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I BAMBINI LAVORANO E I FARISEI LI DIFENDONO


di OLIVIERO TOSCANI

Sono un bambino che lavora. Dovrei andare a scuola , invece lavoro per aiutare la famiglia. Sottopagato, sfruttato. Elenco qui di seguito i comitati , le associazioni e le persone da cui desidererei non essere difeso.
Non desidero essere difeso dalle pagine di economia dei grandi giornali quotidiani. A quelle pagine non importa niente dei bambini che lavorano. Quelle pagine sono dedicate a evidenziare il rialzo dei titolo in Borsa quanto più i profitti delle imprese quotate sono raggiunti con spregiudicatezza. Mostrare fotografie di bambini che lavorano su quelle pagine produce il risultato di far crescere le azioni delle imprese accusate di impiegare bambini. E' l'effetto perverso e cinico del libero mercato. Diffidate perciò delle denuncie sparate sui supplementi economia.
Quelli sono le bibbie moderne della nuova religione di massa: far soldi.
Di noi bambini non gliene importa niente. Se si servono di noi è perché i vari "poteri" che muovono i mercati sono soliti usare questi supplementi per mandarsi avvertimenti.
Su quelle pagine noi bambini siamo sfruttati due volte.
Non voglio essere difeso dai giornalisti che si travestono da donna delle pulizie per entrare in fabbrica e fotografarci. Spesso i giornalisti travestiti prendono degli abbagli perché può capitare che dimostriamo meno anni di quelli che abbiamo.
Diffidate di loro. Fanno finta di interessarsi dei bambini che lavorano per imbastire il loro scoop, quello che li porterà in tv e gli farà far carriera.
Intrufolandosi di nascosto non hanno né il tempo né la possibilità di fare un'inchiesta seria , come quelle che fanno i loro colleghi meno mattacchioni, che raccolgono dati interpellando sindacati, associazioni di categoria, industriali, famiglie e, non ultimi noi diretti interessati. I giornalisti travestiti scrivono pezzi strappacuore che non ci aiutano a uscire dalla nostra miserabile condizione ma, anzi , ottengono l'effetto contrario, spingendoci sempre più in fondo, affogandoci tra le lacrime di tutti quelli (la maggioranza) che sono alla ricerca di un motivo per piangere, invece che di mezza ragione per lottare.
Non voglio essere difeso dalle signore della buona borghesia, da quelle che controllano le etichette dei maglioni per essere sicure che non siano stati confezionati da mani di bambini e poi sborsano 900.000 lire per un dolcevita di cachemire. Sono tutti lì a calcolarmi il salario in tasca e a fare confronti sul costo del lavoro. Mai nessuno che gridi allo scandalo per quello che queste signore possono spendere passeggiando mezz'ora in via della Spiga o in via Condotti.
Non voglio essere difeso dalle associazioni dei consumatori che invitano al boicottaggio delle marche rendendosi complici di un delitto quasi più grave del nostro sfruttamento : stornare l'attenzione da un problema complesso verso l'insegna di un negozio.
Non voglio essere difeso da tutti quelli impegnati nelle campagne per i palloncini cuciti "senza sfruttare manodopera minorile" perché , a forza di accertarsi che i palloni siano politicamente corretti, perdono di vista lo sfruttamento della manodopera maggiorenne che tutte le domeniche affolla gli spalti degli stadi e si accoltella in nome della squadra del cuore.
Non voglio essere difeso dalle bambine ricche (e sfortunate più di me) educate a controllare che la loro Barbie sia stata confezionata da mani adulte. Nessuno gli spiega mai, poverine, che l'etichetta della Barbie non è come il naso di Pinocchio: è difficile riconoscere se dice una bugia . così loro crescono ignoranti e felici , addestrate a consumare il consumabile, purchè con l'etichetta giusta. Bionde come la Barbie, con le unghie dipinte come la Barbie, con un marito scemo come il fidanzato della Barbie.
Non voglio compassione da queste bambine. Sono loro che mi fanno pena.
Non voglio essere difeso dagli animalisti e dagli ecologisti. A questi viene naturale associare i bambini che lavorano ai cani e ai gatti, alla protezione della sparviero nano e alla lotta contro il palio e la corrida.
Calma ragazzi. Capisco che avete bisogno di ragioni quotidiane per continuare a vivere la nostra vita vuota ma noi che c'entriamo?
Non voglio essere difeso dai fotografi (come Oliviero Toscani) che ci usano per le campagne pubblicitarie . Chissà perché un ragazzo di tredici anni che lavora in una fabbrica di Istambul è uno sfruttato e uno che lavora a due , a quattro, a si anni in uno studio fotografico di Parigi o Milano, oppure a Saxa Rubra o a Cologno Monzese nelle trasmissioni tv e negli spot pubblicitari o allo Zecchino d'oro è un privilegiato. A me lui sembra sfruttato quanto me.
Infine, desidererei non essere difeso da tutti quei farisei autoconvinti di "non essere come gli altri", quelliu che pensano basti denunciare un crimine per considerarsi automaticamente assolti dal concorso in reato.
Io voglio essere difeso da quelli come me e basta. Ci stiamo organizzando da secoli . Insieme a quelli come me, bambini ma anche adulti, stiamo imparando a stanare il cinismo là dove è meglio camuffato da carità pelosa; stiamo imparando a riconoscere i servi utili al sistema , quelli che lo perpetuano facendo finta di combatterlo. Stiamo imparando , sulla nostra pelle, che il mondo non ha confini, che è diviso molto rozzamente tra ricchi e poveri e non tra Italia , Turchia e India come vorrebbero farci credere.
Non abbiamo bisogno, per questa lotta, di nessuno a difenderci che non sia dei nostri . Non abbiamo bisogno di alleati che non siano coloro con i quali dividiamo il nostro pane. Non tolleriamo intrusioni. Tra noi sfruttati, siete avvertiti, sappiamo riconoscerci.




 

 
 
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