di RAMON CHAO
Considerato uno dei più grandi scrittori
del XX secolo, Jorge Luis Borges, morto nel
1986 all'età di 87 anni, era un uomo
di una cultura sorprendente e di un'erudizione
prodigiosa. Cieco , non ha mai scritto romanzi,
ma solo racconti e novelle - genere letterario
di cui rimane il maestro incontrastato - e
ha creato alcuni grandi miti letterari contemporanei,
come quello della "biblioteca di Babele".
Attraverso fantastici giochi di specchi, enigmi
vertiginosi, viaggi immaginari nei labirinti
ossessivi della memoria e del tempo, i suoi
racconti affascinanti spaziano tra tutti i
campi della speculazione umana. Grande viaggiatore
malgrado la sua cecità , Borges era
spesso a Parigi. Il suo luogo di soggiorno
preferito, quando visitava la capitale francese
insieme alla compagna Maria Kodama, era il
celebre Hotel di rue des Beaux-Arts , luogo
prediletto del dandysmo , in cui hanno a lungo
vissuto Pierre Loti e Oscar Wilde, che vi
è morto solo e in miseria. E' nella
penombra di una stanza di questo edificio
mitico che, nell'aprile 1978, lo scrittore
spagnolo Ramon Chao ha incontrato la vecchia
sfinge Jorges Luis Borges, l'argentino universale.
di
Ramon Chao
Riesce
a mettere una faccia sopra una voce?
No , ma non sento il bisogno. Un pensatore
inglese diceva che tutte le idee, tutti i
sentimenti si possono esprimere con le parole.
Avrei preferito conservare la vista, ma la
voce è tanto personale che il fatto
che io non possa vedere il suo non ha poi
tanta importanza. Tra le persone c'è
un'affinità difficile da spiegare.
I miei rapporti con gli oggetti non parlano.
Li posso soltanto toccare. Avrei dovuto fare
lo scultore. Certo, preferirei vederla; ma
devo pur cercare argomenti per sopportare
la mia cecità, non è vero? Altrimenti
mi abbandonerei all'autocompatimento, che
è detestabile. Bernard Shaw diceva
che la pietà degrada tanto chi la prova
quanto chi è da compatire.
Questo
suo stoicismo è legato alla sua situazione
personale, o l'ha ereditato dai suoi antenati?
Lei discende da una famiglia di militari,
ovviamente coraggiosissimi.
Mio nonno, il generale Borges, morì
nel 1874, durante una battaglia contro gli
indios. Dopo la decimazione della sua avanguardia
rimase solo sul suo cavallo bianco e avanzò
al trotto verso i nemici, che lo crivellarono
di pallottole. Detto questo, non ho alcuna
ragione per supporre che un militare sia coraggioso.
Un individuo che trascorre la sua vita di
caserma in caserma per far carriera, e che
studia la strategia, può fare a meno
di essere coraggioso. E ovviamente non ha
neppure la preparazione adatta per governare.
L'idea di comandare e di essere obbediti è
tipica di una mentalità infantile;
e questo spiega il carattere generalmente
immaturo dei dittatori.
E'
curioso: nonostante una genealogia di guerre
e violenze, lei è un uomo pacifico,
che detesta la violenza e mette un condizionale
in ogni frase. Per questo ha cercato sfogo
nella sua opera, che è piena di crimini,
duelli e tradimenti?
Non ci avevo mai pensato. Può darsi
che io sia, in qualche modo, la memoria dei
miei antenati. I quali , per mio tramite,
cercano di cancellare le loro vite fatte di
guerre e di eventi.
Quando
ha pensato di diventare scrittore?
Da sempre. Avevo tre quattro anni quando ho
cominciato a scrivere. Mio padre, psicologo
e anarchico , mi ha rilevato il valore della
poesia, il fatto che le parole non sono semplicemente
mezzi di comunicazione ma suoni musicali,
magici e complessi. E ricordo che anche più
tardi - avevo già 24 anni - mi consigliò
di cominciare a leggere, e di non scrivere
fintanto che non ne sentissi veramente il
bisogno, e soprattutto di non avere fretta
di pubblicare . Lui pure aveva scritto un
romanzo, rimasto inedito. In fondo, se sono
diventato scrittore è perchè
questa era la sua vocazione che non era riuscito
a realizzare. Ho seguito tutti i suoi consigli.
