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La piccola grande editoria nel Mezzogiorno

Contrariamente a quanto si pensa di solito, esiste una grande editoria nel Mezzogiorno: è quella costituita da oltre cinquecento piccole e piccolissime imprese che rendono tale Regione assolutamente competitiva con quella più rinomata del Settentrione d'Italia.
La differenza sostanziale tra le due realtà geografiche si configura nella estrema specializzazione dell'editoria meridionale: mentre al Nord le grandi aziende librarie si sostentano soprattutto con la vendita di libri di tipo commerciale (e, oggi, la proiezione sui mercati internazionali accentua ancor più tale atteggiamento), nel Mezzogiorno, isole comprese, esiste una quantità incredibile di case editrici che vivono quasi esclusivamente di saggistica, perché capaci di esplorare segmenti di domanda che le aziende maggiori non sono in grado di analizzare.
Infatti, al Sud, ad affiancare editrici che producono volumi a carattere prevalentemente localistico, in special modo legati all'archeologia e alla storia dell'arte, ve ne sono tante altre che, nate per soddisfare esigenze di nicchia, si sono poi talmente specializzate da divenire l'unico prezioso riferimento di molti studiosi.
È sufficiente dare una scorsa ai titoli presenti nei cataloghi per rendersi conto della preponderanza di testi che hanno ad oggetto per lo più storia, filosofia, critica letteraria: argomenti decisamente non destinati a un pubblico molto vasto che però, fedele, consente la più che dignitosa sopravvivenza delle aziende. La cura e l'attenzione poste nella ristampa di opere classiche, spesso anastatiche (riproduzioni fotografiche di testi perlopiù antichi) di grande pregio, sono determinanti: divengono l'unico motivo per il quale privilegiare un'edizione all'altra. E l'italiano, si sa, è un estimatore della bellezza, sotto qualunque veste essa si manifesti. Inoltre, vi sono aziende che si occupano principalmente delle riedizioni di volumi da lungo tempo esauriti e che costituiscono invece, per gli specialisti, fondamentali riferimenti per l'approfondimento della propria disciplina.
Interessante prendere in considerazione le date di fondazione delle diverse aziende: circa il 60 per cento di queste è sul mercato da oltre vent'anni. Senza dimenticare, naturalmente, quelle che possono vantare 50, 60 o anche 100 anni di storia (ad esempio, Laterza, Bari, fine '800; Crisafulli, Catania, 1937; Palumbo, Palermo, 1939; Macchiaroli, Napoli, 1943; Lacaita, Manduria, 1949).
Sorprendente risulta la disseminazione di queste attività sul territorio: accanto alle grandi città (Bari, Napoli, Palermo) nelle quali pare ovvio trovare la sede di editrici anche di notevoli dimensioni, vi sono aziende librarie situate in piccoli Comuni che vantano cataloghi notevolmente corposi. Le coraggiose scelte di fautori della cultura hanno così consentito la creazione di una fitta rete editoriale che ammanta tutto il Mezzogiorno.

