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DIBATTITO PUNTUALIZZAZIONI SULLA METODOLOGIA

Dott.ssa. Gloria Alcover Lillo
Scuola Italiana Hahnemanniana P.S.Ortega

Cari Colleghi,
dopo aver letto con attenzione gli articoli precedenti vorrei partecipare con alcune considerazioni.

Credo che tante discussioni e confusione hanno la radice nella complessita della conoscenza profonda e precisa del metodo hahnemanniano e dei concetti particolari di ognuno degli elementi costitutivi del METODO.

Per poter fare una critica della scienza omeopatica, della sua natura e del suo metodo -cosa che constituisce il contenuto della EPISTEMOLOGIA- bisogna, prima, conoscere molto bene il metodo.

Conoscere il METODO significa "aver fatto diretta esperienza" al punto di poter DISTINGUERE E DISCERNERE ognuna delle premesse,cioè, fare esperienza RIGOROSA del procedimento, parte per parte, di una SERIE ORGANIZADA de ippotesi che sono state GIA DIMOSTRATE e che hanno già dato ripetutamente un risultato soddisfacente,( nel nostro caso,relativi alla TECNICA E ARTE DELLA GUARIGIONE).

Osservare il METODO, esige RIGORE SCIENTIFICO, cosa molto diversa dalla "rigidita mentale". Alla rigidita appartiene la condotta che il Dott. M.Manggialavori nomina come fondamentalismo, credo,ecc.ma, leggendo il modo insolente in cui lui tratta diretta e indirettamente diversi colleghi, nostri predecessori, che hanno dimostrato di essere grandi clinici e osservatori scientifici, mi rendo conto che lui stesso confonde questa rigidita con il rigore scientifico. Ma il RIGORE nel osservare il metodo in tutte le sue parti è realmente ció che permette ALLA SCIENZA DI EVOLVERE e andare avanti SENZA DEVIARE DALLA GIUSTA STRADA. Per fare questo bisogna pazienza, genio, spirito critico-analitico e capacita di sintesi, una vera curiosita e attenzione libera, ma, in anzi tutto una certa modestia che è patrimonio di pochi.

RIGORE significa seguire con assoluta precisione le premesse secondo modi e principi di particolare congruenza e conseguenza. Ovvio che il motivo di questa esigenza nella scienza è dovuta alla necessita di non cominciare da capo o saltare pezzi ogni volta, CONTINUANDO la esperienza di quelli che ci hanno preceduto e ci hanno lasciato, tra tutti gli errori e tentativi inevitabili che loro già hanno fatto, una SINTESI ORGANIZZATA di cio che è VERIFICABILE E RIPETIBILE, cioè un pezzo di strada giá battuto e più facile, non un dogma!.

QUESTO È IL CONTENUTO DELL'ORGANON dove Hahnemann fa riferimento a la TECNICA E ALL'ARTE DI GUARIRE.

Ma, non solo l'Omeopatia!…ogni metodologia passa per la esigenza della sua attenta conoscenza specifica, ad ess.: la metodologia del pensiero che è inprescindibile come conoscenza aggiunta alla nostra professione.

La Metodologia del pensiero viene sviluppata durante secoli, dai greci in poi, ALLO SCOPO DI RISOLVERE LO STESSO PROBLEMA CHE OGGI CI SI PRESENTA: la necessita di poter trovare un modo sicuro di arrivare alla CERTEZZA della identità tra PAROLA E FENOMENO OSSERVATO, tanto se questo è oggetivo (descrittiva) come soggetivo(semantica), per poter comunicare tra di noi in modo soddisfacente.

La voce =TERMINI LINGUISTICI, denuncia una realta esterna interiorizzata. Sono espressioni delle immagini di ciò che ogni uomo conosce, al punto di nominarlo!..Si usano per comunicare cio che l'uomo osserva e comprende con la sua mente SOGGETTIVA e allo stesso tempo che possa essere VERIFICABILE. Verificabile significa che possa trovare una adeguatezza tale tra il fenomeno interno o esterno e la voce, che diventA EVIDENTE per la sua CHIAREZZA, ESATTEZZA E PRECISIONE al punto di essere compreso da tutti senza ellaborazione mentali ne interpretazione gratuite. In questo consiste ,senzaltro, l'arte della PAROLA.

Per questo motivo, l'osservazione con la quale esordisce con il suo articolo il Dott. R.Tomassini affermando "..l'impossibilita della verifica di cio che viene scritto o trasmesso.." e sostenendo che tutto quanto non passa di essere una "vaga opinione"…puo essere vero soltanto per chi non applica il metodo del pensiero, o perche non conosce la sua efficacia, o perche la svaluta scioccamente.