Lo dico con una certa nostalgia, perché
da '55 la cecità mi impedisce di leggere.
In quell'anno la mia vita è stata segnata
da due eventi cruciali : sono stato nominato
direttore della Biblioteca Nazionale di Buenos
Aires, e quasi contemporaneamente sono diventato
cieco. Duecentomila volumi a portata di mano
e senza poterli leggere.
Lei
ha realizzato la vocazione di suo padre, ma
non completamente. Suo padre era in errore.
Lei stesso lo riconosce. Quando nella prefazione
di Finzione dice quanto sia vano cercare di
sviluppare in cinquecento pagine ciò
che può essere riassunto in trenta
o anche meno.
In effetti non ho letto molti romanzi…ho
letto Conrad, Dickens, Dostojevski, Melville..e
il Don Chisciotte, come tutti. E dato che
non sono un lettore di romanzi, sarebbe illogico
che tentassi di scriverne.
La
vita è piena di paradossi. Le è
stato attribuito il Premio Cervantes, mentre
lei non ama la sua lingua, lo spagnolo.
Non ho mai detto questo! Mi è capitato
di dire che il francese è una bellissima
lingua , con alcune possibilità che
lo spagnolo non offre.Ad esempio y e en ,
come in "j'y suis, j'y reste"(ci
sono e ci resto) o in "nous en reparlerons"
(ne riparleremo). Ma in compenso, e a differenza
da tutte le altre lingue, lo spagnolo ha due
forme del verbo essere , "ser" e
"estar", che distinguono il metafisico
dal contingente. E ha un'invidiabile mobilità
degli aggettivi, una costruzione più
flessibile della frase. Gli spagnoli possono
essere fieri della loro lingua . Ma non la
sanno parlare. La pronunciano come se fosse
una lingua straniera.
Ma
allora, da dove deriva quest'opinione così
largamente diffusa, che Lei si trovi a disagio
con lo spagnolo?
Vorrei essere giudicato per i miei scritti,
e non per le cose che mi è capitato
di dire. O per quelle che mi hanno fatto dire
- perché a volte, per timidezza, non
oso contraddire il mio interlocutore. Mentre
quando si scrive, si corregge all'infinito.
Di fatto, quest'opinione è nata da
una conversazione con Pablo Neruda, l'unica
volta che ci siamo incontrati. Per due ore
abbiamo giocato a chi la diceva più
grossa. Lui ha detto : "Non si può
scrivere in spagnolo" . E' io ho risposto
: "Ha ragione; ecco perché nessuno
ha mai scritto in questa lingua ". Allora
ha suggerito: "Perché non scrivere
in inglese o in francese?" "D'accordo
: ma siamo sicuri che meritiamo di scrivere
in queste lingue?" Allora abbiamo deciso
che dovevamo rassegnarci a continuare a scrivere
in spagnolo.
Strana
conversazione tra due che non vanno d'accordo.
Neruda
aveva scritto una poesia contro i tiranni
dell'America latina; alcune strofe erano dedicate
agli Stati uniti,ma neppure una a Peròn.
Si pensava che fosse pieno di indignazione.
Di fatto però, in quel periodo in Argentina
era in corso un processo a suo carico, per
cui temeva di indisporre il governo del mio
paese. Sapeva benissimo quello che stava succedendo,
anche perché sua moglie era argentina.
Ma non voleva che la sua poesia lo mettesse
nei guai. Quando sono andato in Cile si è
eclissato per non incontrarmi, e ha fatto
benissimo. C'era chi voleva presentarci come
antagonisti. Lui era un poeta comunista cileno
, io un poeta conservatore argentino, contrario
ai comunisti.
Cosa
rimprovera ai comunisti?
Non posso essere d'accordo con una teoria
che predica il dominio dello stato sull'individuo.
Ma quanto le ho detto ora non ha nulla a che
fare con la qualità della poesia di
Neruda. Quando, nel 1967, il Premio Nobel
è stato assegnato a Miguel Angel Asturias,
ho detto subito che sarebbe stato più
giusto attribuirlo a Neruda. Che del resto
ha finito per riceverlo, nel 1971. Non mi
sembra giusto che uno scrittore venga giudicato
per le sue idee politiche. Anche se Rudyard
Kipling ha difeso l'impero britannico, bisogna
pur riconoscere che è stato un grande
scrittore.
C'è
stato un periodo in cui anche lei ha ignorato
i crimini dei militari nel suo stesso paese.
