Intervista di Curzio Maltese
a Vincenzo Cerami
Dall'antica Atene alla società dei
consumi
ovvero : come abbiamo disimparato a osservare
qualsiasi principio
L'etica ai tempi del trionfo del mercato.
Oltre l'Atene del 403 , quella dell'amnistia
generale, il gioco mentale è scoprire
nell'Italia di oggi, una società corrotta
dal cinismo e dal potere dei soldi ma ancora
percorsa, forse,dal bisogno di un senso e
di un'identità etica.
"Dico la verità, me ne sono accorto
scrivendo", ammette Vincenzo Cerami.
" E' vero, quella società ateniese
somiglia brutalmente ai nostri tempi di democrazia
malata, dove tutti credono di sapere e non
sanno nulla, sono convinti d'essere nel giusto
e invece vivono nell'errore, conformisticamente.
Una democrazia che ricava benefici dai pregiudizi
del popolo , oggi diremmo di massa, e fa della
corruzione una tacita regola accettata da
tutti. Certo , manca un Socrate capace di
smascherare le vuotaggini, le parassitarie
ritualità, le effimere certezze del
popolo. E se vi fosse, non credo che farebbe
una fine migliore".
Rabelais , processato per eresia,
sostenne che " i principi si difendono
fino alla forca, esclusa". Socrate invece
accetta di morire per una sentenza ingiusta
, quando potrebbe comodamente fuggire in Tessaglia,
per il sacro rispetto di leggi che nessuno
rispettava.
"Questa è la grandezza, l'unicità.
Nel Socrate il vero conflitto, infatti, non
è tanto fra Socrate e i suoi giudici,
quanto fra il filosofo e il suo carceriere,
che lo prega quasi di scappare perché
così vogliono tutti ad Atene, compresi
i suoi accusatori , spaventati dall'idea di
creare un martire. Si offre di liberarlo delle
catene, cerca di farlo convincere dagli allievi,
da Santippe, infine lo insulta, gli dice che
è un pazzo. Ma Socrate ragiona: le
leggi di Atene, dice, hanno imposto ai miei
genitori di allevarmi, mi hanno permesso di
diventare chi sono, mi hanno dato perfino
la libertà di rifiutarle, scegliendo
di vivere altrove. Ma io non mi sono mosso
da Atene e se ora la legge che mi ha garantito
la vita m'impone la morte, devo accettarla.
Vivere rinnegando la mia identità,
sarebbe questa la vera morte".
Oggi verrebbe liquidato come un pazzo,
un giustizialista masochista, un uomo fuori
dal tempo.
" Anche allora. Ma l'autodifesa di Socrate
è incalzante, il meccanismo con il
quale smonta le false convinzioni dei suoi
giudici non lascia scampo. Alla fine destabilizza
i suoi interlocutori al punto da traumatizzarli
, di far perdere loro ogni certezza, attraverso
l'inesorabile logica del suo pensiero".
L'attualità scandalosa del
personaggio consiste nel ricordare l'umana
necessità di una morale, in tempi di
pura immagine. La nuova biennale di Venezia
s'intitolerà Più etica e meno
estetica. Che ne pensa?
"Bel titolo. Sarà che il pensiero
debole s'è rivelato troppo debole.
Ma bisogna distinguere fra la morale, che
è un fatto privato, e l'etica, che
è pubblica e riguarda principalmente
il rispetto delle leggi".
Vogliamo chiarire meglio?
"Socrate lo chiarisce benissimo. A Critone
che gli dice "bisogna tener conto della
gente, perché la gente può fare
molto male", Socrate risponde : "Magari,
Critone, fosse capace di fare il male, allora
sarebbe capace di fare anche il bene. Invece
non è capace di fare né l'uno
né l'altro, ma agisce così ,
a caso" . Ecco la questione dell'etica.