Appare superfluo rammentare i grandi nomi della cultura meridionale che hanno avviato il decollo di alcune delle aziende oggi più rilevanti sul mercato nazionale: la questione non si configura né si è mai configurata nella scarsità d'ingegni bensì in quella dei mezzi.
A tal proposito, anche a costo di rischiare di far crollare un mito, è necessario chiarire un aspetto fondamentale dell'editoria. Mecenati oggi non ne esistono più: nel momento in cui un editore decide di pubblicare un testo, deve avere la certezza di rientrare quantomeno delle spese effettuate. Ma quale imprenditore rischia di immettere sul mercato un prodotto che non gli consenta di guadagnare? La soluzione è alquanto banale ma efficace: un libro deve pagarsi da sé, indipendentemente dalle vendite che se ne possono ricavare.
Tradotto in soldoni, i sistemi sono due: o l'autore paga il libro che va a pubblicare o questo si edita su commissione di enti, pubblici o privati.
Nel primo caso, l'autore viene sollecitato a dare un "contributo" alle spese di pubblicazione, ossia egli stesso è obbligato all'acquisto di un certo numero di copie a un determinato prezzo di copertina: la sua capacità di rapporti interpersonali diviene così fondamentale per il numero di libri che riesce a piazzare presso amici e conoscenti. Gli editori più presenti sul mercato generalmente tendono a favorire la diffusione dei testi organizzando presentazioni degli stessi. Naturalmente, a seconda della maggiore o minore notorietà della casa editrice, ciò risulta più o meno semplice, con ritorni di immagine che, a volte, risultano buoni trampolini di lancio.
Bisogna però ricordare che, seppur raramente, capita che un editore, innamoratosi di un testo, decida di pubblicarlo correndo dei rischi: ed è proprio da queste intuizioni che possono nascere "casi" letterari (vedi una rinomata casa editrice siciliana che non si lascia sfuggire un certo commissario...)
Altrimenti, ottima fonte di "approvvigionamento" risultano gli enti pubblici: facoltà universitarie in primis, Comuni, Regioni, ma anche musei, banche, aziende di un certo rilievo, ossia strutture che hanno a disposizione un ben definito budget da utilizzare per iniziative di diffusione del proprio marchio: quale modo migliore di investire se non in cultura? Quindi molto importante risulta per un piccolo editore riuscire a inserirsi in un circuito di tal genere, altrimenti diventa terribilmente difficile sopravvivere in realtà che non consentono errori.
Molte di queste piccole aziende pur di non morire hanno rinunciato all'oneroso impegno di sottostare al dominio dei distributori: un libro, come qualunque altro articolo commerciale, per essere venduto necessita di essere promosso prima e distribuito poi. Poche, monopolizzanti e monopolizzate società provvedono alla distribuzione in ambito nazionale, con costi rilevanti e spesso insostenibili per piccole realtà imprenditoriali. Pertanto, diviene indispensabile rinunciare alla distribuzione tramite i canali tradizionali e rivolgersi direttamente ai lettori: questo il motivo per il quale una fiorente attività può risultare molto poco visibile e riservata a pochi ma realmente interessati acquirenti.
Queste difficoltà a divenire concorrenziali a livello nazionale, però, non sono da attribuirsi esclusivamente a questioni economiche; o meglio, senz'altro tale causa diviene preponderante, ma è necessario collocarla in un ambito più ampio: ragioni che si vogliono configurare come storico-politiche, ma di fatto essenzialmente politiche, a tutt'oggi non consentono al Mezzogiorno di innalzarsi con la rilevanza che merita.
Una precisa volontà, ben celata sotto una facciata che vorrebbe far credere esattamente l'opposto, di fatto tende a marcare sempre più la visibile linea che divide a metà la Penisola. Si ha la sensazione che il Regno delle Due Sicilie perduri tutt'ora.
Gli impedimenti cui va incontro un impavido sognatore meridionale che decida di entrare nel mondo dell'imprenditoria in generale, e dell'editoria in particolare, non sono paragonabili a quelli che deve affrontare un suo omologo nel Nord Italia. Non foss'altro che per la scarsità di riferimenti dai quali trarre indicazioni, anche soltanto tecniche, per avviare un'indagine dalla quale evincere l'opportunità o meno di procedere in tal senso.
In tutto questo, lo Stato, più che assente, appare addirittura restio a fornire gli strumenti per avviare una reale ripresa economica del Sud. Basti pensare a come tutti i tentativi per debellare le organizzazioni malavitose siano a tutt'oggi senza apprezzabili esiti. E questa non vuole essere una banale, gratuita, generica accusa: una delle difficoltà maggiori per chi intende avviare un'attività consiste proprio nel cercare una soluzione non eccessivamente gravosa a tale orribile piaga. Contando solamente sulle proprie forze economiche e morali, e soprattutto credendo appieno nella scelta imprenditoriale effettuata, c'è chi riesce a superare, spesso convivendovi, anche quest'altro ostacolo. Ed è a questi pochi coraggiosi, testardi, fors'anche idealisti che bisogna far riferimento.

È necessario però tener conto di quanto sia difficile oggi per una casa editrice sopravvivere in Italia: la spesa media pro capite annua per acquisto di libri è di appena 4,19 euro.
Per amor di cronaca, però, bisogna riferire che la percentuale di popolazione settentrionale colpita dal morbo della lettura si attesta intorno al 45-46 per cento, contro il 27-30 registrata al Sud.
È anche vero che la diffusione di punti vendita di libri all'interno di grosse strutture commerciali (ipermercati e supermercati) rende più agevole entrare in contatto con questo tipo di prodotto. La maggior dislocazione di tali centri nel Nord Italia incide significativamente sulle cifre prima segnalate. Infatti la grande distribuzione consente di avvicinare al banco-libri una porzione di acquirenti che spesso non viene attratta dalle librerie classiche.
Ciò mentre da un lato ci gratifica perché indica comunque una volontà di acculturamento, dall'altra crea perplessità su quale futuro sia prevedibile per le aziende librarie. Pertanto è difficile decidere se sia meglio allargare la base di lettori utilizzando i canali della grande distribuzione, o consentire la sopravvivenza di piccole grandi aziende che comunque producono testi di pregio.
Forse una soluzione sarebbe nella creazione di biblioteche e strutture per letture pubbliche che mentre consentirebbero una più facile familiarità con il mito "libro" (è sempre difficile confrontarsi...) garantirebbero nel contempo la sopravvivenza di piccolissime, piccole, medie, o grandi come si voglia case editrici.
Tanto più che, statisticamente, pare che gli italiani siano un popolo di ignoranti: il 51,3 per cento della popolazione legge 1 libro l'anno. In Svezia tale percentuale si innalza all'80.
Sarebbe almeno auspicabile che quelli letti da noi fossero più complicati.
Daniela Esposito

 

 
 
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