Rischio di ripetermi, ma la spiegazione dovrebbe
essere facile. Uno che commette l'imprudenza
di approssimarsi all'età di 80 anni
rimane abbastanza solo. Come lei ben sa, non
leggo i giornali e conosco pochissima gente.
Certo , avevo sentito parlare dei desaparecidos
; ma i miei amici mi hanno assicurato - sinceramente,
credo - che si trattava semplicemente di turisti.
Che non c'erano state sparizioni, ma solo
spostamenti da un luogo all'altro. E io ci
ho creduto, finchè un giorno le madri
e le nonne di Plaza de Mayo sono venute da
me. Tra loro c'era anche una cugina dei proprietari
di uno dei maggiori giornali argentini. Ho
compreso immediatamente che questa donna non
stava recitando una parte. Mi ha detto che
la figlia era "scomparsa" da molto
tempo. Voleva sapere la verità , anche
a costo di sentirsi dire che la figliola era
morta. Si era rivolta ai vari ministri, al
capo della polizia, al Vaticano, ma la risposta
era sempre la stessa: "Vedrà che
tra sei mesi sarà tornata a casa".
Ma non l'ha rivista mai più. I militari
argentini sono completamente folli.
Come
folle è l'espressione "desaparecidos"
La realtà è ben più terribile
: sono sequestrati, torturati e assassinati.
E' un film che finisce molto male.
Prima
di perdere la vista lei è stato critico
cinematografico. Rimpiange quel tempo?
Non eccessivamente, dal momento che il cinema
ha smesso di essere muto.
Era
meglio?
Certamente. Poi è apparso il cinema
in technicolor: un'altra calamità.
Quali
sono i film che ricorda?
Uno in particolare,diretto da Josef von Sternberg,
sui gangster di Chicago (si tratta di Underworld
, Le notti di Chicago, 1927). Era un film
epico.pochi giorni dopo , Carlos Gardel venne
a cantare in quello stesso cinema; e io non
volli andarlo a sentire per paura di disperdere
l'impressione che questo film aveva lasciato
in me. E così mi sono perso il concerto
di Carlos Gardel.
Secondo
Lei, Carlos Gardel incarna quella che è
stata pomposamente chiamata l'anima argentina?
L'anima argentina è stata più
volte pervertita e corrotta, soprattutto dall'abominevole
dittatura del generale Peròn. Io non
sono mai stato peronista. Il paese è
molto cambiato. In questo momento viviamo
in un periodo considerato probabilmente ridicolo
dal resto del mondo , ma che per noi è
spaventoso e infernale (Dal 1976 al 1983,
l'Argentina è stata governata da una
dittatura militare estremamente repressiva.
Circa 30mila persone sono "scomparse"
, assassinate dai militari).
In
ogni modo , Gardel continua ad essere un simbolo
dell'Argentina. Lei non ha forse detto che
come cantante migliora ogni giorno?
Ricordo che quand'ero bambino, il tango si
ballava tra uomini. Senza donne - perché
le parole della canzone erano scabrose. Venivano
cantate a bassa voce, con tono deliberatamente
inespressivo, in particolare quando parlavano
di crimini e di sangue, con una timidezza
che è tipica degli argentini. Finchè
è apparso il francese Carlos Gardel.
Al di là del fascino della sua voce,
ha avuto la grande intuizione di drammatizzare
il tango che di per sé non ci piaceva.
Eppure, sono bastati pochi istanti per farci
venire le lacrime agli occhi.
Se
lei fosse stato sordo, non avrebbe potuto
apprezzare il tango, né la milonga
Mi
sarebbe piaciuto fare il musicista, ma sono
soltanto un uomo di lettere. Forse la mia
frustrazione è dovuta alla mia sordità
musicale. Non capisco nulla di musica, anche
se mi piace molto la chitarra; e già
questo produce una sorta di musica elementare.
In
compenso, tra le sue passioni c'è la
genealogia, non è vero?
Per me è un genere letterario. Gli
inglesi hanno un bell'aforisma: "Saggio
è quel figlio che sa chi sia suo padre".
Molto più saggio allora chi conosce
l'origine dei suoi bisavoli, non è
vero?
Di
suo padre lei mi ha già parlato. E
sua madre?
Era inglese. E con lei parlavo in inglese.
