto personale.Da piccolo sono andato con mio padre a Montevideo. Avrò avuto forse 9 anni. Mio padre mi ha detto : " Guarda bene le bandiere, le dogane, i militari e i preti, perché tutto questo scomparirà ; e tu potrai raccontare ai tuoi figli di averlo visto" . E' accaduto il contrario . Oggi ci sono più confini e bandiere che mai.

Ma almeno i preti non sono più così tanti.
Cosa ne sappiamo? Oggi sono travestiti. Inoltre mio padre , che era vegetariano, mi indicò una macelleria dicendo:" Così potrai raccontare di aver visto un negozio in cui si vendeva carne". Ma forse, in realtà aveva ragione; solo che la sua profezia era prematura. Dovranno passare ancora alcuni secoli prima che si realizzi.

Troppo tardi? Le scritture consigliano di ritirarsi dalla vita a settant'anni.
Sono troppo vecchio non è vero?

Non volevo dire questo, Borges .
Aspetto con impazienza il momento della morte. Ma nella mia famiglia la morte è sempre stata terribile. Mia madre è morta a 99 anni, disperata. Ma ciò che temo non è la morte, è la decrepitezza. Con me scompare un lingnaggio , e questo è molto doloroso per quel patito della genealogia che mi trovo ad essere.

Non se ne preoccupi troppo. Lei non lascia epigoni.
Mi ha tranquillizzato. Posso dunque aspettare tranquillamente la morte?

Questo resta da vedere. Lei ha scritto - o detto " L'eternità incombe su di me"
L'immortalità personale è incredibile- come del resto la morte personale. Io penso di aver parafrasato il verso di Verlaine , "Et tout le reste n'est que littérature" ( e tutto il resto non è che letteratura). Attenzione , non sono responsabile né di quanto mi è capitato di dire, né di ciò che dico in questo momento. Le cose cambiano in continuazione, e noi pure. Non le citerò la frase di Eraclito sul mutare del fiume, ma ricordo un verso di Boileau: "Il momento in cui ti parlo è già lontano da me"

Tuttavia le capita di ironizzare sulla morte. O sulla longevità, " una cattiva abitudine difficile da estirpare"
Non sono io a dirlo , è la vox populi. " Nulla meglio della morte/fa migliori le persone./Morire è un'abitudine/che ci accomuna tutti"

Sembra Borges! E questo Borges avrebbe paura della morte?
No. Come mio padre, ho buone speranze di morire completamente, anima e corpo. Conosco molti credenti che sono atterriti . Alcuni sperano di andare in paradiso, altri temono l'inferno.Mentre un agnostico come me, che non crede a tutte queste storie. Non si ritiene degno né di ricompensa né di castigo. Non mi rimane atro che aspettare.

Posso fornirle l'indirizzo dell'associazione per il Diritto a morire nella dignità , di cui faccio parte.
Suicidarmi? Come disse Lugones, "padrone della mia vita , voglio esserlo anche della mia morte" ; e si suicidò. Ci ho pensato diverse volte, nei momenti in cui ero più infelice del solito. Anche per sapere cosa succede quando si perde la vita, dopo aver perso la vista. Ma poi mi sono detto che bastava averne avuto l'idea. Ora sono vecchio e penso che sia troppo tardi . La morte potrebbe venire in qualsiasi momento. Ma ho ancora degli incubi, e vari progetti per i quali mi servono altri due o tre anni….
RAMON CHAO


 

 
 
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