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I
miei ragazzi insidiati dal demone della Facilità
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di Marco Lodoli
Cosa
sta accadendo nelle menti degli italiani,
come mai ho l'impressione che lo stordimento,
se non addirittura una leggera forma di demenza,
stiano soffiando come scirocco in troppi cervelli,
giovani e meno giovani? Quali sono le cause,
se ce ne sono, di questo torpore?
Avevo raccontato, un mese fa su "Repubblica",
la mia crescente ansia di fronte al silenzio
dei miei studenti che sembrano non saper più
ragionare. In tanti hanno risposto, mi sono
arrivate molte lettere, anche dai ragazzi
delle scuole. Capisco che è difficile
indicare un unico responsabile, un sicuro
colpevole, ma una piccola idea del perché
accada tutto questo io me la sono fatta e
ve la propongo.
A mio avviso da troppo tempo viviamo sotto
l'influsso di una divinità tanto ammaliante
quanto crudele, un uccelletto che canta soave,
ma che ha un becco così sottile e feroce
da mangiarci il cervello.
La Facilità è la dea che divora
i nostri pensieri, e di conseguenza l'intera
nostra vita. La Facilità non va certo
confusa con la Semplicità che, come
ben sintetizzava il grande scultore Brancusi,
è "una complessità risolta".
La Semplicità è l'obiettivo
finale di ogni nostro sforzo: noi dovremmo
sempre impegnarci affinché pensieri
e gesti siano semplici, e dunque armoniosi
e giusti. La Semplicità è il
miele prodotto dal lavoro complicato dell'alveare,
è il vino squisito che dietro di sé
ha la fatica della vigna. La facilità,
invece è una truffa che rischia di
impoverire tragicamente i nostri giorni. A
farne le spese sono soprattutto i ragazzi
più poveri e sprovveduti, ma anche
noi adulti furbi e smaliziati stiamo concedendo
vasti territori a questa acquerugiola che
somiglia a un concime ed è un veleno.
La nostra cultura ormai scansa ogni sentore
di fatica, ogni peso, ogni difficoltà:
abbiamo esaltato il trash e il pulp, bastavano
un rutto e una rasoiata per raccogliere attenzione
e gloria; abbiamo accettato che le televisioni
venissero invase da gente che imbarcava applausi
senza essere capace a fare nulla; abbiamo
accolto con entusiasmo ogni sbraitante analfabeta,
ogni ridicolo chiacchierone, ogni comico da
quattro soldi, ogni patetica "bonazza".
Così un poco ogni giorno il piano si
è inclinato verso il basso e noi ci
siamo rotolati sopra velocemente, allegramente,
fino a non capire più nulla, fino all'infelicità.
Tutto è stato facile e tutto continua
a voler essere ancora più facile. Impara
l'inglese giocando, laureati in due anni senza
sforzo, diventa anche tu ridendo e scherzando
ricco e famoso.
Spesso i miei alunni, ragazzi di quindici
o sedici anni, mi dicono:" Io voglio
fare i soldi in fretta per comprarmi tante
cose", e io rispondo che non c'è
niente di male a voler diventare ricchi, ma
che bisognerà pure guadagnarseli in
qualche modo questi soldi, se non si ha alle
spalle una famiglia facoltosa: bisognerà
studiare, imparare un buon mestiere, darsi
da fare. A questo punto loro mi guardano stupiti,
quasi addolorati, come se avessi detto la
cosa più bizzarra del mondo. Non considerano
affatto inevitabile il rapporto tra denaro
e fatica, credono che il benessere possa arrivare
da solo, come arriva la pioggia o la domenica.
Sembra che nessuno mai li abbia avvertiti
delle difficoltà dell'esistenza. Sembra
che ignorino completamente quanto la vita
è dura, che tutto è fatica,
e che per ottenere un risultato anche minimo
bisogna impegnarsi a fondo. E per quanto io
mi prodighi per spiegare loro che anche per
estrarre il succo dall'arancia bisogna spremerla
forte, mi pare di non riuscire a convincerli.
Il mondo intero afferma il contrario, in televisione
e sui manifesti pubblicitari tutti ridono
felici e abbronzati e nessuno è mai
sudato.
Così si diventa idioti, è un
processo inesorabile, matematico, terribile,
ed è un processo che coinvolge anche
gli adulti, sia chiaro. La Facilità
promette mari e monti e il livello mentale
si abbassa ogni giorno di più , fino
al balbettio e all'impotenza. "Le cose
non sono difficili a farsi, ma noi, mettere
noi nello stato di farle, questo sì
è difficile", scriveva ancora
Brancusi. Mettere noi stessi nello stato di
poter affrontare la vita meglio che si può,
di fare un mestiere per bene, di costruire
un tavolo o di scrivere un articolo senza
compiere gravi errori, questo è proprio
difficile, ed è necessario prepararsi
per anni, prepararsi sempre. E se addirittura
volessimo avanzare di un palmo nella conoscenza
di noi stessi e del mondo, trasformarci in
esseri appena migliori, più consapevoli
e sereni, dovremmo ricordarci la fatica e
la pena che ogni metamorfosi pretende, come
insegnano i miti classici, le vite degli uomini
grandi, le parole e le posizioni dei monaci
orientali. Ma la Facilità ormai ha
dissolto tante capacità intellettuali
e manuali, e si parla a vanvera perché
così abbiamo sentito fare ogni sera,
si pensa e si vive a casaccio perché
così fanno tutti.
Ben presto per i lavori più complessi
dovremo affidarci alla gente venuta da fuori,
da lontano, alle persone che hanno conosciuto
la sofferenza e hanno coltivato una volontà
di riscatto. Loro sanno che la Facilità
è un imbroglio, lo hanno imparato sulla
loro pelle. Noi continueremo a sperare di
diventare calciatori e vallette, miliardari
e attrici, indossatori e stilisti, e diventeremo
solo dei mentecatti.

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