Giovanissimo, mi portarono in Svizzera, dove
parlavo francese con la maestra, e imparavo
il latino da un professore. Con mio padre
parlavo e scrivevo in spagnolo. Perciò,
per qualche tempo ho creduto che ogni persona
avesse una sua lingua. Curioso: centinaia
di milioni di lingue. Ma forse è vero;
ed è per questo che non ci si comprende.
Lei
scriveva come suo padre, o era suo padre a
scrivere come lei?
Il mio stile era molto barocco, come il suo.
Quando si incomincia a scrivere si imitano
i propri maestri, per modestia o per ambizione.
Credo che uno scrittore trovi il proprio stile
solo dopo anni. Da giovane copiavo mio padre,
cercavo parole arcaiche, insolite. Adesso
evito le metafore, le espressioni rare, tutto
ciò che potrebbe indurre a consultare
un dizionario . cerco di raggiungere il fondo
comune della lingua, al di là delle
limitazioni temporali o geografiche.
Pensa
di essere arrivato a essere Borges, ora che
ha la sua "opera"?
Sta dicendo una cosa molto emozionante, ma
per favore, metta "opera" tra virgolette.
Io non ho scritto un"opera" ; solo
frammenti. Non capisco perché sono
celebre. All'inizio pensavo che non avrei
pubblicato mai nulla; poi mi è sembrato
di essere una superstizione argentina , e
ora mi devo rassegnare a pensare di non essere
un impostore : ho ricevuto la Legion d'honneur
in Francia e la laurea honoris causa da varie
università…Ma preferirei essere
lodato più per le cose non scritte
che per quelle scritte. O,in altri termini,
per ciò che ho cancellato, anche se
si ritrova ugualmente tra le righe. Questo
è possibile grazie a Cervantes, alla
letteratura francese e a quella inglese, perché
lo spagnolo tende in generale a essere magniloquente.
Ho sempre in mente la frase di Boileau : "Ho
insegnato a Molière l'arte di comporre
faticosamente versi semplici" . Secondo
me , pochi scrittori hanno raggiunto la perfezione-
tranne forse Kipling, nei suoi racconti, in
cui non c'è una sola parola di troppo.
Io cerco, in tutta modestia, di imparare da
lui. Ad essere al tempo stesso semplice e
complesso. Certo , alcuni temi - come l'invasione
della Russia da parte di Napoleone - esigono
il romanzo. Ma io non penso di scrivere romanzi.
E
soprattutto, Lei non si metterà a leggere
Tolstoi.
Avevo iniziato a leggere Guerra e pace, ma
l' ho abbandonato quando i personaggi hanno
incominciato a farsi inconsistenti. Come disse
Gorge Moore, Tolstoi aveva descritto una giuria
con tanta minuzia di particolari che una volta
arrivato al quarto componente aveva dimenticato
le caratteristiche del primo. Dato che da
un quarto di secolo ho perso la vista, mi
faccio leggere i libri ; e in genere preferisco
le riletture. Per scrivere mi accontento di
dettare. A 80 anni ho molti progetti.
L'ultima
volta che sono venuto a trovarla, insieme
ad Ignacio Ramonet, la sua passione era l'etimologia.
Lo è tutt'ora. L'origine delle parole
risale ben oltre quella delle generazioni.
Osservi ad esempio la parola sassone bleich,
che significa incolore, e si è sviluppata
in due direzioni opposte : in spagnolo si
è trasformata in blanco (bianco) ,
mentre in inglese è diventata black
(nero) .E sa da dove viene la parola jazz?
Dall' inglese creolo di New Orleans, dove
to jazz significava fare l'amore, ma velocemente,
in maniera spasmodica, come suggerisce l'onomatopea.
Ho appena appreso che il termine cosmetica
viene dal greco : vuol dire ordinare il mondo.
Abbellire un volto , come se si trattasse
dell'universo. Curioso, non è vero?
Il
professor Pascual mi ha appena detto che le
Canarie non si chiamano così per l'abbondanza
di uccelli in queste isole, ma hanno ricevuto
il nome nel I secolo da un re di Mauritania
perché erano popolate da enormi cani
(canes).
Che delusione! Però ho imparato una
cosa nuova. L'altro giorno , il suo amico
Ramonet mi ha spiegato l'etimologia di Gabon,
che deriverebbe dal portoghese gabao (mantello).
Che
memoria , Borges! Quasi come quella di Funes,
l'eroe di uno dei suoi racconti.