Noi, che comunichiamo in modo verbale e non verbale, abbiamo bisogno di conoscere meglio il rapporto -non solo analogico ma d' identita- tra la natura e differenze specifiche di ognuno dei termini che esprimono le sensazioni soggettive psichiche o fisiche che siano, per poter precisare e VERIFICARE I SINTOMI IN MODO EVIDENTE -come saggiamente chiede Hahnemann. Questo è parte dell' insegnamento laborioso all'interno di una scuola d'Omeopatia, ad esempio, attraverso lo studio approfondito dei contenuti del Repertorio.

Il fatto è che misconoscendo il contenuto dei termini che corrispondono con precisione alle diverse espressioni dell' essere fisico e psichico,cioè le sue COSTITUTIVE FACOLTA DELL'ANIMA-come capita frecuentemente tra noi medici- non abbiamo la possibilita d'identificare i sintomi specifici, con tutte le sue sfumature, e, di conseguenza, riconoscere i sintomi nel paziente con CERTEZZA EVIDENTE. Meno ancora CAPIRE LA DEVIAZIONE DINAMICA DELLA SUA NATURA.

Riconoscere la natura del contenuto di un termine che parla di "un modo di essere" è, giustamente, cio che permette di capire se quella FACOLTA=funzione DELL' ANIMA -generica per quanto specie- DEL PAZIENTE-individuale-… esprime una deviazione o meno, è se la si riconosce, poter precisare "qual è"= (qualita). Precisare questa deviazione è cio che permette dopo, senza grande difficolta, di mettere in evidenza la INIBIZIONE, ESAGERAZIONE, O LA PERVERSIONE DEL SUO DINAMISMO che, alla fine dei conti, è ciò che si è identificato con Psora,Sycosi e Syphilli…Deviazioni esprese sul corpo psicofisico, vivente e dinamico, come una identita. In questa stessa forma, precisa ed specifica, il dinamismo, morbosamente squilibrato, traduce in sintomi un modo di patire individuale e individuato, concreto e riconoscibile, manifestando cosi il modo in cui l'individuo si sta allontanando dal suo sviluppo originale individuale e dalla possibilita di raggiungere le condizioni ottime della sua esistenza, per quanto è nella sua possibilita biologia e nella sua condizione esistenziale.

CONFONDERE le FACOLTA DELL'ANIMA "in se" con la sua "funzione" è un errore logico intelletivo troppo grosso. Il termine giusto in italiano e "madornale"! ma sufficiente per capire l'insistente affermazione fatta da i colleghi quando prepotentemente dicono --"che un sintomo non è miasmatico ne puo essere psorico, sycosico o syphilitico…che ogni sintomo puo acquisire qualunque valenza a secondo l'individuo!. E' ovvio che le facolta "in se" non possono essere toccate da nessun stimolo ne interno ne esterno,perché costituiscono l'essere stesso ma, la alterazione del dinamismo derivato di questa costituzione di ogni essere si!-come dimostra la esperienza- e in conseguenza l' espressione equilibrata e armonica "di se" può essere ostaculata.

Ovvio che tutte le facolta costitutive di ogni essere vivente, nel suo manifestarsi -obbligato!- attraverso ogni individuo concreto, mostrano un modo specifico di espressione. Un modo che permette di distinguerli come funzioni equilibrate -se sono adeguate allo stimolo e al contenuto- o come SINTOMI -se non sono adeguate-. Se vengono identificati come SINTOMI giá manifestano una deviazione intrinseca, e ogni deviazione può essere soltanto nel senso della inibizione, della espansione o della perversione…Allora?.

Questo errore "concettuale", annulla la possibilita di conferire autorevolezza al criterio di chiunque affermi l'inutilita o la ambiguita della comprensione del tema MIASMI e la sua applicazione. Non capendo…è naturale che non possa trarre luce.

Riassumendo:
Le FACOLTA DELL'ANIMA sono constitutive dell'essere umano, sono la sua fonte di naturale espressione e che, OVVIAMENTE NON POSSONO ESSERE DINAMICAMENTE DEFORMATE e, per tanto, non hanno ne possono avere nessuna valutazione miasmatica,..
I SINTOMI sono queste stesse facolta ma DEVIATE NELLA SUA GIUSTA ADEGUATEZZA ED ESPRESSIONE in conseguenza a una ALTERAZIONE DINAMICA DELLA FORZA E DEL PRINCIPIO VITALE DELL' INDIVIDUO. Sono la espresione -per quanto si referisce alla vera malattia cronica- della alterazione di diverse funzioni psicofisiche, una per una fino a constituire l'insieme di segni e sintomi del quadro morboso EVIDENTE del paziente, come inmediata conseguenza di una PREDISPOSIZIONE per lo più PATOLOGICA e PERSISTENTE, GENERALMENTE EREDITARIA, DOVUTA ALLA SOPPRESIONE ARBITRARIA E ANTINATURALE DELLE MALATTIE ACUTE.