Secondo Socrate l'etica esiste soltanto nelle
regole della Giustizia. La morale della gente,
l'etica, è codificata nelle leggi".
Vogliamo chiarire meglio ?
" Qualche passo dopo Socrate dice a
Critone che bisogna dar retta soltanto a coloro
che pensano, ai quali non occorre dar giustificazione
dei propri atti perché essi sono in
grado di capire".
Una minoranza, secondo gli istituti di sondaggi,
le ricerche pubblicitarie, l'Istat…
"Si può anche dire che ogni cittadino
pensa ma che tutti i cittadini non pensano;
ognuno possiede la sua morale ma tutti insieme
non hanno morale ma sottostanno all'etica
democratica"
Veniamo ai nostri tempi e lasciamo perdere
le solite risse fra potenti e magistrati.
Come nell'Atene di Socrate, la perdita generale
del senso di legalità si traduce in
impoverimento della democrazia, paure reazionarie,
ritorno a valori arcaici.
"Viviamo in una società di massa,
ma veniamo da una società contadina
che per due millenni ha offerto agli italiani
un preciso zodiaco di riferimenti morali,
buoni o cattivi che fossero: famiglia, onore,
onestà, patria, fedeltà coniugale,
religione, amor proprio, prestigio borghese,
solidarietà, carità eccetera.
Durante il boom economico, che nel giro di
pochi anni ha portato l'Italia dagli ultimi
posti ai primi del pianeta, i valori tradizionali
sono esplosi per lasciar posto alla società
dei consumi, che è senza memoria, sincronica,
nemica di ogni trascendenza, amorale prima
che immorale. E allora, da dove dovrebbero
scaturire i nuovi principi morali?".
Forse dal bisogno d'identità. Saremo
una società opulenta ma al prezzo di
una malattia dell'anima, della schizofrenia.
" Questo in effetti chiama in gioco
la moralità come bisogno antropologico
e psicologico. Socrate divide la gente in
chi pensa e chi non pensa. Vale a dire,interpretando
liberamente, fra l'adulto e il bambino. Il
bambino adulto nell'adolescenza, nella quale
abbandona ciò che Freud chiama principio
di piacere per farsi carico del principio
di realtà. Passa da una condizione
di vita priva del senso della cronologia e
quindi della morte a un'altra in cui, traumaticamente,
accetta dolore e destino. Dal pensiero libero
e fantastico a quello operativo, che prende
decisioni importanti per il futuro".
Si spiega così allora il disagio generale
in un'era di narcisismo, la sterilità
del pensiero e delle azioni , l'incapacità
di crescere, le eterne adolescenze che si
trascinano fino a quarant'anni?
" In una società sincronica,
regressiva, povera di identità e assalita
da fantasia parassitarie, da mitologie edonistiche,
la "gente" non ha spinte culturali
a crescere,a uscire dal limbo senza tempo
dall'adolescenza. Rimuove il dolore (già
da tempo s'è parlato di "morte
della morte") , non fa figli,è
aiutata a evitare più fatiche possibili
proprio dall'assenza di principi fondamentali.
La strenua difesa di un principio è
sempre il segno di una personalità
adulta, che non fa male per non stare male,
mentre un comportamento infantile, capriccioso,
pur di star bene non si fa scrupolo a far
male perché non si accorge neppure
degli effetti delle sue azioni. In questo
clima ninnante c'è poco spazio per
la morale e un po' di più per l'etica,
costruita soprattutto sul valore del danaro,
l'unico elemento che ormai disegna le differenze
fra i cittadini".
La questione diventa l'educazione dei giovani,
la più dimenticata. E torniamo a Socrate,
condannato a morte per plagio.
" Al tribunale che lo giudica cattivo
maestro, risponde con una domanda : chi è
capace di istruire i giovani? Tutti, io e
voi, crediamo di poterlo fare. E i cavalli
? Quanti sono in Atene i bravi istruttori
di cavalli? Uno o due al massimo".