No, per carità! Funes finisce per morire
schiacciato dalla sua memoria. Questo racconto
è una metafora dell'insonnia.
Ecco
perché è tanto angoscioso.
Sì , non dormire è terribile.
Ho sofferto di insonnia per un anno, a Buenos
Aires. Le notti d'estate erano lunghe, con
il rombo delle zanzare… Come se fossi
stato condannato da qualche diabolico nemico.
E
non da Dio? E' chiaro che lei è agnostico
per non dire dualista. Sempre per l'influenza
di suo padre- oppure ha avuto un'educazione
religiosa?
Sì, un'educazione religiosa, come tutti.
Ma non è durata a lungo. Mi sono accorto
presto, leggendo i greci, che gli dei erano
in molti. Perché uno solo? E perché
pensare di aver trovato quello giusto? Non
gli avrei mai potuto perdonare di essere il
responsabile della mia vita. E che razza di
religione è quella, il Vaticano, con
le sue banche, la sua polizia, i suoi servizi
segreti? Cristo aveva detto : "il mio
regno non è di questo mondo".
Mio padre diceva che tutto al mondo è
possibile, persino la Trinità. Ma come
credere in questo mostro teologico? La teologia
è anche più ricca della letteratura
fantastica : tre esseri, tra cui una colomba,
in un solo Dio… siamo ben oltre gli
incubi di Wells o di Kafka . Io però
ammiro la Bibbia. Quest'idea di riunire in
un solo libro quattro testi di autori diversi
e di attribuirli allo Spirito Santo! Insomma,
avrei potuto essere ad esempio..metodista,
come alcuni dei miei antenati, ma non cattolico.
I cattolici del mio paese appartengono a un
genere che mi è sgradito. Pensano che
l'Argentina sia importantissima, mentre sappiamo
tutti che questo è un paese tardivo,
di cui non si può comprendere la storia
senza fare riferimento alla Spagna.
Lei
si interessa sempre delle dispute teologiche?
Dall'epoca dei Padri della Chiesa le novità
non sono molte.
Ormai la teologia viene estremamente trascurata.
Ma è inesauribile, come i romanzi gialli.
Che sacrilegio, andare alla ricerca di Dio
come se si trattasse di un volgare assassino!
Ci dicono che Dio è un personaggio
onnipotente e traboccante di bontà,
ma basta il semplice ronzare di una zanzara
per dubitarne.La gente parla solo di politica
e di sport: due argomenti frivoli che creano
sentimenti nazionalisti. Il governo argentino
vuole ora organizzare un torneo di calcio.
Non è incredibile, da parte di un governo?
Si immagina il capo di Stato alzarsi in piedi
e urlare " Gooooal" ? Come si fa
a essere tanto ridicoli? I giornali, la gente,
tutti gridano : "Abbiamo battuto quel
tale paese! " E' bastato che undici ragazzi
argentini in calzoncini corti vincessero una
partita contro altri undici di un altro paese
per sconfiggere una nazione..
Lei ha viaggiato molto in questi ultimi tempi.
Quando ero giovane viaggiare non mi piaceva.
Ora che sono vecchio e cieco, non mi fermo
mai. Mi piacerebbe conoscere l'Oriente, che
per me si ferma all'Egitto e all'Andalusia.
E anche l'India, che conosco grazie a Kipling.
Ho ricevuto un invito per il Giappone e non
vedo l'ora di andarci. Lei mi dirà
che essendo cieco, non potrò apprezzarlo;
ma io non la penso così . Il fatto
stesso di poter dire "sono in Giappone"
rappresenta già una ricchezza. Anche
se non posso vedere il paese, lo percepisco,
attraverso non so quali segni. Non c'è
niente di straordinario in questo, è
una cosa che mi capita ogni giorno. In questo
momento percepisco la sua amicizia, e non
attraverso ciò che lei mi dice. E'
una percezione intraducibile. Perché
una persona è innamorata? Non ci si
innamora per ciò che si vede o si ascolta,
ma per certi segnali occulti che emanano dall'altro.
Ebbene, quando parlo con qualcuno, sento se
quella persona mi vuole bene, o se prova indifferenza
verso di me. Lo si sente al margine delle
parole, che in genere sono banali.
Lei
riesce a sentire anche un paesaggio ? E anche
in questo caso, la percezione passa per le
vibrazioni delle voci?