Poter riconoscere metodicamente la natura di queste deviazioni è stato il lavoro di alcuni dei nostri predecessori. La differenza o la difficolta nella identificazione delle deviazioni -miasma- è una conseguenza di tutto cio che sta in evoluzione nella comprensione progressiva dei fenomeni e le sue espresioni ma, CONOSCERE LA NATURA PRECISA DEL TERMINE (=immagine=simbolo=linguaggio) CHE DEFINISCE UNA SENSAZIONE O UNA CONDOTTA PATOLOGICA METTE IN EVIDENZA LA SUA INTRINSECA DEVIAZIONE DINAMICA…E METTE IN EVIDENZA UNA DELLE MANIFESTAZIONI DELLA COMPLESSITA DEL DINAMISMO MORBOSO ATTUANTE DEL PAZIENTE, senza che questo modifichi o possa annullare la lettura della realta esistenziale della sua storia e della sua totalita individuale.
LA DEVIAZIONE DINAMICA diventa EVIDENTE e può solo manifestare una deviazione nel senso della inibizione, della espansione, della perversione e le sue combinazioni-come si puo osservare …Possibilita de deviazione riconosciute in tante discipline e autori,tanto medici come non medici.

Ma …a cosa serve? CHI NON SA COSA CERCA..NON LA TROVA!

Noi, attraverso i sintomi (Prf. 8) cerchiamo di riconoscere il DINAMISMO MORBOSO ATTUANTE che è la causa EFFICACE del disturbo del paziente, SEMPRE manifesto attraverso i SINTOMI CARATTERISTICI. Questo dinamismo morboso attuante è ciò che deve essere sradicato attraverso il rimedio, di conseguenza i sintomi cambiano (ruotano verso la guarigione) o spariscono.(Naturalmente, Massimo, le facolta dell'anima non ruotano ne spariscono!!).

Queste espresioni patologiche, cristallizzate nei sintomi caratteristici, a volte si costellano attorno a una idea forte "nel individuo" -conosciuto come sintomo rettore-. Più che una tematica esistenziale è un sintomo dominante espreso in mile modi IN UN MOMENTO ESISTENZIALE del paziente dentro della totalita della sua propria storia. (ad. Ess. Il suicidio in Aurum Met…l'indignazione di Staphisagria…)…ma, A VOLTE, la serie di sintomi caratteristici si organizza SENZA questa tematica - ad ess. un quadro di Coma, o di paralisi respiratoria secondaria-.

Noi possiamo riconoscere attraverso L'AKOTIPO un insieme di segni e sintomi persistenti che ci permettono fare combinazioni per gruppi in modo tale da presentare una immagine dominante IN CERTE MANIFESTAZIONI DEL POTERE DEL MEDICAMENTO, ma allo stesso tempo, in altre certe manifestazioni dello stesso medicamento, ugualmente vere, questa immagine non compare in assoluto. Per tanto è possibile…questa tematica, immagine, idea…..ma non è obbligatoria. A VOLTE NON SI PUO RITROVARE NE SOSPETTARE….e comunque il rimedio e quello!.

Per tutte queste cose è bene capire qualcosa sulla inevitabile ? o meno
INTERPRETAZIONE DEI SINTOMI.

INTERPRETARE è tradurre in termini razionali, valevoli sul piano conoscitivo, pratico e ACCESSIBILE l'essenza di un fenomeno.
La interpretazione non è obbligatoria. Puo essere uno strumento quando "non si vede". Se si vede l'ulcera non è necessario interpretare. Se si vede la tristezza non è necessario interpretare.Basta ri-conoscere=rendersene conto. Sara necessario un'altra cosa: capire i contenuti, i modi, il perché o il come...ma tutto cio appartiene al CONOSCERE CON SAGACITA E PENETRAZIONE, ATTENTO E SENZA PREGIUDIZI -come avverte Hahnemann- ma non è necessario interpretare. E`, piuttosto, agire la difficile disciplina di leggere senza interferenze personali cio che sta scritto in modo verbale o non.(Prf. 11)

Interpretare potrebbe essere un "modello" per arrivare alla comprensione e alla scelta dei sintomi. E` pericoloso perche porta a confusione facile. Non è il modello migliore se non si tiene un genio speciale, ma potrebbe rientrare SEMPRE E QUANDO L'INTERPRETAZIONE venga considerata come PROVVISORIA e venga sottomesa dopo alla VERIFICA fino a rendere evidente il frutto della interpretazione. L'interpretazione potrebbe essere, trea gli altri, uno dei MEZZI, innanzi tutto quando non esiste una altra via per mancanza di CHIAREZZA DEL FENOMENO, ma viene VERIFICATA E CONFERMATA E TRADOTTA IN SINTOMI CONCRETI PRIMA DI ESSERE ACCETTATA.