Forse , quello che immagino è completamente
anacronistico. Può darsi che si riferisca
a impressioni rimaste nella mia mente dall'epoca
in cui potevo ancora vedere. Adesso , se chiudo
un occhio riesco a indovinare certi colori,
soprattutto il verde e l'azzurro. Il giallo
non mi ha mai lasciato. In cambio, ho perduto
il nero; e l'oscurità mi manca. Curioso,
non è vero? Un cieco al quale è
stata tolta l'oscurità. Anche quando
dormo mi trovo in una nebulosa verdastra o
azzurrognola.
I
Suoi frequenti viaggi confermano l'idea cosmopolita
che il pubblico ha di lei.
L'idea dei confini e delle nazioni mi sembra
assurda. L'unica cosa che può salvarci
è essere cittadino del mondo. Le racconterò
un aneddoto personale.Da piccolo sono andato
con mio padre a Montevideo. Avrò avuto
forse 9 anni. Mio padre mi ha detto : "
Guarda bene le bandiere, le dogane, i militari
e i preti, perché tutto questo scomparirà
; e tu potrai raccontare ai tuoi figli di
averlo visto" . E' accaduto il contrario
. Oggi ci sono più confini e bandiere
che mai.
Ma
almeno i preti non sono più così
tanti.
Cosa ne sappiamo? Oggi sono travestiti. Inoltre
mio padre , che era vegetariano, mi indicò
una macelleria dicendo:" Così
potrai raccontare di aver visto un negozio
in cui si vendeva carne". Ma forse, in
realtà aveva ragione; solo che la sua
profezia era prematura. Dovranno passare ancora
alcuni secoli prima che si realizzi.
Troppo
tardi? Le scritture consigliano di ritirarsi
dalla vita a settant'anni.
Sono troppo vecchio non è vero?
Non
volevo dire questo, Borges .
Aspetto con impazienza il momento della morte.
Ma nella mia famiglia la morte è sempre
stata terribile. Mia madre è morta
a 99 anni, disperata. Ma ciò che temo
non è la morte, è la decrepitezza.
Con me scompare un lingnaggio , e questo è
molto doloroso per quel patito della genealogia
che mi trovo ad essere.
Non
se ne preoccupi troppo. Lei non lascia epigoni.
Mi ha tranquillizzato. Posso dunque aspettare
tranquillamente la morte?
Questo
resta da vedere. Lei ha scritto - o detto
" L'eternità incombe su di me"
L'immortalità personale è incredibile-
come del resto la morte personale. Io penso
di aver parafrasato il verso di Verlaine ,
"Et tout le reste n'est que littérature"
( e tutto il resto non è che letteratura).
Attenzione , non sono responsabile né
di quanto mi è capitato di dire, né
di ciò che dico in questo momento.
Le cose cambiano in continuazione, e noi pure.
Non le citerò la frase di Eraclito
sul mutare del fiume, ma ricordo un verso
di Boileau: "Il momento in cui ti parlo
è già lontano da me"
Tuttavia
le capita di ironizzare sulla morte. O sulla
longevità, " una cattiva abitudine
difficile da estirpare"
Non sono io a dirlo , è la vox populi.
" Nulla meglio della morte/fa migliori
le persone./Morire è un'abitudine/che
ci accomuna tutti"
Sembra
Borges! E questo Borges avrebbe paura della
morte?
No. Come mio padre, ho buone speranze di morire
completamente, anima e corpo. Conosco molti
credenti che sono atterriti . Alcuni sperano
di andare in paradiso, altri temono l'inferno.Mentre
un agnostico come me, che non crede a tutte
queste storie. Non si ritiene degno né
di ricompensa né di castigo. Non mi
rimane atro che aspettare.
Posso
fornirle l'indirizzo dell'associazione per
il Diritto a morire nella dignità ,
di cui faccio parte.
Suicidarmi? Come disse Lugones, "padrone
della mia vita , voglio esserlo anche della
mia morte" ; e si suicidò. Ci
ho pensato diverse volte, nei momenti in cui
ero più infelice del solito. Anche
per sapere cosa succede quando si perde la
vita, dopo aver perso la vista. Ma poi mi
sono detto che bastava averne avuto l'idea.
Ora sono vecchio e penso che sia troppo tardi
. La morte potrebbe venire in qualsiasi momento.
Ma ho ancora degli incubi, e vari progetti
per i quali mi servono altri due o tre anni….
RAMON CHAO