Nonostante venga fatta la verifica della più o meno giusta interpretazione "in se, questa non corrisponde al paziente inmediatamente. La verifica NON LA FA LA SCOMPARSA DEL SINTOMO, visto che un sintomo o un insieme di sintomi può sparire per molti motivi non identificabili. (Di fatto questo è uno dei problemi con i ciarlatani che usano l'omeopatia).

La verifica la fa soltanto il RICONOSCIMENTO METODICO ASSIEME AL PAZIENTE attraverso l'interrogatorio intelligente, e, per tanto, TRADOTTO IN SINTOMI CARATTERISTICI EVIDENTI. Visto che questo è cosi difficile…già Hahnemann lo sconsiglia per la incertezza connaturale al procedimento. Anzi, ci addverte!.

Facendo riferimento alla interpretazione dei contenuti psichici possiamo dire che quanto piu universale è la immagine della interpretazione puo dare CHIAREZZA, ma la ESATTEZZA dipende soltanto dal MODO IN CUI VIENE ESPRESSA, ATTRAVERSO I SINTOMI, rigorosamente gerarchizzati (prf. 153), cosi come la PRECISIONE dipende dalla propria storia, dalla propria idiosincrasia e predisposizione patologica dell'individuo.

Diverso completamente è il RENDERSENE CONTO. Questa operazione mentale è una CONFERMA. E`la capacita di scoprire, svelare, un aspetto o diversi aspetti di un fenomeno, inmediatamente nascosti a lo sguardo comune o superficiale. Quando si comunica qualcosa della quale uno "si è reso conto" e si comunica bene…il fatto diventa EVIDENTE AGLI OCCHI DEGLI ALTRI e puo essere comprovato da tutti. Cosi deve succedere con il quadro morboso del paziente che sia COMMUNICABILI E SCIENTIFICO.
Per tanto:
INTERPRETARE È PRIMA DELLA VERIFICA, È PROVISORIO.
RENDERSENE CONTO È DOPO LA VERIFICA ED EVIDENTE.

Quando abbiamo di fronte a noi un paziente siamo di fronte ad un essere umano estremamente complesso, con la sua dimensione storica, antropologica,ereditaria, la sua predisposizione naturale e quella patologica, la sua cultura e i suoi atavismi, i suoi conflitti personali e circostanziali e il suo stesso divenire, la ricerca della sua individualita nascosta e il suo destino. Ci sono nel racconto di ogni paziente un insieme di informazioni, dati, sintomi vecchi e sintomi attuali, legati a false malattie, abitudini,credenze… Di fronte a questa bomba conviene imparare a distinguere con chiarezza, esattezza e precisione COSA DEVE ESSERE GUARITA E COSA È POSSIBILE GUARIRE (Prf.3). E' importante non confondere i conflitti con IL MODO IN CUI I CONFLITTI VENGONO CRISTALIZZATI ATTRAVERSO I SEGNI E SINTOMI.

Ma…i sintomi VERI sono una espressione INTERNA E INCONSCIA, per tanto hanno la caratteristica di manifestarsi come se POSSEDESSERO al paziente, SONO INCONTROLABILI, FORTI, PERSISTENTI E CAPARBIAMENTE RICORRENTI per tanto hanno la possibilita di essere ben riconosciuti, definiti e modificati. Questi sono veramente affidabili. Il resto formano parte della costellazione sintomatica ma…non sono caratteristici.

L'Omeopatia è la scienza del NECESSARIO E SUFFICIENTE. Meno dei sintomi CARATTERISTICI no è sufficiente per una buona prescrizione. I sintomi caratteristici sono segnati nel Prf. 153. L'unico problema è SAPERLI RICONOSCERE con "chiarezza, esattezza e precisione", in questo consiste parte dell'insegnamento di una Scuola d'Omeopatia e passa per il rigore del conoscere ed applicare la dottrina e il metodo..

Se questi sintomi sono ri-conosciuti…diventano EVIDENTI PER TUTTI senza interpretazioni. (o la interpretazione iniziale è passata già a verifica e conferma). Come dice Hahnemann, la parte piu difficile è gia fatta…riconoscere il rimedio è piu accessibile.

Credo aver finito il mio spazio, le considerazioni su altri temi del dibattito restano in attesa per le prossime volte.
Cordialmente a tutti.


 

 

 

 
 
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